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lunedì 03 ottobre 2022
 
 

Il tartufo nero ha bisogno di una compagna

09/05/2011  Grazie agli studi di un consorzio italo-francese saranno realizzabili tartufaie coltivate

Un anno fa,  il ‘Tuber Genome Consortium', un consorzio franco italiano di cui fa parte, tra gli altri l'Istituto di genetica vegetale del Cnr di Perugia, ha sequenziato il genoma del Tartufo nero di Norcia e Spoleto o Tartufo nero del Périgord (Tuber melanosporum Vittad).  Da alcuni anni il gruppo dell'Igv-Cnr era  impegnato in ricerche sul sistema riproduttivo nei funghi eduli del genere Tuber per identificare i geni che controllano la produzione dei loro corpi fruttiferi,  comunemente chiamati tartufi.  

«Il sequenziamento del genoma», spiega Andrea Rubini dell'Igv-Cnr, «ha consentito di comprendere  l'organizzazione del locus genetico di questo fungo pregiato che determina la modalità riproduttiva. L'analisi ha rivelato che nel ceppo di Tuber melanosporum è presente soltanto uno dei due geni generalmente necessari per la riproduzione sessuale. Ciò ha suggerito che nel tartufo nero possano esistere ceppi con due differenti polarità sessuali o mating type».

Quest'ipotesi è stata verificata nel corso di una successiva ricerca condotta presso il Cnr, in cui è stato dimostrato che negli esemplari che non portano il gene riscontrato nel ceppo sequenziato è presente l'altro gene tipico del ‘mating type' degli ascomiceti. «Queste analisi», sottolinea Francesco Paolocci  dell'Igv-Cnr,  «hanno confermato che nel tartufo nero, affinché si formi il corpo fruttifero, è necessario l'incontro, ovvero la fecondazione tra miceli di polarità sessuali opposte».  

Passo successivo è stato il monitoraggio della distribuzione di ceppi di tartufo nero con diverso mating type sia su piante naturalmente produttrici di tartufi, sia su piantine artificialmente micorizate, inoculate cioè con spore di tartufo. «Poiché nelle radici delle piante in campo sembra essere presente solo una polarità sessuale, perché possa avvenire la fecondazione è necessario che l'altra migri da piante vicine o che derivi da spore disperse da animali che si cibano di tartufi», prosegue Paolocci. «L'analisi di campioni di terreno circostanti le piante in tartufaie naturali ha in effetti evidenziato la presenza nel suolo di ceppi di entrambi i mating type».   I risultati di questi studi, pubblicati su ‘New Phytologist' hanno una forte valenza applicativa in quanto consentiranno di indurre o migliorare la produzione di tartufi in tartufaie naturali e coltivate con l'introduzione di piante opportunamente inoculate con ceppi portatori della polarità sessuale necessaria.

 
 
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