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giovedì 25 luglio 2024
 
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Indipendenti e credibili, la lezione di Livatino, più attuale che mai

21/09/2021  Mafie, testimoni di giustizia, Pnrr, indipendenza della magistratura sono i temi toccati alla presentazione del libro Io sono nessuno di Pietro Nava, alla Camera dei deputati.

Ricordare Rosario Livatino, a 31 anni dalla sua morte, inseguito dai sicari lungo la statale 640 mentre andava al lavoro, alla Camera dei Deputati alla presenza “telefonica” di Pietro Nava, il testimone che ha ne ha riconosciuto gli assassini, e fisica di Pietro Grasso, oggi Senatore di Leu, all’epoca magistrato a Palermo e dopo procuratore nazionale antimafia e di Rosy Bindi, già presidente della Commissiona antimafia, è parlare di mafia oggi, di testimoni di giustizia oggi, di magistratura oggi. Coincidenza vuole che si sia all’indomani della sentenza di primo grado che riconosce la “mafiosità” dei Casamonica a Roma, come fa notare il Deputato questore Francesco D’Uva, organizzatore dell’evento: «L’ulteriore conferma, se ancora ce ne fosse bisogno che la criminalità organizzata non è una prerogativa solo di certi territori del Sud: non è una novità, ci sono sentenze definitive su Ostia, sulla ‘ndrangheta che è al Nord e in giro per il mondo. E occorre non abbassare la guardia, proprio ora che è stato lanciato l’allarme sui fondi del Pnrr che possono risvegliare gli appetiti delle mafie».

Occasione dell’incontro è il libro Io sono nessuno,  che racconta la dura storia di Pietro Nava, «testimone oculare puro – osserva Pietro Grasso – come non ne avevamo mai visti, una persona che passava di lì, senza legami né con il territorio né con la criminalità organizzata, cosa diversissima da un collaboratore di giustizia. Andò ad ascoltarlo Giovanni Falcone ed era una cosa così rivoluzionaria che sulle prime temette di avere di fronte un mitomane: e invece era un cittadino esemplare, un caso unico, con una memoria fotografica impressionante e una forza d’animo rara». Non è mai stato facile, lo era meno allora senza una legge sui testimoni di giustizia. Solo nel 1991, un anno dopo, ne è arrivata una. Ma c’è voluto il 2018 per averne una che li distinguesse nettamente dai collaboratori di giustizia, i cosiddetti pentiti, che hanno una convenienza al patto con lo Stato. Nava non ne aveva nessuna, solo quella che lui chiama: «La mia dignità di uomo. Avevo visto uccidere un uomo. Come avrei potuto leggere il giorno dopo la notizia che mi rivelava la sua identità e continuare a specchiarmi se avessi taciuto?».

Con quel gesto Nava, che ora parla al telefono con la voce camuffata e racconta la storia che ha affidato al libro scritto con Lorenzo Bonini, Paolo Valsecchi, Stefano Scaccabarozzi e all’intervista di Annachiara Valle su Famiglia Cristiana nel trentennale dell’omicidio Livatino, si è consegnato a una vita complicata, nascosta; a un’identità fittizia più volte cambiata, un sacrificio enorme che ha bisogno come controparte di uno Stato credibile, parola cara al credente Livatino. Impossibile non domandare a Pietro Grasso, al senatore di oggi e prima ancora al magistrato che è stato, quanto sia un problema oggi, davanti all’eventuale testimone che trova nel magistrato il volto dello Stato, la crisi di credibilità che in questo momento vive la magistratura, turbata dai casi Amara e Palamara: «L’immagine va recuperata, l’indipendenza assoluta di Livatino deve essere il modello: a un magistrato non basta essere indipendente, lo deve anche apparire, in tutte le sue manifestazioni, credo che questo valore ci sia ancora nella magistratura, sono tante le persone che indipendentemente dall’essere procuratori o dirigenti fanno bene il loro lavoro gratificate da quello. L’immagine va recuperata, per questo occorre che il parlamento faccia una legge per il Csm, ho presentato anch’io un disegno che credo possa aiutare a evitare nomine che possano deviare dal merito. Ma non dobbiamo perdere di vista un punto: ci sono nella nostra magistratura valori che non sono garantiti in altri Paesi e che oggi subiscono attacchi concentrici: alludo al discorso della separazione delle carriere. Il Pm indipendente non è un privilegio ma è una garanzia per i cittadini, perché assicura indagini anche quando si tratta di indagare nelle stanze del potere, che in altri sistemi neppure comincerebbero». Intanto in Vaticano ha preso forma un Gruppo di lavoro sulla “scomunica alle mafie", di cui fanno parte tra gli altri Monsignor Pennisi, Giuseppe Pignatone, presidente del Tribunale dello Stato Vaticano e Rosy Bindi che osserva: «Con la beatificazione di Livatino, una umanità straordinaria sostenuta dalla fede, diventa chiaro definitivamente che le mafie non possono più servirsi della Chiesa, che sono vera e propria idolatria nei confronti della fede. Non è un caso che un martire laico sia stato così fondamentale perché ci sia stato un tracciato invalicabile, inconciliabile tra Chiesa e Vangelo e appartenenza alle mafie».

 
 
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