logo san paolo
venerdì 27 maggio 2022
 
 

Difendevano i poveri, arrestati

12/12/2013  La Chiesa dell'India "condanna con fermezza la polizia di Delhi", che ieri ha aggredito, picchiato e arrestato 300 fedeli tra sacerdoti, suore, laici e l'arcivescovo Anil Couto (oggi ricevuto dal Primo ministro). Il tutto per difendere i dalit (fuori casta) cristiani e musulmani.

Dopo gli incidenti che hanno comportato ieri il suo arresto, insieme a quello di almeno altre 300 persone, l'arcivescovo di New Delhi,  monsignor  Anil  Couto, è stato ricevuto oggi dal primo ministro indiano Manmohan Singh che gli ha nuovamente assicurato che la questione dell'ottenimento dello status giuridico di 'dalit' (senza casta) da parte dei cristiani e dei musulmani "sarà posto all'attenzione del Governo".

Il prelato stava guidando, insieme ad altri leader religiosi, una marcia pacifica per i diritti dei dalit (gli "intoccabili", coloro che nel sistema  indiano nascono fuori dalle quattro caste principali) cristiani e musulmani. I partecipanti alla manifestazione, diretti verso la sede del Parlamento, sono stati aggrediti  e picchiati dalla polizia che ha utilizzato contro i manifestanti anche i cannoni ad acqua.     Intervistato dall'agenzia di stampa  AsiaNews, il cardinale Oswald Gracias, presidente della Conferenza episcopale indiana (Cbci) e arcivescovo di Mumbai, ha definito "una vergogna per l'India l'uso della violenza sui nostri vescovi, sacerdoti e suore, arrestati e detenuti perché lottavano per le giuste domande dei poveri e degli emarginati del Paese".       

La lotta per garantire ai dalit cristiani e musulmani gli stessi diritti garantiti ai dalit di altre fedi religiose è iniziata negli anni ’50 e ha sempre visto la Chiesa cattolica in prima fila. Lo scopo della protesta è quello di chiedere la cancellazione del paragrafo 3 del Constitution Scheduled Castes Order che dal 1950 concede lo status e i diritti previsti per i fuori casta solo a indù e buddisti. Secondo la legge i dalit che si convertono al cristianesimo o all’islam perdono ogni diritto goduto in precedenza, tra cui quello alla rappresentanza politica      “Questa discriminazione viola la Costituzione”, sottolinea ancora il presidente della Conferenza episcopale, “che al contrario tratta tutti i cittadini come uguali. La nostra preoccupazione va a tutta l'India, che non potrà progredire fino a che una parte della società è discriminata e privata di qualcosa per motivi religiosi".  

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo