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mercoledì 17 aprile 2024
 
 

Intervista a Beppe Fiorello nei panni di Francesco Baracca l'asso dei cieli

29/03/2023  Va in onda stasera su Rai 1 "I cacciatori dei cieli", in cui l'attore di tante fiction in ruoli spesso da personaggi buoni ed eroici è il protagonista

Era definito l’asso dei cieli il primo eroe dell’aviazione italiana, una leggenda; Francesco Baracca abbatté 34 aerei nemici durante la Prima guerra mondiale, passando dal grado di tenente a quello di maggiore, ma la sua ultima missione gli fu fatale e morì sul Montello il 19 giugno 1918. Grazie anche alle sue imprese e a quelle dei piloti della 91a squadriglia detta appunto “degli assi”, di lì a pochi anni sarebbe nato il corpo dell’Aeronautica. Proprio in occasione del centenario dell’Aeronautica il 29 marzo su Rai 1 va in onda I cacciatori del cielo, docufilm in cui a interpretare Francesco Baracca è Giuseppe Fiorello. 


Conosceva la figura di questo eroico pilota? 


«Confesso di aver visto una volta una piazza a lui dedicata ignorando però chi fosse. Quando mi è arrivata la proposta di interpretarlo mi sono documentato, e ho scoperto non solo che fu un grande combattente, ma che era un visionario, che capì prima di tutti le enormi potenzialità del volo, tanto da andare a prendere il brevetto in Francia». 


Dove è stata girato il docufilm? 


«In parte a Lugo di Romagna, suo paese natale, dove c’è un museo a lui dedicato e un monumento, in parte in un campo volo in Veneto. Ovviamente per le scene di volo sono stato sostituito da una controfigura, ma sarebbe stata una bella sfida, avendo il tempo necessario, imparare a guidare un aereo. È il bello del mestiere di attore cercare di immedesimarsi al massimo in un personaggio, non solo diventare lui ma proprio esserlo». 


Lei che rapporto ha con il volo? 


«Quando devo prendere un aereo per lavoro o vacanza un filo di timore confesso che ce l’ho. Resto sempre stupito di come un velivolo così pesante possa librarsi in aria. E rifletto sulle contraddizioni dell’uomo e della tecnologia, che rende possibile imprese come questa ma poi non riesce a impedire che una barca di legno carica di migranti faccia naufragio portando con sé centinaia di vite, come mi capitò di raccontare nella fiction I fantasmi di Porto Palo, in cui si ricostruiva la terribile strage di migranti la notte di Natale del 1996 a largo di Capo Passero, stragi che continuano nei nostri mari». 

Nel docufilm viene raccontata la storia d’amore di Baracca con la giovane cantante Norina Cristofoli. A cui però decide di rinunciare sentendosi troppo vecchio per lei e per farsi una famiglia. In realtà quando è morto aveva solo 30 anni. 

«C’era una diversa percezione dell’età, e anche se io ho appena compiuto 54 anni non mi sono sentito fuori parte nel vestire i suoi panni, perché gli uomini dell’epoca avevano un aspetto più maturo dei trentenni di oggi. A parte scurirmi i capelli, non ho dovuto ricorrere a nessun altro trucco per ringiovanirmi». 


Ha avuto modo di conoscere degli ufficiali dell’Aeronautica? 
«Abbiamo avuto l’onore di una visita sul set del generale Luca Goretti, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica». 

Giuseppe Fiorello è associato a uomini buoni, onesti, coraggiosi. Pensiamo a Salvo D’Acquisto, Giuseppe Moscati, Joe Petrosino. 


«Credo di essere una persona corretta, giusta, e ho sperimentato che nei momenti difficili ho saputo anche essere coraggioso. Ma sono felice e orgoglioso di aver dato il volto a figure così nobili, ho potuto imparare tanto dal mio lavoro, è stata per me l’università che non ho mai fatto». 


E quale dei tanti personaggi che ha interpretato sente più vicino al suo modo di essere, alla sua sensibilità? 


«Sono molto legato al ruolo di Domenico Modugno interpretato in Volare - La grande storia di Domenico Modugno, che poi ho portato anche a teatro in una lunga e fortunata tournée nello spettacolo Penso che un sogno così... Ho aderito così tanto al personaggio che un giorno, mostrando la mia foto e quella di Modugno a sua moglie, lei per un attimo ha esitato nel capire chi fosse l’originale e chi la copia. Eppure non c’era stato trucco o parrucco, solo un grande lavoro interiore». 


Non è stanco di fare sempre ruoli da buono? 
«In effetti, a parte un paio di occasioni, mi cercano sempre per interpretare personaggi positivi. Eppure sono sicuro che sarei un ottimo cattivo. Credo sia un difetto tutto italiano quello di appiccicare etichette agli attori: negli Stati Uniti giocano molto di più sul ribaltamento dei ruoli. Ma in fondo mi va bene anche così: quasi tutti i progetti in cui recito li ho scelti, molti li produco e li sceneggio. Quindi li sento tutti personaggi miei»..

 
 
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