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lunedì 08 agosto 2022
 
 

"InDifesa", dalla parte delle bambine

11/10/2012  Nella prima giornata dedicata dall'Onu alle bambine, Terre des Hommes pubblica un rapporto sulla situazione delle minori nel mondo e lancia una campagna di sms solidali.

Il logo della Campagna di Terre des Hommes "InDifesa".
Il logo della Campagna di Terre des Hommes "InDifesa".

Finiscono vittime di tratta degli esseri umani e vengono costrette a prostituirsi. Obbligate a sposarsi giovanissime, spesso con gravidanze precoci. E, ancora, vittime di violenze e abusi sessuali, di lavoro minorile, di aborto selettivo. Subiscono in tanti Paesi mutilazioni genitali. E spesso viene loro negato di andare a scuola.

     Bambine. Tutto questo accade a ragazzine e giovani minorenni. In troppi luoghi del mondo. Per questo le Nazioni Unite, per la prima volta, hanno deciso di dedicare la giornata dell’11 ottobre a loro, alle bambine e ragazze di tutto il mondo. Italia compresa.

     E per questo Terre del Hommes ha deciso di lanciare, oggi 11 ottobre, una campagna di sensibilizzazione e di sostegno ai progetti a tutela delle minori, in tanti Paesi del mondo dove l’Organizzazione non governativa internazionale opera.

     La Campagna, intitolata “InDifesa”, viene avviata innanzitutto con un approfondito rapporto (“La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo” - 2012) che fornisce i dati e le storie di ciascuno di questi abusi che le ragazze subiscono, i Paesi dove avvengono, le ragioni per cui tanta violenza colpisce la metà rosa dell’infanzia.

     Sensbilizzazione, ma non solo. Anche intervento concreto, perché tutto ciò non accada più, o meglio perché accada sempre di meno. A questo scopo, fino al 21 ottobre prossimo, Terre des Hommes ha in corso una campagna di sms solidali (al numero 45501) chiamando il quale si può dare un sostegno concreto ai tanti progetti che la Ong ha in corso sia in Italia che in diversi Paesi del Sud del mondo a protezione delle bambine.

     Il Rapporto, peraltro, si occupa anche del nostro Paese, riguardo al quale i dati riportati sono frutto del lavoro delle Forze dell’ordine. Un quadro, quello italiano, che non è drammatico come quello di tanti Paesi poveri, ma è senz’altro preoccupante: i reati contro i minori, esoprattutto contro le femmine, sono in costante aumento.

Dalle 4319 vittime minorenni del 2010 si è passati alle 4.946 del 2011 (quasi il 15% in più), il 61% delle quali sono di sesso femminile. Particolarmente preoccupante è l’incremento dei reati di corruzione di minorenne, il cui numero delle vittime (446) è cresciuto del 238% rispetto all’anno precedente. L’80% sono bambine e adolescenti.

     In assoluto, l’incremento maggiore è il reato di detenzione di materiale pornografico: +363%, a danno di 74 minori, il 57% dei quali femmine. Appaiono particolarmente vulnerabili le bambine e ragazzine quando si analizzano i dati relativi alla violenza sessuale: sono l’83% del totale, pari a 822 vittime nel 2011. A queste vanno aggiunte le 434 vittime di violenza sessuale aggravata, l’82% femmine.

     I maltrattamenti in famiglia sono ancora i reati che mietono maggiori vittime tra i bambini, toccando la cifra record di 1.164 nel 2011, 160 in più del 2010.

     «L’evidenza di un filo “rosa” tra questi terribili dati conferma l’urgenza di assicurare maggiore protezione alle bambine e le ragazze», dice Federica Giannotta, responsabile Diritti dei Bambini di Terre del Hommes.

     «In occasione della prima Giornata Mondiale delle Bambine proclamata dall’Onu», conclude Donatella Vergari, segretario generale della Ong internazionale, «Terre des Hommes lancia “InDifesa” per garantire alle bambine di tutto il mondo istruzione, salute, protezione dalla violenza e dagli abusi. Con questa grande campagna di sensibilizzazione vogliamo mettere al centro del nostro intervento la promozione dei diritti delle bambine nel mondo, impegnandoci a difendere il loro diritto alla vita, alla libertà, all’istruzione, all’uguaglianza e alla protezione, a partire da interventi sul campo che diano risultati concreti per rompere il ciclo della povertà e offrire migliori opportunità di vita a migliaia di bambine e ragazze».

     Gli sms solidali a sostegno della Campagna “InDifesa” finanzieranno specifici progetti di assistenza e prevenzione degli abusi e discriminazioni di genere, sia in Italia che nei Paesi dove bambine e ragazze subiscono le peggiori forme di sopruso, dalle “bambine domestiche” del Perù alle “spose bambine” del Bangladesh, dalle “mamme bambine” della Costa d’Avorio alle “bambine salvate dall’infanticidio” dell’India.

Telefonando al 45501 si possono donare 2 euro da cellulare Tim, Vodafone, Wind, 3, Postemobile Coop Voce e Nòverca. Si possono anche donare 2 euro da rete fissa Twt  e fino a 5 euro da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastweb.

Una delle tante "madri-bambine" della Costa d'Avorio, insieme ad altri ragazzini (Foto Terre des Hommes).
Una delle tante "madri-bambine" della Costa d'Avorio, insieme ad altri ragazzini (Foto Terre des Hommes).

Nadege dimostra più dei suoi 16 anni, ma forse l’età, quella vera, non la conosce nemmeno lei. Nadege vive a Yaou, un villaggio situato sulla lunga strada che da Abidjan porta verso il Ghana.

     Lungo quella strada vende, o cerca di farlo, frutta e verdura. Ogni mattino una levataccia per recuperare il poco da offrire ai clienti. Nadege ha un compagno, ma è come se non lo avesse, tranne per la gravidanza che le ha regalato.

     Nadege non ha mai avuto il tempo, la voglia e i soldi per preoccuparsi della sua salute e di quella del nascituro. "Ho sempre pensato che non serviva a nulla farsi visitare... è Dio che dà e che toglie. Le visite costano e i soldi non te li regala nessuno...", racconta, finché un giorno nota un gruppo di persone al villaggio. La curiosità, per una volta, vince sulla necessità. Col suo pancione ormai al sesto mese Nadege si fa largo tra la folla, in gran parte di donne, molte incinte come lei: "Ma che succede?", chiede. "Ci sono quelli di Terre des Hommes, sono qua per aiutare a migliorare la salute del villaggio, lo hanno appena detto i notabili", le risponde una signora.

     Inizia la vicenda di una donna incinta, refrattaria - come Nadege - a ogni contatto con i medici. La storia si sviluppa con una diagnosi di gravidanza a rischio a lei e alla sua giovane fi gliastra… a sua volta incinta.

     Alla fine la donna comprende l’importanza delle visite prenatali e della necessità di vivere la gravidanza in maniera responsabile. Nadege sarà analfabeta, ma non è stupida, la cosa la colpisce ed ecco che si presenta all’equipe di Terre des Hommes col suo bel pancione e viene visitata dalle ostetriche. Ma qualcosa non va, Nadege è anemica, mangia male, si affanna troppo.

     A rischio non c’è solo la gravidanza, ma anche la sua stessa vita. Fortunatamente la situazione è recuperabile e l’intervento del Centro la aiuta a non correre troppi rischi. Per Nadege è un mondo che si apre. "Non mi ero mai avvicinata al Centro di Salute, per me era gente che cercava solo di spillarmi soldi dicendomi che ero malata. Non sapevo che quando si aspetta un figlio sono tante le cose che devi sapere e seguire. L’igiene, il cibo… anche il lavoro. Bisogna stare attente altrimenti non ci sarà più né una mamma né un bambino. Adesso sono più sicura, so cosa devo fare".

     "Adesso, quando posso, partecipo e aiuto il personale sanitario, specialmente durante le campagne di sensibilizzazione alla salute e vaccinazione", spiega entusiasta Nadege. "Ora tutto è diverso. I miei problemi magari restano gli stessi, ma sono meno indifesa, anzi, siamo meno indifesi: ci metto dentro anche il mio bambino".

(La storia di Nadege è raccontata nel rapporto di Terre des Hommes "La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo")

Anche in Italia è praticato l'aborto selettivo, nelle comunità indiane e cinesi (Foto Terre del Hommes).
Anche in Italia è praticato l'aborto selettivo, nelle comunità indiane e cinesi (Foto Terre del Hommes).

Il fenomeno degli aborti selettivi riguarda anche l’Italia, seppur in maniera meno grave rispetto ad altri Paesi. Alcuni studi hanno infatti evidenziato come anche nel nostro Paese manchino all’appello alcune centinaia di bambine, soprattutto di origine cinese e indiana.

     Negli anni ‘90, con l’arrivo delle prime consistenti ondate di immigrati provenienti dai Paesi asiatici, i medici italiani hanno potuto toccare con mano le richieste di aborto selettivo per ragioni di sesso. Alcune mamme, soprattutto indiane e cinesi, ma anche nord-africane e albanesi, chiedevano in maniera esplicita, non conoscendo la legislazione italiana, di scoprire il sesso del nascituro per decidere se portare a termine la gravidanza.

     Con gli anni l’atteggiamento è cambiato e ora alcune coppie si rivolgono principalmente a studi privati per eseguire analisi come la villocentesi e scoprire il sesso del feto. Solo a questo punto si presentano in ospedale per richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza nei termini permessi dalla legge, oppure provano a praticare un aborto “casalingo” indotto da farmaci.

     Nelle comunità indiane in Italia si stima nascano 116 maschietti ogni 100 bambine (contro una media nazionale di 106 nati maschi ogni 100 femmine) e, se si guarda la proporzione dei terzogeniti, si arriva a 137 bambini ogni 100 bambine.

     Anche tra i cinesi residenti in Italia si mettono al mondo più maschi, con 109 bambini ogni 100 bambine per i primogeniti e 119 ogni 100 dal terzogenito in poi. È probabile che in queste comunità molte coppie lascino al caso il sesso del primogenito e a volte anche del secondo, ma che pretendano di avere un figlio maschio alla terza nascita.

     Purtroppo, gli studi che indagano il fenomeno in Italia sono ancora pochi e si rifanno a dati raccolti inizialmente per altri motivi. Tra i pionieri in questa direzione, oltre ad Anna Meldolesi, autrice di “Mai nate”, troviamo la regione Toscana che ha realizzato uno studio analizzando il Certificato di Assistenza al Parto dal 2001 al 2005 di coppie di genitori italiani e cinesi, e ha trovato che, in media, c’è un rapporto di 106 neonati maschi ogni 100 neonate femmine per le coppie italiane e di 110 ogni 100 per i figli di coppie di origine cinese, se si considera il primo figlio.

     Dal secondo figlio in poi la Sex Ratio at Birth rimane di 106/100 per i figli di coppie italiane e sale a 118/100 per i bambini con i genitori di origine cinese. Dallo stesso studio emerge inoltre che gli aborti richiesti dalle donne cinesi si concentrano, nel 30% dei casi, nelle ultime due settimane disponibili per legge per effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza, contro l’11% degli aborti richiesti da donne italiane nello stesso periodo. Da qui l’idea che alcune donne cinesi pratichino la villocentesi privatamente e si spostino poi presso strutture pubbliche per interrompere la gravidanza.

Nadia Muscialini
Presidente di Soccorso Rosa

(Testo tratto dal Rapporto "La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo")

 
 
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