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sabato 24 ottobre 2020
 
 

L'Immacolata e le "statue vestite"

07/12/2011  Dopo la festa dell'8 dicembre apre una mostra che racconta il culto delle "madonne vestite". Splendidi esemplari scovati in oratori e soffitte della Lombardia e delle valli alpine.

La maggior parte è andata perduta, ma per fortuna ne sopravvivono ancora, alcune famosissime. In tutto il mondo cattolico, in Italia, in Europa e in America latina. È un fenomeno che riguarda insieme la storia dell’arte, della devozione e del costume, eppure solo negli ultimi anni è stato preso di petto dagli studiosi. Parliamo delle statue vestite, dei santi e soprattutto della Madonna, oggetto di una devozione e di un culto che affonda le sue radici nei secoli. Un esempio per tutti la statua di Santa Sara, nella cripta della Basilica di Saintes Maries de la Mère, in Camargue, che attira ancora oggi migliaia e migliaia di gitani che ogni anno, in maggio, portano in processione la loro protettrice, addobbata con vesti preziose e gioielli che rispecchiano i loro colori e le loro tradizioni.


In Italia, sino a oggi, il fenomeno è stato studiato soprattutto al Sud, ma un’indagine condotta da un gruppo di ricercatori coordinati da Francesca Bormetti ha rivelato che anche in Valtellina e in generale nell’alta Lombardia, compresa la zona alpina e la bassa Svizzera, questa forma di devozione era diffusissima, ancora agli inizi secolo scorso. Frugando negli archivi, negli oratori e nelle soffitte, negli armadi e nelle casse dimenticate nelle sagrestie, i ricercatori hanno scovato splendidi esemplari che erano destinati ad andare perduti per sempre, bollati come esempi di superstizione e sostituiti con statue ritenute più dignitose o comunque più asettiche, magari in plastica. Statue da non toccare, ma da ammirare a distanza.


La ricerca va avanti, ma intanto i risultati vengono presentati al pubblico in una mostra preziosa: "In confidenza col sacro. Statue vestite al centro delle Alpi", alla Galleria del Credito valtellinese e al Museo valtellinese di Storia e Arte di Sondrio dal 10 dicembre al prossimo 26 febbraio. E’ una storia tutta al femminile, perché erano soprattutto le donne a prendersi cura di queste statue, a pettinarle, vestirle e, molto spesso, anche a cucire gli abiti e la biancheria, secondo la moda del tempo. I manichini, in genere realizzati in legno, con volti modellati in forma naturalistica e braccia e gambe snodabili, sono stati fabbricati da oscure botteghe artigiane ma anche da scultori di fama, come nel caso della Pietà di Poschiavo (Svizzera), scolpita nel 1738 dall’intagliatore trentino Giovan Battista del Piaz. Le pettinature testimoniano i gusti dell’epoca. A volte le ragazze donavano il meglio dei loro corredi ma soprattutto il loro abito da sposa, come nel caso della Madonna di Delebio. Probabilmente si tratta di una nobildonna, non di una fanciulla qualunque, perché l’abito è di ganzo, un tessuto di per sé lussuoso, impreziosito nella trama da fili d’oro e d’argento.


È certo comunque che queste statue erano un punto di riferimento per la comunità, che le portava in processione nelle cerimonie solenni e le custodiva con affetto e tenerezza, come una forma di culto familiare. Nella doppia sede della mostra, nel centro storico di Sondrio, vengono presentate al pubblico una ventina di statue. Alcune in vesti povere o in sottoveste, altre avvolte in sete e ingioiellate. Accanto alle statue sono esposti i loro corredi, in alcuni casi degni di una principessa. Abiti ma anche accessori, biancheria, scarpe e gioielli. Un tuffo nella devozione e nella moda del passato. Il volume che correda la mostra documenta il lavoro di paziente e scrupolosa ricerca che l’ha prodotta e racconta il contesto sociale e territoriale delle opere. Un modo per restituire alle comunità locali un pezzo della loro storia.


DOVE E QUANDO

La mostra "In confidenza col sacro. Statue vestite al centro delle Alpi", dal 10 dicembre al 26 febbraio, è a Sondrio nella doppia sede della Galleria del Credito Valtellinese e del MVSA, Museo Valtellinese di Storia e Arte. L’ingresso è libero.

Info e prenotazioni 0342/52.62.69

wwww.creval.it

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