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Il terrorismo devastante del lupo solitario

15/07/2016  Contro azioni compiute da persone non sempre direttamente legate a gruppi terroristici, mai state in carcere, si può fare ben poco.

E pensare che Nizza si era anche preparata a un eventuale attentato. Nei mesi scorsi si erano svolte simulazioni in previsione degli eventi che richiamano nella capitale della Costa Azzurra grandi folle, come il Carnevale  (Il più affollato al mondo dopo quelli di Rio e di Venezia) e le partite dei Campionati europei di calcio. Per il Carnevale era stato rafforzato l’apparato di sicurezza  e l’8 marzo scorso si era svolta una simulazione  in cui erano state prese in considerazione tutte le ipotesi, compreso un attacco nucleare, batteriologico e chimico. Erano stati rafforzati anche i controlli in mare, per intercettare l’arrivo sulla costa di imbarcazioni sospette. Inoltre la città è una delle più video sorvegliate di tutta la Francia, con la presenza di 15 telecamere per chilometro quadrato.

Ma tutto questo non è bastato per impedire l’imprevedibile, il singolo terrorista, il “lupo solitario” che prende in affitto un camion e si scaglia a tutta velocità sulla folla a passeggio sulla Promenade des Anglaises la sera della festa del 14 luglio. Contro azioni del genere, soprattutto se compiute da persone non sempre direttamente legate a gruppi terroristici, che magari non sono mai state in carcere, si può fare ben poco. A meno che non si decida di militarizzare tutti gli spazi pubblici, attivando controlli di sicurezza così capillari da mettere  rischio, però, la libera circolazione delle persone. Resta ancora da chiarire la storia e la personalità dell’uomo, un francese di origine tunisina, di 31 anni, che era alla guida del camion. Ma il terrorista autoradicalizzato, che non frequenta moschee e non è mai stato in carcere (luogo in cui spesso avviene la radicalizzazione dei detenuti), sfugge facilmente alla rete di prevenzione messa in piedi dall’intelligence.

In Francia i cosiddetti “lupi solitari” hanno già colpito, con diverse modalità e con azioni del tutto imprevedibili. Il 26 giugno 2015 Yassin Salhi uccise il suo datore di lavoro, Hervé Cornara, all’interno di un’azienda chimica di Saint-Quentin Fallavier, nel sud della Francia. Salhi decapitò Cornara e realizzò una macabra messinscena: appese la testa a una cancellata affiancata da una bandiera simile a quella dell’Isis, poi si fece anche un selfie accanto alla testa di Cornara. Infine Salhi lanciò il furgone contro dei contenitori di gas nella speranza di far esplodere l’impianto chimico, ma i danni furono contenuti. Sono poi emersi legami fra l'uomo e gli ambienti dell’estremismo salafita. Solo un mese fa, il 14 giugno, un autoproclamato militante dell’Isis aveva ucciso a Magnanville, vicino Parigi, una coppia di poliziotti, marito e moglie. Il killer si era poi trincerato in casa con il figlio  della coppia, un bambino di 3 anni. Larossi Abballa, 25 anni, è stato poi ucciso da un blitz delle forze speciali della polizia. Era schedato ed era un individuo radicalizzato a rischio terrorismo. Dopo il duplice omicidio dei poliziotti il primo ministro Manuel Valls disse. “Questa guerra durerà una generazione. Altri innocenti perderanno la vita. Mi si accuserà di generare ancora più ansia, ma la realtà è questa”. Purtroppo è stato buon profeta.

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