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Inghilterra, sacchetti a pagamento, ma i soldi vanno alle associazioni

26/10/2015  I 5 pence – poco meno di 7,9 centesimi di euro – incassati dai supermercati per ogni sacchetto non resteranno nelle tasche dei centri commerciali ma verranno devoluti in beneficenza: a organizzazioni di volontariato e benefiche di tutti i tipi. Previsione? 70 milioni di sterline l’anno da distribuire. In Italia i sacchetti si pagano da tempo. Ma i soldi rimangono al negoziante.

Dal 5 ottobre in Inghilterra i sacchetti di plastica al supermercato si pagano. Un costo in più per i cittadini, che in realtà rappresenta un duplice guadagno. Perché a ottenere benefici non sarà solo l’ambiente, liberato dall’invasione di buste non biodegradabili, ma anche la società civile.

In Inghilterra, infatti, i 5 pence – poco meno di 7,9 centesimi di euro – che verranno incassati dai supermercati per ogni sacchetto non resteranno nelle tasche dei centri commerciali ma verranno devoluti in beneficenza. A ottenere fondi saranno in primo luogo le associazioni che si occupano dell’ambiente e della sua sopravvivenza, ma anche progetti promossi a livello locale e associazioni che si occupano della salute, da quella dei malati di Alzheimer, fino alla tutela dei bambini in difficoltà. Un elenco esaustivo delle charity, o associazioni di volontariato, che incasseranno i proventi della “tassa” sulle borse di plastica non è disponibile, anche perché il numero dei beneficiari è in continuo aumento.

Molti grandi centri commerciali, infatti, hanno avviato una campagna di sensibilizzazione tra i clienti chiedendo direttamente a loro a chi dovrebbero essere destinati i soldi raccolti facendo pagare i sacchetti. Così hanno finalmente conquistato un posto d’onore anche piccole associazioni che operavano a livello locale senza avere contributi che andassero al di là dell’offerta del singolo. Adesso invece sul piatto ci sono, secondo le stime, circa 70 milioni di sterline l’anno, da distribuire su diversi fronti.

Tesco, grande catena di supermercati, ha annunciato che devolverà il proprio ricavato per progetti di carattere ambientale. In Scozia e in Galles, dove la normativa sul sovrapprezzo dei sacchetti di plastica esiste già da un anno, la stessa catena ha distribuito già cinque milioni di sterline per sostenere associazioni che si occupano di tenere pulito l’ambiente e di valorizzare le risorse territoriali, come Keep Wales Tidy o Keep Scoltland Beautiful, favorendo anche migliaia di piccole iniziative che avessero come denominatore comune l’ambiente e la sua salvaguardia.

Anche The Co-operative, che si occupa di cibo e non solo, ha stabilito di distribuire i proventi della vendita dei sacchetti di plastica in iniziative di matrice ambientale, mentre Mark & Spencer, grande catena che si occupa di food ma anche di arredamento e abbigliamento, ha pensato di investire soprattutto a livello locale, con piccoli contributi (comunque significativi) sulla costellazione di charity e associazioni attive nelle singole aree, indipendentemente dalla loro sfera di interesse. Un’indicazione già seguita anche da Waitrose, altro colosso della grande distribuzione, che nel recente passato ha aiutato con questo sistema anche associazioni impegnate nella formazione dei cani per non vedenti e non udenti, oltre a progetti locali di ambito artistico e culturale.

Con questa svolta il governo spera di ridurre il volume di plastica diffusa nel Paese, dove lo scorso anno sono stati distribuiti dai supermercati 8 miliardi e mezzo di sacchetti, pari a 61 mila tonnellate di materiale difficilmente degradabile.

La prospettiva è di risparmiare nei prossimi dieci anni 60 milioni di sterline, altrimenti spesi per lo smaltimento dei sacchetti, incassando – come contraltare – 780 milioni destinati alla solidarietà. Una boccata di ossigeno per realtà che si occupano dei cittadini e dei loro bisogni, arrivata grazie a un progetto del governo britannico, che quando ha imposto ai negozi di far pagare le borse di plastica non si è limitato a pensare all’ambiente.

In Italia la regola dei sacchetti a pagamento esiste da tempo, ma ciò che il cliente paga resta in tasca al negoziante. Segno che la sensibilità alla salvaguardia di mare e fiumi non manca. A sfuggire è stata l’occasione di rendere fruttuosa la decisione anche sotto altri profili.

 
 
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