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Francia, la destra vince

24/06/2013  Il Front National guidato da Marine Le Pen continua a vincere elezioni locali. E l'anno prossimo si vota in Francia per l'Europa e per le amministrative.

Il vento populista che soffia sull’ Europa comincia a fare danni anche in Francia, dove è in ascesa il partito d’estrema destra Front National (Fn) guidato dalla bionda Marine Le Pen. E i politologi non nascondono la loro inquietudine. C’è già chi prevede un’avanzata del Fronte nazionale nelle elezioni amministrative programmate per il mese di marzo 2014. Ma quella che più preoccupa è la scadenza delle elezioni europee (giugno 2014) nelle quali si vota con la proporzionale: se l’ascesa dell’estrema destra si affermerà, il Fn potrebbe scavalcare l’Ump, e magari anche il Ps, per diventare il primo partito di Francia. Manca ancora un anno alle elezioni europee, ma i sondaggi e le proiezioni attribuiscono già al Fn il 21% dei voti: una percentuale che, stando a quello che prevedono le cassandre, è destinata a crescere inesorabilmente.


Per la seconda volta nel giro di tre mesi, un candidato socialista è stato eliminato da un rappresentante del Fronte Nazionale in un’elezione politica parziale. Per la seconda volta, il ballottaggio ha messo alle prese un esponente della destra moderata (targato Ump, il partito dell’ex presidente Nicolas Sarkozy) e uno dell’estrema destra. Il primo episodio è accaduto il 24 marzo, nella provincia dell’Oise (feudo tradizionale del centrodestra) dove alla fine il candidato dell’Ump, il deputato uscente Jean-François Mancel, è stato rieletto per il rotto della cuffia.

Il secondo episodio, domenica 16 giugno, ha avuto per cornice un feudo tradizionale della “gauche”, la provincia del Lot-et-Garonne, dove un giovane (23 anni) sconosciuto, Etienne Bousquet-Cassagne, si è presentato con l’etichetta del Fronte Nazionale e ha fatto mordere la polvere al candidato socialista. Nel ballottaggio, domenica 23 giugno, Bouquet-Cassagne ha affrontato un esponente dell’Ump, Jean-Louis Costes. Il candidato dell’estrema destra non è stato eletto, ma è riuscito a rastrellare più del 46% dei voti. Il partito socialista aveva invitato i suoi elettori a formare un “fronte repubblicano” per sbarrare la via all’estrema destra e dunque a votare (sia pure turandosi il naso) per il candidato di centrodestra. Ma al momento di votare, gli elettori del Ps non si sono mostrati troppo disciplinati, molti si sono astenuti, molti altri hanno votato per il candidato del Fronte Nazionale.

I ceti cosiddetti “popolari” prestano un orecchio sempre più compiacente al canto delle sirene populiste; e sono sedotti dalla propaganda di Marine Le Pen, la quale non perde un’occasione per stigmatizzare la “casta”, promette di dire addio all’euro, di chiudere le frontiere per gli immigrati, e riesce a rendere più presentabile l’ideologia dell’estrema destra travestendola con i panni del “progresso sociale”. Con i suoi discorsi, la bionda Marine recluta ormai più seguaci più nella classe operaia e nelle banlieues (le periferie) che non nei ceti "borghesi" e nei “quartieri alti”.

Marine Le Pen, che si vanta di aver moltiplicato per due il numero degli iscritti al partito (sarebbero attualmente quasi 70 mila, contro meno di 40 mila quando era succeduta al padre Jean-Marie Le Pen, oggi 84enne, alla guida del Fronte Nazionale 3 anni orsono), approfitta dell’inasprimento della crisi, contro la quale François Hollande (eletto presidente della Repubblica un anno fa) e il partito socialista sembrano impotenti, così come lo erano, prima di lui, Nicolas Sarkozy e il partito Ump. La paurosa crescita della disoccupazione, la recessione, il calo del potere d’acquisto, l’aumento infinito delle tasse, i sospetti di corruzione che si addensano sulla classe politica sono i fattori che spiegano, in una larga misura, il successo del Fronte Nazionale. La propaganda di Marine Le Pen è terribilmente efficace, nella misura in cui la bionda leader del Fn riesce a dare l’impressione di essere vicina, anzi vicinissima, alle preoccupazioni delle gente comune, alle inquietudini di quei ceti “popolari” che si sentono trascurati e abbandonati alla loro triste sorte, e per i quali i sociologi hanno coniato una nuova definizione: li chiamano “gli invisibili” ossia quelli che nessuno guarda né prende in considerazione.

E’ proprio questo esercito degli “invisibili” che Marine Le Pen si forza con tutti i mezzi di mobilitare. E, come si vede dai risultati delle elezioni parziali, ci riesce. La leader del Fn fa anche leva sull’impopolarità crescente di François Hollande (crollato ai minimi storici nei sondaggi), del governo guidato da Jean-Marc Ayrault, del partito socialista. Basti sapere che da quando Hollande è arrivato all’Eliseo, il Ps ha perso otto seggi di deputati in altrettante elezioni parziali o suppletive.

Portano acqua al mulino del Fronte Nazionale anche tutti gli scandali che negli ultimi mesi hanno travolto un buon numero di politici. Jerôme Cahuzac, ministro socialista del Tesoro (e come tale paladino della lotta contro l’evasione fiscale) costretto a dimettersi dopo la scoperta di un suo conto segreto presso una banca svizzera. Nicolas Sarkozy raggiunto da un avviso di garanzia perché sospettato di circonvenzione d’incapace (sarebbe riuscito a far finanziare almeno in parte la sua campagna elettorale dall’anziana miliardaria Liliane Bettencourt, la donna più ricca del mondo (è l’ereditiera del colosso dei cosmetici “l’Oréal”). L’ex primo ministro Edouard Balladur anche lui incappato in guai giudiziari per il sospetto finanziamento della sua campagna elettorale per mezzo di tangenti (illegali) sulle vendite di armi. Il faccendiere Bernard Tapie, che avrebbe beneficiato di un indennizzo (molto, troppo alto: più di 400 milioni di euro) come risarcimento per la ditta Adidas, acquistata dalla Banca (all’epoca statale) Crédit Lyonnais, e rivenduta per tre o quattro volte tanto dalla medesima banca.

L’elenco degli scandali, veri o presunti, è lunghissimo. Il direttore del settimanale Le Point (destra liberale) ha pubblicato un editoriale molto severo nel quale accusa la Francia di essersi trasformata in una specie di “repubblica delle banane”. Si capisce che i discorsi demagogici e populisti di Marine le Pen (“tous pourris”, tutti marci) seducano un numero crescente di francesi.

La bionda leader è riuscita rendere più presentabile il Fronte nazionale, liberandolo, almeno in apparenza, dagli orpelli (razzismo, antisemitismo, tentazione fascistoide) cari a suo padre Jean-Marie. Sintomatico è il fatto che più della metà dei francesi interrogati dagli istituti dei sondaggi ritenga che il Fn non rappresenti “un pericolo per la democrazia”. Ma da qui a pensare che l’estrema destra possa conquistare il potere in Francia, c’è un passo che i politologi, anche i più pessimisti, non intendono fare. Anzi, uno di loro, Gérard Courtois, ha scritto su Le Monde che esiste una specie di “cupola di vetro” o di “muro invisibile” che fermerà sempre il Fronte Nazionale sulla soglia del potere. E’ vero che Courtois ha creduto doveroso di aggiungere prudentemente: “non c’è nessuna garanzia che la cupola di vetro resista eternamente”.

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