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lunedì 06 dicembre 2021
 
Personaggi televisivi
 

Il venerato maestro del rap

03/01/2015  Grazie a “The Voice of Italy” il rapper italiano è diventato una star della Tv, però non rinuncia alla sua natura ribelle: «Suor Cristina non ha avuto bisogno di convertirmi».

Il titolo del nuovo disco di J-Ax, in uscita il 27 gennaio, è tutto un programma: Il bello d’essere brutti. «Il bello è che non passi inosservato. Sei abituato a sentirti diverso dagli altri e questo ti aiuta a non farti omologare, a costruire la tua identità. Durante l’adolescenza, per esempio, non facevo di certo parte del giro dei “bei ragazzi”, ma questo mi ha consentito di concentrarmi sulla musica. Certo, bisogna essere dotati di una buona dose di autoironia, perché la società ci chiede di essere perfetti. E infatti anche molte top model pensano di essere brutte».

Chi l’avrebbe mai detto? Il ragazzaccio pieno di tatuaggi J-Ax, grazie all’esperienza come coach a The Voice of Italy, coronata dal trionfo di una delle cantanti della sua squadra, suor Cristina, è diventato, come dice lui stesso citando Alberto Arbasino, un «venerato maestro». Axforismi, il libro che raccoglie le sue frasi a effetto pronunciate durante il programma, è diventato un best seller, tanto che ora in uscita c’è già un altro volume. Il primo a essere stupito e divertito da questo repentino cambio di immagine è proprio lui. «Mai avrei pensato di diventare un personaggio televisivo. Forse è piaciuta proprio la mia immagine da ribelle, ma onesto. Sono come Han, il personaggio di Guerre Stellari: combatto per i buoni, ma non sono proprio buono».

- Come sono nati gli “Axforismi”?
«Per caso. Mentre ero in onda, mi venivano fuori frasi come “I veri uomini piangono e accarezzano i gattini”. Il giorno dopo vedevo che in tanti le riprendevano su Twitter e così abbiamo pensato di raccoglierle».

- Quale ti rappresenta di più?
«Credo questa: “Nella vita come nel punk bisogna saper alzare la cresta”.

- Senti ancora suor Cristina?
«In questo momento siamo entrambi molto impegnati. Ma appena sarà possibile accetterò il suo invito di andare a trovare i suoi bambini in oratorio».

- Ha cercato di convertirti?
«Forse non c’è niente da convertire in me. Sono cresciuto in una famiglia cattolica e mi sono sposato in chiesa. Però ho un rapporto molto personale con la mia spiritualità: prego, ma non sono un praticante e non sono d’accordo con tutta la dottrina della Chiesa. L’importante per me è che ciascuno, al di là delle sue convinzioni, rispetti le idee degli altri. È per questo che ho difeso il diritto di suor Cristina di fare evangelizzazione in un talent show quando ha recitato il Padre Nostro».

- Ci sarai anche nella prossima edizione di The Voice of Italy?
«Posso dire solo che ho una sorpresa in serbo».

- Perché il rap ha così successo?
«Veramente ce l’aveva anche negli anni Novanta quando ho iniziato con gli Articolo 31. Solo che allora i rapper erano visti con snobismo da gran parte della stampa. Ora invece tutti si sono resi conto che il rap ha successo per una ragione molto semplice: i giovani si riconoscono nei nostri testi, cosa che capita molto meno con il pop».

- Possiamo dire che i rapper hanno sostituito i cantautori?

«No, perché i cantautori ci sono ancora e, se sono bravi, riescono ad arrivare ai giovani, come fanno Vasco Rossi, Ligabue e Tiziano Ferro. Io stesso sono cresciuto ascoltando le canzoni di Vasco e del Liga. Tra i nuovi cantautori mi piacciono Il Cile e Vasco Brondi-Le luci della centrale elettrica. Però fanno più fatica a emergere rispetto ai rapper perché noi, prima di loro e proprio perché eravamo snobbati dalla stampa, abbiamo capito l’importanza di Internet come strumento per arrivare ai giovani e l’importanza di essere indipendenti: per questo ho fondato un’etichetta discografica con Fedez».

-  Ti aspetti un 2015 migliore rispetto al 2014?
«Mi aspetto che i politici italiani smettano di tirare su le mani e comincino a tirare su le maniche».

- Potrebbe anche arrivare un domani un piccolo J-Ax? «Quando arriverà, arriverà. Non ci penso perché prima devo finire di crescere io».

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