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venerdì 27 maggio 2022
 
 

Generosità in Megabyte

03/03/2012  Dal 2003 il Banco informatico, tecnologico e biomedico ha fornito a 1.500 organizzazioni non governative tecnologia e attrezzature recuperate da aziende profit.

    "Il nostro sogno è che ogni organizzazione non governativa del mondo possa usare la tecnologia per fare meglio il proprio lavoro", riassume Stefano Sala, presidente del Banco informatico, tecnologico e biomedico (BITeB). Nata nel 2003, questa Onlus si incarica di ritirare da aziende e ospedali computer e attrezzature ospedaliere che vengono dismessi solo per esigenze di aggiornamento tecnologico, ma che funzionano ancora perfettamente e vengono revisionati con accuratezza dai volontari di BITeB.

    Beni moderni e di valore che finirebbero altrimenti in discariche, vengono quindi destinati a progetti sociali: finora 1.500 associazioni hanno avuto in donazione da BITeB tecnologie che permettono loro di migliorare il lavoro e realizzare con più efficienza le proprie iniziative. Tra i destinatari ci sono stati nomi famosi della solidarietà come Avis, Croce Rossa, Unicef, Fondazione Don Gnocchi, ma anche tante sigle sconosciute e locali che assistono disabili, anziani soli, minori a rischio; che tutelano l'ambiente; che aiutano l'integrazione degli immigrati, che promuovono l'istruzione nelle aree più povere del mondo.

    Il Banco informatico (www.biteb.org) conta meno di 50 volontari, perché le figure che servono al loro scopo sono molto specializzate: tecnici informatici, specialisti di apparecchiature sanitarie, ingegneri. Così, pensionati che possiedono queste competenze, studenti universitari e lavoratori del settore dedicano alcune ore del tempo libero per revisionare e collaudare pc, monitor, stampanti e apparecchiature sanitarie.

    Se molto del materiale informatico raccolto da BITeB ha come destinazione l'Italia, le attrezzature ospedaliere e biomediche sono invece destinate ai Paesi in via di sviluppo, attraverso le Ong italiane che vi lavorano. Beni obsoleti per i nostri standard ma ancora perfettamente funzionanti, risultano molto utili in aree del mondo dove mancano strumenti di diagnosi e apparecchiature utili a diagnosticare e curare malattie che, in loro assenza, possono essere mortali.

    Finora la Divisione biomedica del Banco informatico ha assegnato oltre 7.000 attrezzature sanitarie a circa 40 organizzazioni attive nella cooperazione internazionale in 32 Paesi, prevalentemente in Africa, Sudamerica e Asia. I volontari della Divisione sono ingegneri e tecnici altamente specializzati, che seguono le donazioni lungo l'intero processo che va dalla dismissione in Italia fino all'installazione nel Paese destinatario, compreso il monitoraggio del funzionamento a distanza di tempo.

    Dal 2010 il Banco Informatico rappresenta in Italia anche TechSoup, un grande programma di donazione informatica nato nel 1987 negli Stati Uniti per rendere la tecnologia accessibile al mondo non profit. TechSoup ha convinto moltissime aziende di software a donare prodotti a questo scopo. In meno di due anni TechSoup Italia ha distribuito tecnologia per un valore di circa 3 milioni di euro, raggiungendo 321 Onlus. Attraverso il progetto, le organizzazioni non profit possono acquisire a costo simbolico hardware e soprattutto software nuovo, messo a disposizione da aziende leader del settore informatico.

    Il servizio di donazione funziona tramite una piattaforma web centralizzata (www.techsoup.it), che consente alle associazioni di consultare il catalogo, inoltrare la richiesta di accreditamento e in seguito, in caso di risposta positiva, di ordinare i programmi desiderati con il solo contributo alle spese amministrative.

    Uno dei principali partner di Banco informatico e TechSoup in Italia è Microsoft, che nel 2012, attraverso la sua Divisione di responsabilità sociale, distribuirà in collaborazione con loro 6,5 milioni di dollari in software a beneficio di organizzazioni non governative italiane. Come commenta il presidente di Banco Informatico, Stefano Sala: "Così la tecnologia dà una mano a chi è tutti i giorni sul campo".

 
 
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