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sabato 04 dicembre 2021
 
 

Inizia la scuola, speriamo che se la cava

10/09/2013 

A scuola la continuità didattica è un valore, ma in Italia è messa a dura prova. Cominciamo dal balletto dei supplenti che avviene nei primi mesi in molti istituti. Il gioco al ribasso condotto dal ministeri dell’Istruzione (dietro il quale si celavano le direttive del ministero dell’Economia, ovvero la “spending review”) aveva già portato a drastici tagli con la concessione di poco più di 11.200 immissioni in ruolo per il 2013. Ma il ministero ha deciso di spostare duemila cattedre di là da venire, e così  ancora una volta la scuola italiana è vittima della discrepanza tra i posti messi a concorso e quelli che effettivamente vengono assegnati ai ruoli. E se genitori e studenti pensano che il problema sia confinato a docenti e precari e in fondo  non li riguarda, si sbagliano di grosso.

Perché a rimetterci sono soprattutto gli studenti. Ogni anno vengono assegnate 100 mila supplenze annuali, per non parlare di quelle più brevi che caratterizzano in molte scuole il balletto di inizio anno. Ci sono alunni che vedono un professore a inizio anno ma sanno che l’anno prossimo non lo avranno più insieme con il suo stile di insegnamento, di conoscenza dei suoi problemi, del modo con cui ha affrontato il programma scolastico. E così la tanto auspicata continuità didattica va a farsi benedire. Per quanto riguarda il calendario, la scuola ha davanti a sé numerosi scogli da superare. Il primo è il tradizionale “autunno caldo” della scuola, fitto di scioperi, manifestazioni e cortei. Il secondo è lo spettro delle elezioni anticipate, che costerebbe alcuni giornia. E così l’augurio è che anche quest’anno la scuola speriamo che se la cavi.

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