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venerdì 01 luglio 2022
 
 

Il Tg1 punitivo del direttorissimo

08/01/2011  Il telegiornale di Raiuno non è proprietà di Minzolini. Dovrebbe essere espressione del servizio pubblico. Servirsene per sfoghi privati non è solo poco elegante. E' inammissibile.

Sotto tiro da sinistra per la sua vocazione a insaponare gli spigoli o renderli più aguzzi, secondo convenienza politica, il direttore del Tg1 sta per passare all’offensiva. Ci sono giornali che lo attaccano, perché troppo berlusconiano? Bene, dice Augusto Minzolini: “Risponderemo con Media, una rubrica di un minuto che, all’interno del Tg, monitorerà cantonate e faziosità dei colleghi”.

Messa così, sembra una faccenda di dispetti reciproci. O meglio, una caccia allo svarione altrui come replica ad accuse che, fondate o eccessive che siano, contengono pur sempre una motivazione seria. Ma questa è solo la superficie. Se appena si scava un po’ più a fondo, viene fuori una materia che dà odori poco gradevoli. Per due motivi. Primo, non si può rispondere ai colpi di fionda con un cannone. C’ è una bella differenza fra i quattro aficionados che leggono un quotidiano e i milioni di cittadini che seguono la tv. Buon gusto e senso della misura indurrebbero quindi a starsene quieti. Secondo, e più importante, il Tg1 non è proprietà di Minzolini. E’, o dovrebbe essere, una espressione primaria del servizio pubblico. Servirsene per sfoghi privati non è solo poco elegante. E’ inammissibile.

Si dà poi il fatto che, proprio all’interno del Tg da lui guidato, i contestatori di Minzolini siano parecchi. Probabilmente si faranno sentire esponendosi anch’essi, secondo la logica direttoriale, al rischio di vedersi rinfacciare “cantonate e faziosità”. A proposito delle quali esistono in verità dei precedenti, ma non nel senso teorizzato da Minzolini. Avevano come titolo Stupidario e consistevano appunto in una rassegna di quelle scemenze che un buon giornalista dovrebbe saper evitare. Ma erano duelli di sapore bonario, oggi a me e domani a te. E comunque ad armi pari. Niente di paragonabile ai trucibaldi intenti del Tg1 (ammesso, e sarebbe male, che l’idea vada davvero in porto).

Si dirà: ma anche David Letterman, guru dell’ironia, si serve del video per sbeffeggiare la stampa. Beh, non è così. In uno dei suoi spazi si leggono bensì notiziole e annunci stravaganti, pubblicati in remoti angoli dell’America. Ma solo per far ridere gli spettatori. Nessun intento punitivo, e tanto meno di rivalsa. Figuriamoci poi se uno come Letterman scenderebbe a duelli con testate locali, di infima diffusione rispetto alla tv. Se lo guardi, il bravo Minzolini. Gli servirà.

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