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venerdì 10 luglio 2020
 
La coppia dell'acido
 

Il Tribunale separa Martina dal suo neonato

21/08/2015  Per i giudici restano gravissimi motivi contro la coppia che pregiudicano il mantenimento del neonato. Don Mazzi ribadisce: siamo pronti ad accogliere la madre e il suo bambino in comunità.

Il neonato è uscito dalla clinica in un auto con a bordo degli operatori sanitari, diretto verso una comunità protetta per minori. La madre invece tornerà a San Vittore, a bordo di un cellulare. Martina Levato e il suo bimbo sono stati separati, a seguito del provvedimento dei giudici minorili. Un provvedimento durissimo, secondo il quale  la "vicenda criminosa" di Martina Levato denota "un'assenza di pensiero e di sentimento rispetto alla vita", scrive il Tribunale per i minorenni.

Nel provvedimento, infatti, il collegio, presieduto da Antonella Brambilla, ricorda come Martina nell'ambito del procedimento penale abbia sostenuto di «aver agito nei confronti della vittima», ossia Pietro Barbini (per questo caso è già stata condannata a 14 anni), «per purificarsi dai rapporti sessuali intrattenuti con soggetti diversi dal suo partner e poter così diventare una madre e una compagna degna». Ai fini del «presente giudizio», scrivono i giudici che hanno collocato il figlio di Martina presso i servizi sociali, «rileva come la donna avesse subordinato il progetto procreativo e genitoriale al programma criminoso, sprezzante, non solo delle possibili conseguenze sul piano della propria libertà personale, ma anche di quelle che sarebbero ricadute fin dai primi mesi di vita sul bambino, sulla propria possibilità di prendersi cura di lui in una condizione di normalità".

E per i giudici rileva anche che Levato "pur consapevole del proprio stato di gravidanza, insieme al compagno, abbia ordito e commesso azioni gravissime, anche con l'uso di sostanze pericolose", l'acido, "potenzialmente dannose per la propria salute e per quella del bambino che portava in grembo". Il caso dell'aggressione a Barbini e gli altri blitz con l'acido, per i quali la giovane è ancora a processo, evidenziano, scrive il Tribunale, "sia nella loro gravità che nel complesso dei motivi che sembrano ad essi correlati, un'assenza di pensiero e di sentimento rispetto alla vita che si stava formando ed una completa preponderanza di aspetti inerenti alla dimensione aggressiva e rivendicativa”.

Intanto Alexander Boettcher, condannato in primo grado a 14 anni per l'aggressione con l'acido, ha riconosciuto il figlio avuto da Martina Levato e nato a Ferragosto.  Il sindaco di Milano ha inviato due messi comunali a San Vittore per il riconoscimento. Il legale di Boettcher, depositerà a breve un'altra istanza al Tribunale di Milano per chiedere che il broker possa vedere il figlio. Martina vuole essere trasferita assieme al figlio neonato in una delle comunità di don Mazzi (che proprio dalle colonne di Famiglia Cristiana aveva manifestatola disponibilità ad accoglierla insieme al bambino) o in alternativa all'Icam, istituto per madri detenute con figli. La sua difesa formalizzerà una istanza in tal senso. Nel frattempo la donna vorrebbe che il padre del bambino, Alex Boettcher, in carcere per la stessa aggressione, potesse vedere il piccolo. ''Deve poterlo vedere - ha detto il suo legale -, ne ha il diritto''.  Don Antonio Mazzi ha ribadito la disponibilità in una delle sue strutture la donna e il suo neonato "Siamo pronti ad accoglierli. Eravamo pronti anche prima che Martina partorisse". Il fondatore di Exodus ha detto di avere parlato con gli avvocati e con i genitori della ragazza. "Noi siamo pronti" ha spiegato il sacerdote convinto che "Martina deve stare con il bambino. Deve allattarlo perché questa è l'unica via per salvare la mamma e il bambino".

Sul centro che potrebbe ospitarli, una della quarantina di strutture della fondazione Exodus sparse per l'Italia, il sacerdote ha preferito non dire molto. Si è limitato a spiegare che si tratta di una struttura dove sono assistite mamme con bambini "in situazioni di tutti i tipi. Difficili o più semplici". "Adesso deve calare il silenzio sul caso. Più ne parliamo e peggio è - ha aggiunto -. Serve tranquillità per creare un ambiente sereno, non carcerario e non sotto i riflettori". Il neonato è uscito dalla clinica in un auto con a bordo degli operatori sanitari, diretto verso una comunità protetta per minori. La madre invece tornerà a San Vittore, a bordo di un cellulare. Martina Levato e il suo bimbo sono stati separati, a seguito del provvedimento dei giudici minorili. Un provvedimento durissimo, secondo il quale  la "vicenda criminosa" di Martina Levato denota "un'assenza di pensiero e di sentimento rispetto alla vita", scrive il Tribunale per i minorenni. Che spiega anche come il "progetto procreativo" della giovane e del compagno Boettcher si sia sviluppato "insieme al progetto criminoso". Intanto Alexander Boettcher, condannato in primo grado a 14 anni per un'aggressione con l'acido, ha riconosciuto il figlio avuto da Martina Levato e nato a Ferragosto.

 Il sindaco di Milano ha inviato due messi comunali a San Vittore per il riconoscimento. Il legale di Boettcher, depositerà a breve un'altra istanza al Tribunale di Milano per chiedere che il broker possa vedere il figlio. Martina vuole essere trasferita assieme al figlio neonato in una delle comunità di don Mazzi (che proprio dalle colonne di Famniglia Cristiana aveva manifestatola disponibilità ad accoglierla insieme al bambino) o in alternativa all'Icam, istituto per madri detenute con figli. La sua difesa formalizzerà una istanza in tal senso. Nel frattempo la donna vorrebbe che il padre di Achille, Alex Boettcher, in carcere per la stessa aggressione, potesse vedere il piccolo. ''Deve poterlo vedere - ha detto il suo legale -, ne ha il diritto''. 

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