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Ambrosini: La sinistra ha capito che lo Stato non può fare tutto da solo

07/08/2013  «Questa proposta non c'entra nulla con le ronde leghiste», afferma Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia urbana all'università di Milano,«la giunta Pisapia ha capito che anche nel contrasto all'emarginazione sociale deve farsi aiutare dai cittadini»

«La proposta dell’assessore Majorino con il modello delle ronde leghiste non c’entra molto. Mi sembra molto diversa e, dal mio punto di vista, anche abbastanza condivisibile».

A Maurizio Ambrosini, sociologo e docente di Sociologia dei processi migratori e Sociologia urbana presso l'università di Milano, l’idea di istituire «unità mobili per il sociale», come le chiama Palazzo Marino, non dispiace affatto.

Non si tratta di “ronde rosse”, professore?
«Non mi sembra. L’idea di base delle ronde leghiste era quella di coinvolgere dei cittadini volontari che erano anche militanti politici. E questo richiamava alla mente memorie sinistre come alcuni regimi autoritari d’altri tempi. Nella Germania tra le due guerre, ad esempio, c’erano militanti politici che pattugliavano il territorio. Lì l’obiettivo dichiarato era la repressione: controllare chi per il colore della pelle, la lingua o l’abbigliamento appariva come una minaccia per gli altri».

Questa proposta invece cos’ha di diverso rispetto al "modello padano"?
«Le intenzioni, anzitutto. Alla base c’è l’idea cioè che la coesione sociale, una società più armoniosa e il contrasto alla marginalità si produce con il coinvolgimento dei cittadini. Personalmente sono critico con chi pensa che sia lo Stato a dover fare tutto, non è così nel contrasto alla povertà, dove le associazioni del volontariato fanno un lavoro enorme, e neanche per il contrasto all’emarginazione».

Nella tradizione della sinistra, però, il controllo del territorio, l’ordine pubblico, il monopolio della violenza è appannaggio esclusivo dello Stato. Il fatto di chiedere la collaborazione dei cittadini è indice di un cambiamento culturale?
«Secondo me il cambio è a monte. Mi spiego: la sinistra più realistica e responsabile e che ha incarichi di governo capisce più di un tempo che è irrealistico credere che sia l’intervento pubblico a poter arrivare dappertutto e che spetti soltanto alle istituzioni pubbliche produrre coesione sociale, protezione dei più deboli, lotta all’emarginazione. Questo è un ragionamento molto diffuso nella sinistra politica e anche tra i miei colleghi ma rispetto al passato adesso c’è una sensibilità molto diversa».

Allora perché tanto scalpore?
«Perché questa proposta di organizzazione del volontariato è stata accostata fin da subito all’esperienza fallimentare delle ronde leghiste. L’equivoco sta tutto qui. Se gestita bene , invece, la proposta Majorino può essere un esperimento interessante».

Nessun rischio, quindi?
«Nella pratica c’è la possibilità che qualche volontario possa sentirsi uno sceriffo e insignito di una funzione di polizia. Questa eventuale deriva va tenuta sotto controllo, vanno chiariti gli obiettivi, fare formazione adeguata, un monitoraggio attento e soprattutto devono essere scoraggiate delle possibili reinterpretazioni “dal basso” del progetto. Faccio un esempio».

Prego.
«Kabobo (il ghanese che lo scorso 11 maggio nel quartiere Niguarda colpì con un piccone alcuni passanti, uccidendone tre, ndr) sarebbe stato probabilmente fermato prima se i cittadini che sono stati minacciati e inseguiti avessero dato l’allarme. Invece le persone minacciate da questa persona si sono chiuse in casa senza dire nulla a nessuno. Con questo voglio dire che avere cittadini che si fanno carico dell’emergenza mi sembra positivo, allarga il concetto di coesione sociale e favorisce la collaborazione tra cittadini e istituzioni nel contrasto all’emarginazione. Ripeto: è diversa rispetto alla vecchia e fallimentare proposta leghista e ha intenzioni condivisibili. Poi bisogna vedere come verrà attuato il progetto».

Multimedia
Angela Finocchiaro "rondista"
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