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venerdì 24 maggio 2024
 
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«Indi deve morire»

08/11/2023  Giudici e medici inglesi irremovibili sul destino della piccola affetta da una gravissima malattia rara. Negato il permesso di tornare a casa o di essere portata all'ospedale italiano Bambino Gesù, nonostante le sia stata conferita la cittadinanza italiana proprio per evitare divieti giuridici

Continua il duro braccio di ferro tra la sanità e la giustizia britannica e la famiglia di Indi Gregory, la piccola di otto mesi affetta da una rarissima malattia mitochondriale, alla quale, da mesi, I medici del “Queen’s Medical Hospital” di Nottingham, dove si trova ricoverata, vogliono staccare i supporti vitali.

Con un’ennesima sentenza il giudice dell’Alta Corte britannica Robert Peel, che già, più volte, si è pronunciato sul destino della bambina, ha deciso che non potrà morire a casa, come hanno chiesto I genitori, Dean Gregory, 37 anni, e Claire Staniforth, 35 anni, ma in un’ “hospice” o in ospedale.

Non è la prima volta che I giudici del Regno Unito si dimostrano irremovibili e negano alla famiglia anche l’ultima consolazione di un addio intimo, nel cuore di un ambiente domestico, anzichè in un asettico reparto ospedaliero. Anche nel caso di Charlie Gard, anche lui colpito da una rarissima malattia genetica e scomparso nel 2017, quando aveva meno di un anno, ai genitori Connie Yates e Chris Gard venne negata la possibilità di portarlo a casa.

Nella sentenza di oggi il giudice Peel conferma anche che la ventilazione artificiale, che mantiene in vita la bambina, andrà interrotta a partire dalle 15 ora italiana di domani, anche se I genitori di Indi hanno già fatto sapere che ricorreranno, ancora una volta, in appello.

Insomma sembrano davvero inutili I ripetuti tentativi dell’Italia, che ha concesso a Indi la cittadinanza e aperto le porte dell’ospedale “Bambino Gesù” di Roma, di salvare la bambina. Sempre oggi il console Italiano di Manchester, dottor Matteo Corradini, nel suo ruolo di “giudice custode” della piccola, italiana soltanto da lunedi, ha emesso una misura di emergenza che riconosce l’autorità dei tribunali italiani in questo caso e autorizza l’immediato trasferimento di Indi all’ospedale “Bambino Gesù”. Tuttavia il nuovo provvedimento è stata ignorato sia dall’ospedale di Nottingham che dalle autorità britanniche. Da giorni l’ambulanza aerea attende, fuori dal “Queen’s Medical”, pronta a trasportare Indi, ma I medici che l’hanno in cura non hanno alcuna intenzione di lasciarla andare.

Secondo la charity britannica del movimento per la vita “Christian Concern”, che assiste legalmente la famiglia Gregory, già questa settimana I dottori volevano interrompere I supporti vitali, benchè la loro intenzione contraddica il piano di fine vita preparato dall’ospedale di Nottingham, secondo il quale la decisione su dove morirà la piccola tocca ai genitori.

Si legge, infatti, nel “Compassionate Care Plan”, (Piano di fine vita compassionevole), preparato dall’autorità sanitaria che controlla l’ospedale, il Nottingham University Hospitals NHS Trust, «i genitori devono essere aiutati a decidere dove la bambina può morire nel modo più umano possibile, se in un hospice, in ospedale o a casa».

A Indi, sembra certo, rimangono, ormai, soltanto poche ore di vita perchè la Corte di appello ha già, nelle scorse settimane, più volte, dato ragione ai medici che pensano che la piccola debba morire ed è anche probabile che alla famiglia venga negata la possibilità di ricorrere, per l’ennesima volta, contro una sentenza dell’Alta Corte.

Rimane irrisolto il dramma di queste famiglie, costrette a mesi di estenuanti battaglie legali, senza che il loro desiderio di prolungare la vita della figlia – come ogni genitore che possa dirsi tale vorrebbe fare -venga ascoltato dai medici o dai giudici.

Quando la triste vicenda di Charlie Gard, Alfie Evans, Archie Battersbee e Isaiah Haarstrup, tutti piccoli, gravemente ammalati, ai quali I medici, sostenuti dai giudici, decisero di staccare la spina, l’opinione pubblica condivise il dolore dei genitori e sentì l’ingiustizia che subivano famiglie alle quali veniva impedito di poter curare I figli.

Una nuova legislazione, la “Charlie Gard law”, curata proprio dai genitori di Charlie, punta a rafforzare I diritti di mamma e papa, nei casi nei quali questi ultimi si oppongano ai medici che vogliono togliere ai loro figli i supporti vitali. Se la nuova normativa dovesse essere approvata, papà e mamma avranno il diritto di ricorrere alla mediazione e a comitati etici e indipendenti e potranno avere accesso a tutte le informazioni mediche sui figli e ottenere un secondo parere medico. Possibilità, quest’ultima, che è stata negata ai genitori della piccola Indi.

Insomma la famiglia recuperebbe un ruolo più importante, con la possibilità di influenzare quel concetto di “migliore interesse del minore”, al quale I giudici si appellano quando decidono che questi piccoli devono morire. Tuttavia la strada è ancora lunga, prima che la nuova legge possa essere approvata, e, quando il rapporto tra medici e genitori si deteriora e I dottori ricorrono ai giudici, come sta capitando con la piccola Indi, tocca alla legge decidere che cosa è nel migliore interesse del minore. Senza che la famiglia venga ascoltata.

 

 
 
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