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domenica 28 novembre 2021
 
 

Imu, ancora tanti nodi da sciogliere

30/10/2012  Entro il 31 ottobre i Comuni possono deliberare di aumentare o diminuire le aliquote massimo del 2 per mille sulla prima casa e al 3 per mille sugli altri immobili.

Una veduta della Borgata Serra, la più popolosa del comune di Elva, in provincia di Cuneo: con appena 102 abitanti, Elva e' il comune italiano a registrare il minor gettito di Imu (Ansa).
Una veduta della Borgata Serra, la più popolosa del comune di Elva, in provincia di Cuneo: con appena 102 abitanti, Elva e' il comune italiano a registrare il minor gettito di Imu (Ansa).

Ancora molti dubbi e perplessità aleggiano intorno alla faccenda IMU, su cui il Governo dovrebbe prodigarsi a fare chiarezza il primo possibile. Numerose ancora le incognite per il calcolo del conguaglio in scadenza il 17 dicembre prossimo. Mentre gli acconti di giugno e settembre sono stati determinati con l’applicazione delle aliquote base stabilite dalla Manovra Salva Italia (4 per mille per la prima casa e 7,6 per mille per la seconda), il conto più salato arriverà con il saldo di dicembre che sarà calcolato con le aliquote deliberate dai singoli Comuni.


Infatti, gli Enti locali possono deliberare, entro il 31 ottobre, di aumentarle o diminuirle massimo del 2 per mille sulla prima casa e al 3 per mille sugli altri immobili. Con l’approssimarsi della scadenza, cominciano a delinearsi le nuove aliquote che già in molti capoluoghi di provincia si registra un aumento medio dello 0,44 per cento per la prima casa e del 50 per cento sugli altri immobili. Tale comportamento è motivato gran parte dal fatto che, mentre gli introiti dell’Imu sulla prima casa rimangono nelle casse degli Enti locali, quelli derivanti dagli altri immobili vanno divisi a metà con lo Stato.

In questo clima di tensione è intervenuto il Ministro dell’Economia facendo presente che il Governo si sta impegnando a ridisegnare la struttura dell’imposta municipale e che una possibile trasformazione dell’IMU possa avvenire già dal 2013, ma l'obiettivo dello Stato è comunque quello di garantire ai Comuni un maggior gettito, lasciando tuttavia allo Stato una parte dell'imposta (inferiore rispetto al 50 per cento attuale), con probabili effetti positivi sulle aliquote.

 
 
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