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giovedì 18 aprile 2024
 
intervista
 

Don Stefano Caprio: "La vera opposizione a Putin è interna, fatta dall'ala dei falchi e degli estremisti"

25/08/2023  Dopo la morte di Evgeny Prigozhin, fondatore del Gruppo Wagner, la riflessione del sacerdote, grande esperto e studioso di Russia. "Non conosciamo la verità. Ma ciò che è avvenuto fotografa una situazione di conflitto interno alla Russia"

Incidente o attentato? C’è la mano del Cremlino dietro la morte del fondatore del Gruppo Wagner Evgeny Prigozhin? «Tutte le ipotesi sono possibili. Di fatto non conosciamo la verità. Si potrebbe anche immaginare che la prova del Dna – per dimostrare che lui sia effettivamente una delle vittime a bordo di quel jet caduto – possa venire manipolata». A parlare è don Stefano Caprio, grande studioso ed esperto di Russia che ha vissuto a lungo a Mosca, docente di storia, filosofia, teologia e cultura russa. «È anche vero che i generali contrari a Putin sono stati fatti fuori tutti. L’ultimo proprio alla vigilia della morte di Prigozhin, in una data simbolica – a Putin piacciono molto le date simboliche – ovvero due mesi esatti dopo l’insurrezione del Gruppo Wagner con il tentativo di Prigozhin di marciare per protesta su Mosca. Di fatto, ciò che è avvenuto fotografa una situazione di conflitto interno alla Russia molto preoccupante».

Prigozhin poteva essere considerato un oppositore politico di Putin?

«Politico no, perché non si è mai presentato alle elezioni. Anche se qualcuno ipotizzava che avrebbe presentato la sua candidatura alle presidenziali l’anno prossimo. Finora Prigozhin aveva sempre agito da fedelissimo di Putin. L’ultima rivolta non era contro il presidente ma contro i generali, il ministro della Difesa che secondo lui non erano adatti a condurre la guerra in Ucraina. Prigozhin non era di fatto un avversario politico del presidente: si trattava semmai di un’opposizione al modo in cui era stata fatta la guerra da parte di chi l’avrebbe voluta ancora più violenta».

In questi anni, chi ha provato in vari modi e su vari fronti a opporsi al potere in Russia è stato annientato.

«Questomodo di agire è un'eredità sovietica, un neostalinismo che si è realizzato nel ventennio di potere di Putin, che come faceva Stalin ha adottato il metodo di far fuori tutti i suoi oppositori a categorie e fasi successive. Nel caso di Stalin si trattava di lotte all’interno del partito comunista. Nel caso di Putin c’è stata la fase economica – far fuori oligarchi e politici non allineati – e il simbolo di quella prima opposizione è stato Mikhail Khodorkovsky, uno dei grandi oligarchi che voleva mantenere una certa libertà nell’imprenditorialità. È stato arrestato, ha passato dieci anni in un lager, poi è stato graziato. In una fase successiva, Anna Politkovskaja è stata la più nota fra i tanti giornalisti e attivisti che hanno protestato per la difesa della libertà e dei diritti. C’è stata poi la fase alla fine del periodo presidenziale di Medvedev, in cui non si voleva il ritorno di Putin: lì è esplosa la protesta di Navalny. Una protesta, va detto, molto populista. Un politico, Boris Nemtsov, è stato assassinato nel 2015 sul ponte accanto al Cremlino dagli stessi ceceni che avevano ucciso la Politkovskaja che indagava in Cecenia sugli affari mafiosi di Putin. Gli oppositori non hanno scalfito il potere di Putin tuttavia, nel far fuori tutti i suoi nemici, il potere del presidente appare estremamente vuoto. Putin non ha un’ideologia, non ha un’idea di cosa vuol fare della Russia. Si tratta solo di concentrare il potere in nome di ideali vuoti».

Oggi ci sono delle figure in Russia che possono essere considerate un’opposizione credibile e concreta?

«Tutti gli oppositori politici, che potrebbe essere leader di un’altra Russia, stanno in galera. Potrebbero riemergere se ci fosse un colpo di Stato, una rivolta, un conflitto interno che li facesse uscire di prigione. Per il resto, non c’è nessuno. Ora ci saranno le elezioni amministrative: ci sono 10mila candidati, quasi tutti sono putiniani. Navalny ha lanciato un appello: votate qualunque candidato purché non sia di Russia Unita, il partito di Putin. Ma la vera opposizione è quella interna, fatta dagli estremisti, dall’ala dei falchi più radicali dell’esercito, delle bande armate, dei servizi segreti. Se la guerra in Ucraina dovesse portare a un nulla di fatto, potrebbero essere loro a mettere in crisi il sistema».

(Foto Reuters: sopra, un memoriale a Mosca di Evgeny Prigozhin); nella copettina: Vladimir Putin)

 
 
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