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giovedì 27 gennaio 2022
 
 

Crisi India-Italia. E i pirati ridono

21/02/2012  Una crisi diplomatica tra India e Italia, due indiani morti e due italiani agli arresti. Ma il fenomeno della pirateria moderna cresce ancora...

Sono passate molte ore confuse e ancora sappiamo poco dell'incidente che, nel Golfo del Bengala, lungo le coste dell'India meridionale, ha coinvolto la petroliera italiana "Enrica Lexie": un attacco di pirati sventato o un tragico errore, un peschereccio disarmato respinto a colpi di mitra? Poco sappiamo anche della sorte dei due soldati italiani, Massimiliano Latorre, 45 anni, di Taranto, e Salvatore Girone, 34 anni, capo e vice-capo della squadra di protezione imbarcata sulla petroliera: perché sono scesi dalla nave? Sono in arresto? Che cosa rischiano?


     Proprio perché l'incertezza è molta, dobbiamo per prima cosa avere fiducia nei nostri soldati. Appartengono a reparti scelti, e a un esercito, quello italiano, impegnato su tanti fronti esteri e mai sospettato di avere il grilletto troppo facile. In quei mari, comunque, non è mai facile distinguere un'imbarcazione dall'altra, un'intenzione benevola da una ostile. Solo un paio di settimane fa, il 28 gennaio, una banda di 11 pirati originari del Bangladesh ha attaccato nelle stesse acque un gruppo di pescherecci indiani, uccidendo tre marinai e sequestrandone 14 prima di essere a loro volta catturati. I pirati erano riusciti ad avvicinarsi proprio perché la loro imbarcazione si “presentava” come una delle tante che inseguono i branchi di tonni.

     Non sarà estraneo alla crisi tra Italia e India, inoltre, un certo clima internazionale che sta rovesciando molte carte. L’India è uno dei Paesi del Bric (con Brasile, Russia e Cina), cioè una delle economie emergenti a livello globale. Nel 2010, in piena recessione planetaria, è cresciuta dell’8% e il suo Prodotto Interno Lordo è oggi il quarto del mondo. A dispetto dei tanti problemi irrisolti (il 20% della popolazione vive ancora sotto la soglia della povertà, e la corruzione della pubblica amministrazione è sempre rampante), è un Paese dotato della bomba atomica e, per il biennio 2011-2012,  occupa un seggio di membro non permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

     L’India di oggi, insomma, si sente forte, protagonista. E vuole che questo status le sia riconosciuto. Un incidente come quello della “Enrica Lexie” pare fatto apposta per stimolare il suo nazionalismo e la voglia, ancora fortissima, di riscattare un passato fatto prima di sottomissione coloniale e poi di un limbo ben rappresentato dalla stagione dei “non allineati”. E' chiaro che la nostra diplomazia dovrà concedere una qualche "soddisfazione" alla controparte indiana per poter chiudere una disputa che di ora in ora, e fatto naturalmente salvo il dolore per le vittime, diventa più insensata.

     Poi, sarà bene interrogarsi sul contrasto alla pirateria, un fenomeno che (si veda il pezzo seguente) infligge notevoli danni globali. Gli indiani perché non riescono a studiare strategie efficaci nei mari di casa, tormentati dalle incursioni criminali. Gli italiani perché mettere i soldati sulle navi, come deciso di recente, non è in assoluto garanzia di buoni risultati rispetto a un fenomeno di cui abbiamo scarsa esperienza diretta.

Il pericolo maggiore è in un triangolo di mare che sta tra la Somalia e l'India: lo stesso della petroliera "Enrica Lexie" al centro di un caso diplomatico tra India e Italia, con due marinai del battaglione San Marco accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiandoli per pirati.


   E' in quel tratto di Oceano Indiano che si consuma al massimo rischio l'insidia della moderna pirateria: un problema mondiale che, secondo l'Ocean beyond Piracy Report, ha sull'economia globale un impatto che nel 2011 ha sfiorato i 7 miliardi di dollari, sostenuto per il 20% dai Governi e per l'80% dall'industria navale. 

     A incidere maggiormente è il consumo di carburante necessario ad accelerare al massimo il passaggio nei mari rischiosi: 2,7 miliardi di dollari. Le spese militari incidono per 1,3 miliardi di dollari, sicurezza e reclutamento di guardie armate per 1,1 miliardi. Altri 635 milioni se ne vanno in assicurazioni, mentre i cambiamenti di rotta per far passare le navi lungo la costa occidentale dell'India si stimano tra i 486 e i 680 milioni di dollari.

     Il Rapporto segnala che questi costi sono in larghissima maggioranza ricorrenti, cioè vanno ripetuti ogni anno. Anche la media dei riscatti è molto aumentata: 25% in più, circa 4 milioni di dollari nel 20110, 5 nel 2011.

     Resta da calcolare il costo umano, elevatissimo e non esprimibile in cifre, fatto di un numero significativo di morti e rapiti in azioni correlate alla pirateria. Come appunto quest'ultimo che ha visto coinvolta una nostra nave.

NAVI ITALIANE DIROTTATE NEL 2011: 24.

NAVI ITALIANE DIROTTATE NEL 2010: 35.


ATTACCHI A NAVI ITALIANE AL LARGO DELLA SOMALIA NEL 2011: 119.
ATTACCHI A NAVI ITALIANE AL LARGO DELLA SOMALIA NEL 2010: 61.

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