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mercoledì 08 luglio 2020
 
Vecchi e nuovi poveri
 

In coda per un pasto: la povertà in Italia vista dalla Caritas

17/10/2016  Dal rapporto Caritas sulla povertà emerge che sono sempre di più gli italiani che ricorrono ai centri di aiuto, spesso giovani con problemi di disoccupazione

Un ritratto della povertà quello che emerge dal Rapporto 2016 della Caritas. Sono soprattutto gli stranieri  (con una percentuale del 57,2%), a chiedere aiuto ai Centri di Ascolto della Caritas (1.649, dislocati su 173 diocesi), ma per la prima volta al Sud la percentuale degli italiani (66 %) ha superato di gran lunga quella degli immigrati.

Rispetto al genere, il 2015 segna un importante cambio di tendenza; per la prima volta risulta esserci una sostanziale parità di presenze tra uomini (49,9%) e donne (50,1%), mentre in precedenza l’utenza femminile era quella maggioritaria. L'età media delle persone che si sono rivolte ai Centri Caritas è 44 anni.

Tra i beneficiari dell'ascolto e dell'accompagnamento prevalgono le persone coniugate (47,8%), seguite dai celibi o nubili (26,9%). Il titolo di studio più diffuso è la licenza media inferiore (41,4%); a seguire, la licenza elementare (16,8%) e la licenza di scuola media superiore (16,5%). I disoccupati e inoccupati insieme rappresentano il 60,8% del totale. I bisogni più frequenti che hanno spinto a chiedere aiuto sono perlopiù di ordine materiale: spiccano i casi di povertà economica (76,9%) e di disagio occupazionale (57,2%), ma non sono trascurabili anche i problemi abitativi (25,0%) e familiari (13,0%). E sono frequenti le situazioni in cui si cumulano due o più ambiti problematici. E se un tempo erano gli anziani i più indigenti oggi la povertà assoluta diminuisce man mano che aumenta l’età. La persistente crisi del lavoro ha infatti penalizzato e sta ancora penalizzando soprattutto i giovani e giovanissimi in cerca di occupazione e gli adulti rimasti senza impiego.

Sono 7.770 i profughi e richiedenti asilo che si sono rivolti ai Centri di ascolto della Caritas nel corso del 2015. Si tratta per lo più di uomini (92,4%), con un'età compresa tra i 18 e i 34 anni (79,2%), provenienti soprattutto da Stati africani e dell'Asia centro-meridionale. Queste persone, sono spesso analfabeti (26,0%) o di modesta scolarità (licenza elementare 16,5%, licenza di scuola media inferiore 22,8%). In termini di bisogno prevalgono le situazioni di povertà economica (61,2%), ma è alto anche il disagio abitativo, sperimentato da oltre la metà dei profughi intercettati (55,8%).

Tra loro è proprio la «mancanza di casa» la necessità più comune; seguono le situazioni di precarietà o inadeguatezza abitativa e di sovraffollamento. In terza posizione i problemi di istruzione, che si traducono per lo più in problemi linguistici e di analfabetismo. Le loro richieste di aiuto riguardano soprattutto beni e servizi materiali (pasti alle mense, vestiario, prodotti per l'igiene) ma anche alloggio.

Il Rapporto dedica un ampio capitolo all'accoglienza di profughi e richiedenti asilo nelle strutture ecclesiali; le accoglienza attivate in 164 diocesi sono circa 20mila, così suddivise: circa 12mila persone accolte in strutture convenzionate con le Prefetture (con fondi del Ministero dell'Interno); quasi 4mila persone accolte in strutture Sprar (con fondi Ministero dell'Interno); oltre 3mila persone accolte nelle parrocchie (con fondi diocesani); oltre 400 persone accolte in famiglia o con altre modalità di accoglienza (fondi privati o diocesani).

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