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giovedì 02 dicembre 2021
 
Bambini sui "social"
 

Social network, anche gli adulti sono impreparati

28/10/2015 

Da qualche giorno è virale su Internet un messaggio pubblicato sui social network e diffuso dalla Polizia di Hagen nel NordReno Westfalia: la foto ritrae una bimba bionda, con il viso cancellato da una “x” rossa, la postura evoca un atteggiamento simpaticamente supplichevole e sotto la scritta: «Anch'io ho una sfera privata».

Accanto all’immagine c’è il messaggio della Polizia: «Per favore smettete di postare fotografie dei vostri figli su facebook lasciando che siano accessibili a tutti. Anche i vostri figli hanno una privacy. Forse oggi trovate le istantanee dei vostri bambini in spiaggia nudi o ai bagni nelle piscinette carine. Ma tra qualche anno ai loro occhi appariranno estremamente imbarazzanti», potrebbero essere anche oggetto «di prese in giro», si legge nel messaggio, che sottolinea naturalmente anche i rischi legati alla sicurezza, il fatto che le immagini possano finire in mano a «persone inclini alla pedofilia».

Proprio stamattina su Repubblica si legge la lettera firmata, ma senza il nome indicato, di una figlia, sembra il corollario al problema sollevato dal messaggio della Polizia tedesca: «Mia madre ha 50 anni, e ha deciso comprare uno smartphone. All’inizio mi sembrava divertente leggerla su Facebook e mandarle foto su whatsApp, fino a quando quella digitale non ha sostituito qualsiasi altra forma di comunicazione (…) Prima eravamo solite prendere insieme il caffè al pomeriggio – io prendevo una pausa dallo studio, lei dal lavoro – e chiacchierare. Ora la trovo incollata al cellulare. Un anno fa sarebbe stato impensabile usare il telefono a pranzo adesso se arriva un messaggio va a rispondere. Mi vergogno di certe foto che pubblica. I miei coetanei avvertono gli stessi problemi. Ne parliamo, ci guardiamo negli occhi. Ciascuno di noi sa che esiste un limite, delle cose serie si parla faccia a faccia».

Ce n'è abbastanza, mentre i pediatri americani “aprono” all’accesso ai tablet anche per i piccoli sotto i due anni, per porsi un problema a monte:  essere genitori in Rete. I mezzi tecnologici hanno travolto le nostre vite e stravolto i nostri comportamenti quotidiani, nel bene e nel male. Chi ha il compito di educare è in grado di educare prima di tutto sé stesso all’uso responsabile della tecnologia? Da adulti in generale siamo sempre pienamente consapevoli di noi quando decidiamo di affidare un post alla Rete?

A giudicare da quello che abbiamo letto si direbbe che ci sia ancora  un bel pezzo di strada da fare, a cominciare dalla maturazione della consapevolezza che in Rete si diventa "pubblici".

 
 
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