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martedì 21 maggio 2024
 
sudamerica
 

In Argentina vince Milei, candidato antisistema nemico di Bergoglio

20/11/2023  Nel ballottaggio per la presidenza trionfa il candidato ultraliberista. "Oggi inizia la fine della decadenza argentina", esulta il nuovo presidente. Per lui arrivano i complimenti di Trump. Ha definito Bergoglio "il maligno in terra". Sempre più lontano un viaggio di Francesco in Argentina con un presidente del genere

L'ultraliberista di destra Javier Milei è il nuovo presidente dell’Argentina. Milei ha vinto il ballottaggio contro il candidato peronista progressista Sergio Massa con quasi il 56 per cento dei voti. Massa si ferma poco sopra al 44 per cento. Una vittoria netta che è stata salutata da Minei con un discorso dai toni trionfali. "Oggi inizia la fine della decadenza argentina. Iniziamo la ricostruzione e a voltare la pagina della nostra storia. Riprendiamo il cammino che non avremmo mai dovuto perdere. Finisce il modello dello stato che impoverisce e benedice solo alcuni mentre la maggioranza soffre. E' una notte storica, torniamo ad abbracciare l'idea della libertà", ha detto il nuovo capo dello Stato nel suo primo discorso.

Milei si è presentato in giacca e cravatta (di solito indossa giubbotti di pelle) al fianco della sorella Karina, suo sostegno durante tutta la campagna elettorale. "Sappiamo che ci sono persone che resisteranno per mantenere i loro privilegi. Saremo implacabili: dentro la legge tutto, fuori la legge niente", ha avvertito mettendo in guardia la casta, e chiedendo al governo peronista di Alberto Fernandez di "prendersi carico del Paese fino alla fine del mandato".

Milei assumerà il suo mandato il 10 dicembre, proprio nel quarantesimo anniversario della democrazia dall'ultima dittatura militare. "La situazione è drammatica, non c'è spazio per la gradualità, per le mezze misure", ha indicato il vincitore, elencando l'inflazione, la povertà, la miseria e l'insicurezza come le sfide più urgenti. "L'Argentina ha un futuro ed è liberale", ha poi osservato promettendo che, tra 35 anni, il Paese sarà "una potenza mondiale”.

“Viva la libertà”, ha scandito per tre volte Milei, aggiungendo un’imprecazione.

Massa aveva ammesso la sconfitta abbandonando la scena mentre era ancora in corso lo spoglio delle schede. "L'Argentina ha un sistema democratico solido e forte che rispetta sempre i risultati. Ovviamente l'esito non è quello che ci aspettavamo e ho contattato Javier Milei per congratularmi con lui e augurargli buona fortuna perché sarà il prossimo presidente. È il presidente eletto dalla maggioranza per i prossimi quattro anni", ha spiegato il ministro dell’Economia.

Javier Milei ha beneficiato di un trasferimento di voti quasi aritmetico rispetto a Patricia Bullrich, la candidata di destra arrivata terza (24%) al primo turno del 22 ottobre. Bullrich aveva annunciato il suo appoggio a Milei, costretto così a moderare i suoi toni di “anarcocapitalista” per non alienarsi i voti degli elettori centristi e moderati.

Milei, 53 anni, nonostante la vittoria nettissima, appare però come un presidente debole. Egli non ha la maggioranza al Congresso, né un governatore provinciale o un sindaco appartenente alla sua coalizione. Perciò dubbi sulla sua capacità di governare restano irrisolti. Crisi chiede quanto i moderati a cui dovrà appoggiarsi riusciranno a frenare i suoi eccessi. Milei ha poca esperienza politica, ma il fatto di essere un outsider è stato parte del suo fascino per molti elettori.

Uno dei primi a complimentarsi con Milei è stato l’ex presidente statunitense Donald Trump."Il mondo intero stava guardando! Sono molto orgoglioso di te. Trasformerai il tuo Paese e renderai davvero di nuovo grande l’Argentina!”, ha scritto Trump evocando il suo slogan MAGA (Make America Great Again).

La vittoria di Milei sembra allontanare l’ipotesi di un viaggio di Papa Francesco in Argentina. Milei ha più volte insultato Bergoglio. Nei mesi scorsi lo ha definito  “il rappresentante del maligno sulla Terra” e ha più volte criticato la sua “affinità con i comunisti assassini”. A settembre un documento congiunto firmato dal vescovo ausiliare e vicario generale di Buenos Aires, Gustavo Carrara, e da 71 sacerdoti del movimento dei "curas villeros” (le borgate argentine) aveva respinto le aggressioni verbali di Milei e ribadito la "necessità di una politica a favore del bene comune" in Argentina, sottolineando che a "40 anni dal ritorno della democrazia" non è possibile pensare al ritorno di una politica del "si salvi chi può”.

 
 
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