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giovedì 01 ottobre 2020
 
 

Gallinari, una vita a stelle e strisce

30/12/2012  Alla terza stagione con i Denver Nuggets, Gallinari racconta la "sua" America del basket. Con un imperativo: vincere.

Un avvio da incubo, poi il riscatto, decisivo per la rimonta dei suoi Denver Nuggets. E adesso i 39 punti contro Dallas, una gara perfetta. I due volti, denominatore comune di questo avvio di stagione: una gara saltata per infortunio, poi il ritorno a suon di canestri. Danilo Gallinari, un terzo del basket azzurro tra i grandi dell’Nba statunitense (con Belinelli e Bargnani), si gode la sua America e fissa i suoi obiettivi.

Danilo Gallinari, 24 anni, ai Denver Nuggets dal febbraio 2011 (Corbis).
Danilo Gallinari, 24 anni, ai Denver Nuggets dal febbraio 2011 (Corbis).

- Alla sua terza stagione a Denver, è un po’ l’uomo sotto i riflettori?
"Sembra scontato a dirsi, ma la verità è un’altra: a me interessa vincere, diventare il protagonista sarebbe solo la ciliegina sulla torta".

- Il coach punta forte su di lei: sente questa responsabilità?
"Più che altro, ne sono orgoglioso: è un’importante attestazione di stima".

- Del resto, Denver ha puntato forte su di lei (contratto prolungato di 4 anni, per un totale di 42 milioni): impressioni?
"E’ uno degli atti che spiega la strategia della franchigia: prendere dei giovani, farli crescere, per poi ritrovarseli maturati per puntare sempre più in alto".

- Siete la squadra del futuro?
"Si stanno ponendo delle basi solide. Abbiamo un’età media molto bassa, siamo già un buon gruppo, pieno di entusiasmo e voglia di fare".

- Vincere nell’Nba, per lei cosa significa?
"Il pensiero fisso sono i play-off: arrivarci significherebbe aver vinto".

- Mica facile?
"Tutt’altro. E poi l’Ovest è un campionato di assoluto livello, con una concorrenza più che agguerrita. Lì è veramente dura. Ci sono alcune big, speriamo di arrivare subito alle loro spalle".

- Guardando più in alto, chi vincerà?

"Los Angeles Lakers o Oklahoma City Thunder: sono al di sopra delle altre, non credo si uscirà da questa accoppiata".

- Prima dell’Nba, è stato tempo di Nazionale: sensazioni?
"Eccellenti, non c’è dubbio. E’ stato tutto molto divertente, e soprattutto abbiamo vinto sempre, qualificandoci per gli Europei".

- Lei era l’unico “americano”: è stata dura?
"Non direi, per come sono andate le cose. Abbiamo tenuto alto il livello del gioco, sia come squadra che come prestazioni dei singoli. Soprattutto, abbiamo dimostrato di essere un gran bel gruppo: del resto, senza di quello non si vincono tutte le partite".

- Tra meno di un anno, sarà tempo di Europeo: pensieri?

"Dobbiamo confermare quanto fatto vedere di buono la scorsa estate. Certo, in Slovenia sarà un torneo molto competitivo, ma con quello spirito e quel livello di gioco possiamo toglierci le nostre soddisfazioni".

- Una volta scoperta l’America è difficile pensare di tornare indietro?
"Si sa, per un giocatore di basket è il massimo. Quindi, ora che sono qui penso solo a far bene e a meritarmi di restare il più a lungo possibile".

- Nel campionato italiano non la vedremo più?
"Un giorno, penso di sì. Ma un giorno che ora come ora vedo davvero molto lontano".

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