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martedì 21 maggio 2024
 
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La Beata Teresa Manganiello di Montefusco. Immaginare Dio fra cieli e colline

19/08/2016  Andrea Fazioli nel decimo volume della collana Vite Esagerate si è occupato della figura di Teresa Manganiello, la beata analfabeta che curava con le erbe e che, pur non avendo scritto nulla, è ricordata da tutti

Narrare di una giovane proclamata beata nel 2010, morta a soli 27 anni nel 1876. Una storia lontana nel tempo e nello spazio, che aleggia ancora sui monti dell’Irpinia, a Montefusco, mai dimenticata dalla sua gente. Per Andrea Fazioli, 38 anni, giornalista, professore e scrittore di gialli, è stata una s‹fida, che si è concretizzata nel libro La beata analfabeta. Teresa Manganiello, la sapienza delle erbe, allegato al numero 34 di Famiglia Cristiana. «Non avevo mai scritto un romanzo di questo genere e quando mi chiesero di scrivere di Teresa Manganiello, per la collana “Vite esagerate”, immaginai che si dovesse trattare di una fi‹gura straordinaria. Fino a quel momento sapevo poco di beati e di santi, nulla davvero di lei. Fui incuriosito».

Come si è avvicinato a questa donna della fine dell’Ottocento?

«La prima cosa che mi lasciò sconcertato fu come Teresa, giovane contadina analfabeta, vissuta ai margini del mondo tra valli sperdute, cieli cristallini e le sue erbe di campo, incapace di lasciare qualsiasi scritto o testamento religioso, in realtà fosse ancora straordinariamente presente nella memoria delle persone. Tra le luci e le ombre che cercavo di svelare, lei dimostrava un’incredibile persistenza nel cuore di chi l’aveva conosciuta attraverso i racconti di padri e nonni»

È stato a Montefusco?

«Sì, per me era indispensabile capire la sensibilità e l’anima di quei luoghi. Ho cercato di documentarmi, ho parlato con le persone. Un aiuto mi è venuto dalla scrittrice e amica Antonietta Gnerre, che ha scritto la postfazione del libro e che per ragioni familiari conosce bene la santa e ne è devota. Non è stato diffi‹cile lasciarsi impregnare dalla bellezza di quei luoghi, che in un certo modo assomigliano alla Svizzera dove in questo momento mi trovo e dove amo isolarmi per scrivere. Dalla mia scrivania vedo uno scorcio di montagne, proprio come lo vedeva Teresa mentre lavorava nei campi da bambina, per aiutare i suoi genitori».

Teresa amava osservare la natura: era una mistica?

«Osservava passare voli di “uccelli avvolti nella luce d’oro”, come è scritto nel libro. La sua era una sensibilità diversa, guardava e sentiva, sentiva anche ciò che non vedeva. Avvertiva tra quelle colline la voce dell’ignoto che la chiamava. In realtà era anche una donna pratica, non si chiuse mai in convento, perché la sua famiglia aveva bisogno di lei come contadina. E così scelse di aiutare gli altri imparando a usare le erbe. Lei, un’analfabeta, era sapiente più di tanti medici ed erboristi dell’epoca. Trasformava le erbe in cura. Il suo misticismo era azione».

Da laico, è riuscito a capirla?

«Noi uomini di oggi abbiamo perso la capacità di leggere quello che ci circonda in modo diverso. Intravvediamo, a volte, ma non sempre sappiamo cogliere il vero senso della natura, i segnali che ci arrivano dall’esterno. Un dialogo incessante che arriva anche a noi, ma che ci sfugge a causa della fretta, del nostro modo di vivere. Corriamo senza una prospettiva».

Il protagonista del libro rappresenta l’uomo moderno, che non sa scegliersi le prospettive?

«Un buon romanzo nasce spesso dalla rappresentazione di un incontro- scontro. Per questo ho voluto che il protagonista del libro, Matteo Maggi, fosse un personaggio in assoluto contrasto con la santa. Lui scrittore spiantato, colto uomo del Nord Italia, dalla fede inconsistente e concentrato solo sui suoi problemi personali, quando cerca di avvicinarsi all’essenza della santa, in Irpinia, si perde. E proprio mentre cerca di ricostruire la storia di una mistica, finisce con l’innamorarsi di chi gli ha commissionato la biografi‹a e lo sta pagando per scriverla: Elena Di Renzo, una donna affascinante, ma sposata».

Il bacio tra i due, che dà il titolo a un capitolo, è una deagrazione in un mondo di silenzi?

«È il contrasto tra una persona incapace di comprendere gli autentici valori e la presenza sommessa di Teresa, che riecheggia in quei luoghi, discretamente. Un esempio di vita che vive ancora oggi, seppure lei sia una donna ormai poco nota ai più. Vive dei silenzi, di quelle parole mai scritte, che misteriosamente si sono propagate e hanno avuto un’eco nel mondo attraverso l’opera della congregazione religiosa che lei ha fondato, le Suore francescane immacolatine, che ho potuto incontrare durante la stesura del mio libro».

 
 
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