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Il vescovo in visita ai pendolari

15/09/2011  Per preparare il prossimo Sinodo monsignor Luciano Monari, titolare della diocesi di Brescia, sale sul Brescia-Milano. "E' con queste realtà che la Chiesa si deve misurare".

Binario 2, stazione di Brescia, ultima carrozza. Il treno, per una volta, parte puntuale, alle 7.27.  Il vescovo della città, monsignor Luciano Monari vuol conoscere la vita dei suoi pendolari. «Poco più di 23 mila quelli che viaggiano in treno con un abbonamento, ai quali vanno aggiunti altri 80 mila che usano altri mezzi», spiega Luigi Barbieri, pendolare storico e presidente dell’associazione “In orario”.  Il vescovo ascolta attento il racconto degli «ordinari disagi che rendono la condizione del pendolare stressante, dai ritardi alla sporcizia, dalla mancanza di informazioni al riscaldamento mal funzionante».

Michele Bonometti, di Rodengo Saiano, studente di architettura prova a spiegare i trucchi per impiegare al meglio il tempo del viaggio: «Cerco di prendere i treni più vuoti, che di solito sono quelli che impiegano più tempo e sono più malridotti. Ma su quelli ho la garanzia di riuscire a sedermi. Meglio fare venti minuti in più potendo studiare che in meno stando in piedi pigiato tra la gente». Ivana Pais, mamma con due figli, di solito, fa il percorso inverso, da Milano verso Brescia. «Lascio al volo mio figlio a scuola e corro a prendere il treno. Corro letteralmente, a piedi, lungo le scale della stazione centrale di Milano. Le scale mobili, quando hai i minuti contati, non puoi farle perché allungano il percorso per far passare la gente dai negozi. Quando si è ristrutturata la stazione, infatti, non si è tenuto conto di ciò che era utile ai viaggiatori, ma di ciò che poteva facilitare il commercio».

Conciliare i tempi della famiglia con quelli del lavoro non è semplice e «se il ritardo sul lavoro può dare fastidio perché, nonostante tutto l’impegno che puoi metterci risulti sempre in difetto, il ritardo all’uscita dall’asilo non posso proprio permettermelo. Così sono stata costretta ad assumere una baby sitter tutti i giorni per essere certa che, quando il treno fa ritardo, ci sia qualcuno che può andare a prendere il bambino più piccolo. Se non puoi contare sui nonni, devi essere sempre pronta a gestire l’emergenza».

Il vescovo ascolta e interviene: «Anch’io ho fatto il pendolare da studente, ma devo dire che non c’erano tutti questi disagi. Certo neppure le opportunità di oggi, con i telefonini, i computer, la possibilità di lavorare. Mi sorprende soprattutto il fatto che continuino a esserci dei disagi che potrebbero essere risolti a costo zero. Per esempio quello dell’informazione. Avvisare i passeggeri se c’è un ritardo, un’interruzione, se parte prima un altro treno potrebbe rendere la vita dei pendolari meno complicata».

Dicono che il vescovo sia un esperto di Sudoku e con i numeri ci sappia fare. In pochi secondi fa il calcolo del costo dell’abbonamento e consiglia a Michele di fare quello trimestrale, 250 euro, che gli consentirebbe di prendere anche i mezzi pubblici. «Alla fine viene solo poco più di un euro rispetto agli 82 che paghi già per la sola tratta Rovato Milano».

«Personalmente cerco di risparmiare più che sull’economia sul tempo», aggiunge Paolo Ferrari, pendolare da 11 anni. «Non solo prendendo i treni più veloci, ma anche cercando di lavorare il più possibile durante il viaggio. O comunque, anche se non si tratta di lavoro, cerco di fare in treno il maggior numero di cose. In questo modo, quando arrivo a casa, posso dedicare il resto del tempo alla famiglia». Conciliare lavoro, casa e vita in parrocchia diventa ancora più complicato per chi “pendola” cinque giorni a settimana. «Credo, però, commenta un altro viaggiatore che sia meglio affrontare questo stress piuttosto che trasferirsi nella città dove si lavora. In questo modo si possono mantenere le proprie radici, le proprie amicizie, fare affidamento su un tessuto sociale solido. E anche alla sera, quando si torna a casa, se si riesce a superare la stanchezza iniziale e si fa lo sforzo di uscire, anche l’incontro in parrocchia diventa un momento in cui ti rigeneri».

«È  con questo mondo in trasformazione che la Chiesa deve misurarsi», conclude monsignor Monari, «la mobilità è uno dei dati di questo nostro tempo e la Chiesa non può non tenerne conto». Pendolari, ma non solo. È tutta una settimana di incontri con le diverse realtà in vista del Sinodo diocesano previsto per l’autunno 2012. Una settimana che, significativamente si intitola “La Chiesa nella città”. «Una Chiesa che vuol camminare con le persone, che vuol entrare nei fatti della storia per essere accanto e insieme a ciascuno e a ciascuna».

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