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lunedì 17 gennaio 2022
 
 

Landi: "Solo i petrolieri ci guadagnano"

17/07/2013  "Lo sciopero? Gli addetti ai distributori", dice Martino Landi, presidente della Faib, "lavorano con contratti scaduti anche da cinque o sei anni. In pratica ci rimettono".

A Martino Landi, presidente della Faib, Federazione autonoma italiana benzinai, chiediamo perché scendano in sciopero i distributori delle autostrade. «Abbiamo confermato questa tornata di sciopero nella gestione autostradale perché dopo un anno di trattative fra Governo, compagnie petrolifere, concessionarie autostradali, non abbiamo avuto risposte ancora valide».

- Perché proprio i gestori autostradali?
«In autostrada abbiamo raggiunto il livello di guardia. Le gestioni possono andare tutte in default da un momento all’altro. Perché devono garantire i servizi e previsti ma a fronte della crisi il calo nei consumi in autostrada è del 50% rispetto a tre anni fa, con un calo di traffico del 10% rispetto allo scorso anno».

- Tutti sentiamo la crisi, anche quando guidiamo…
«Ma questa situazione è il frutto delle politiche scellerate delle compagnie petrolifere sui prezzi dei carburanti in autostrada, dove devono recuperare le royalties delle concessionarie autostradali. Queste hanno imposto royalties pazzesche e così, per consentire alle compagnie petrolifere di stare in autostrada hanno alzato i prezzi. Mediamente, i prezzi dei carburanti sono più alti che nella rete ordinaria e questo determina la fuga dei clienti, che preferiscono fare benzina fuori dalla rete autostradale».

- Mi pare normale…
«Tutti i prodotti venduti in autostrada, anche un panino, sono gravati da royalties. Chi vende un panino o la benzina, tanto per capirci, deve riconoscere alle concessionarie le royalties. Le concessionarie, dal canto loro, non vogliono rinunciare ai propri introiti e le compagnie petrolifere non vogliono rinunciare alla possibilità di essere presenti in autostrada coi propri marchi. Tutti questi fattori, insieme, determinano la crisi dei gestori che non ce la fanno più a sostenere costi eccessivi, perché le stazioni devono stare aperte 365 giorni, 24 ore. È diventato un mestiere antieconomico. Intanto, però, le compagnie petrolifere da tre anni non rinnovano gli accordi con i gestori. Ed è in questi contratti che viene determinato il margine riconosciuto per i gestori».

- Quando è scaduto il contratto?
«Ogni compagnia ha i suoi accordi con i gestori. Mediamente i contratti sono scaduti da tre anni ma in alcuni casi anche da cinque o sei anni. Quindi, i gestori lavorano ancora con gli stessi margini del passato, nonostante gli aumenti di costi di gestione. Il prezzo, ricordiamolo, viene determinato dalla compagnia di riferimento e i gestori non sono pagati a percentuale, quindi più aumenta la benzina più aumenta l’introito delle compagnie mentre i gestori hanno un compenso pro litro, sempre uguale».

- Avete sentito anche voi la crisi, dunque?
«L’aumento vertiginoso dei costi ha messo in crisi tutti i settori. Tanti gestori si stanno indebitando verso le banche e verso le compagnie stesse e rischiano di chiudere o di dover licenziare il personale. Mediamente, ogni stazione autostradale, se non è servita a livello familiare, ha dai 4 ai 10 dipendenti. Quindi, la situazione attuale determina anche una crisi occupazionale. La rete autostradale assorbe circa 6000 addetti e il rischio non è da poco. Questo perché qualcuno non vuole rinunciare alle royalties milionarie e miliardarie del settore».

- Chi? Faccia i nomi, prego…
«Per prime le concessionarie autostradali e poi le compagnie petrolifere».

- I cittadini si chiedono perché la benzina salga repentinamente mentre non cala mai…
«Questo lo deve chiedere ai petrolieri, non a noi. Alla mattina, quando il distributore apre, il gestore si collega con la compagnia petrolifera che indica il prezzo del giorno. Il gestore è obbligato a tenere quel prezzo e ad adeguarsi».

- Ma il vostro margine qual è?
«Il margine è fisso, stabilito da accordi che sono scaduti. Noi lavoriamo con accordi del 2006-2007, quando magari la benzina costava 1,2 euro. Oggi costa quasi 2 euro. Se nel 2007 il nostro margine era di 4 centesimi al litro oggi abbiamo sempre 4 centesimi di margine, quindi in realtà è dimezzato, dal 3,5% a meno del 2%. Questo ha creato una povertà di liquidità che ha messo in crisi il settore. Noi siamo obbligati a garantire un servizio, la continuità e l’efficienza sulla rete autostradale. Il gestore, se non rispetta gli standard di servizio è multato. Ma per garantire il livello di servizio adeguato ci vuole del personale che, ovviamente, deve essere pagato. O c’è una vera riforma di ristrutturazione della rete o qualcuno dovrà pagare. I servizi li stanno pagando, in questo momento, i cittadini, con un prezzo di prodotto troppo elevato. Ma quel prezzo non viene stornato ai gestori. Se, per esempio, il gestore non ha personale sufficiente, e magari si crea una fila di tre macchine in coda, noi siamo multati. Però, tanto per chiarire, a un casello, la fila non penalizza chi ci lavora».

- Qual è lo scenario futuro?
«C’è volontà di automatizzare la rete di distribuzione ed eliminare il gestore. Fino a ieri eravamo multati se non garantivamo la presenza personale per l’assistenza. Nel progetto futuro l’automazione sarà selvaggia, con una macchinetta che distribuirà benzina e senza personale. Non è giusto: se si pretendeva l’assistenza fino a ieri, ora non puoi pretendere che scompaia. Il problema è che da noi le grandi lobbies vogliono solo fare business. Faccio un esempio: i caselli. Fino a qualche tempo fa c’era il casellante, oggi raramente lo si trova. Solo macchinette. Ma c’è differenza di prezzo? No: pago esattamente la stessa cifra. Dov’è il vantaggio per il consumatore? Si è creato un disoccupato in più. Questo è l’obiettivo anche dei petrolieri, per spartirsi il margine del gestore e non mettendolo a disposizione dei cittadini italiani».

- Avete sentito il ministro Zanonato?
«Ho parlato stamattina col sottosegretario dello Sviluppo economico. Ci convocherà la prossima settimana con concessionarie autostradali e compagnie petrolifere per vedere di trovare un’intesa».

- Prevede un’estate bollente per i consumatori?
«I presupposti ci sono tutti, come è sempre stato in questo periodo. Il richiamo di Zanonato ai petrolieri è caduto nel vuoto perché al primo accenno di rincaro delle quotazioni nelle Borse internazionali del petrolio - pensi che stavolta la colpa sarebbe del Cairo – si crea un meccanismo di speculazione che fa scattare l’aumento dei prezzi. Questo è un processo che va avanti da anni. Cambiano governi, ministri e politiche, ma alla fine il film è sempre lo stesso. Negli ultimi dieci anni, abbiamo assistito a dieci tentativi di liberalizzazione del settore. Non sono serviti a nulla, tutte cose di facciata perché alla vigilia delle ferie tutti gli anni ecco l’allarme sui prezzi che salgono in modo ingiustificato».

 
 
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