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Incidenti sul lavoro, ancora troppi

20/10/2013  Nel 2012 sono stati 656.514. Sono ancora cifre da “bollettino di guerra”. I dati sono stati resi noti a Bologna, alla 14ª edizione di Ambiente Lavoro. C'è però un aspetto positivo: rispetto al 2011 sono calati del 9,5%.

In Italia, il fenomeno degli infortuni sul lavoro continua a essere «una drammatica piaga sociale», come ha recentemente detto il Presidente Napolitano. L’incidente di Lamezia Terme, con la morte di tre operai per l’esplosione di un silos di oli combustibili lo scorso mese, ne è la tragica conferma.

Proprio per parlare di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dal 16 al 18 ottobre si è svolta a Bologna la 14ª edizione di Ambiente Lavoro, con oltre 14 mila visitatori, 175 aziende in esposizione, ben 185 appuntamenti tra corsi, seminari e convegni. Sempre Giorgio Napolitano ha ricordato che, sebbene il trend sia positivo, «non bisogna abbassare la guardia».

Secondo i dati Inail elaborati da Ambiente Lavoro, infatti, nel 2012 gli infortuni denunciati sono stati complessivamente 656.514 (-9,5% rispetto al 2011), divisi tra agricoltura (42.825), industria e servizi (584.915) e dipendenti conto Stato (28.774). Per quanto riguarda le malattie professionali, nel 2012 sono stati 46.005 i casi segnalati in tutti i settori (-1,6% rispetto al 2011).

Il settore più critico resta l'edilizia

Il settore più critico? L’edilizia, con 6.030 denunce per patologie legate al lavoro (+0,8) e soprattutto 52.046 infortuni denunciati (circa l’8% del totale), di cui 135 per morte, con Lombardia, Emilia Romagna e Veneto a vestire la maglia nera. Se si guarda all’anno precedente, si nota un calo del 21,5%, nettamente superiore alla media complessiva, che va spiegato anche con la forte crisi del settore.

Gli infortuni in cantiere sono nel 25% dei casi dovuti a contusioni, nel 24% a lussazioni e nel 23% a ferite, che per lo più interessano gli arti superiori e le mani, ma sono numerose anche le lesioni al cranio, mortali in un caso su due. Tra le cause di infortunio maggiori, le cadute dall’alto.

Dal convegno è emerso che riflettere sulle malattie professionali diventa sempre più stringente anche perché l’allungamento dell’età lavorativa ha importanti ripercussioni sulla salute dei lavoratori; come conferma un sondaggio dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), il 66% dei lavoratori italiani ritiene che nel 2020 si assisterà a un sensibile aumento degli over 60 (contro la media UE del 52%), con l’aumento conseguente delle assenze per malattie (48%) e degli infortuni (42%). Inoltre, il 54% degli italiani (contro il 42% degli europei) pensa che lavorare più a lungo farà emergere ulteriormente la problematica dello stress da lavoro.

"Il datore di lavoro ha l’obbligo di vigilanza", ribadisce Raffaele Guariniello

  

Il Procuratore Generale Raffaele Guariniello, intervenuto nella seconda giornata del convegno, ha spiegato: «Abbiamo la migliore giurisprudenza al mondo. Il problema è nell’applicazione della norma e di una scarsa cultura in materia». In base al Testo unico del 2008, alla responsabilità penale del datore di lavoro si aggiunge una componente di responsabilità amministrativa, che si traduce in sanzioni pecuniarie che possono arrivare fino al blocco di finanziamenti e delle attività lavorative.

Secondo Guariniello, si tratta di una responsabilità che non sembra essere ancora recepita dalle imprese che continuano a non avere dei modelli organizzativi e di gestione che mettano nero su bianco le valutazioni fatte sui rischi che i lavoratori possono correre. Secondo la legge, tale obbligo non può essere delegato ad altri, spetta al datore di lavoro controllare gli indici di sicurezza: «Così come si controllano e verificano gli indici di andamento delle attività», commenta il Procuratore, «allo stesso modo il datore di lavoro deve avere un costante monitoraggio degli infortuni e delle malattie professionali, pretendendo relazioni periodiche dagli organi di vigilanza e del medico competente. Il datore di lavoro ha l’obbligo di vigilanza».

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