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Intervita batte a Frequenza200: non lasciate la scuola

03/07/2013  Dal 28 al 30 giugno cinquanta ragazzi "a rischio" provenienti da Milano, Napoli e Palermo si sono incontrati per condividere storie e trovare nuove motivazioni

Per Giorgio, 8 anni, di Napoli, «è stato bellissimo! Ho conosciuto nuovi amici e ho imparato come migliorare a stare a scuola». A Marta, 7 anni di Palermo, piace ricordare che «non ero mai stata a Napoli. Wow! La cosa che mi è piaciuta di più sono stati i giochi di gruppo». Giovanni, coordinatore di un centro diurno di Palermo, «è stato un momento forte, di forte coinvolgimento, di uscita dei territori spesso gabbie fisiche e mentali». E ancora, Alessia, educatrice: «ha favorito l'interculturalità, lo scambio, il confronto di metodi e interventi. Interessante, in particolare, il lavoro sul genere dove sono uscite dimensioni molto problematiche sulle donne, in particolare a Palermo». Voci entusiaste, appassionate, curiose: sono quelle dei partecipanti al primo camp pensato per i ragazzi del progetto Frequenza200 di Intervita "celebrato" dal 28 al 30 giugno presso il centro I.A.M.M.E. di Napoli. È la prima volta che i bambini a rischio di abbandono scolastico, provenienti dai centri diurni F200 di Milano, Napoli e Palermo, si incontrano per conoscersi, raccontarsi, confrontarsi, portando in dote esperienze, emozioni, fragilità.

Una tre-giorni intensa che ha fatto del gioco uno strumento indispensabile per "mettere sul piatto" anche i nodi più intricati da sciogliere: tanti gli spunti di riflessioni offerti, così da sensibilizzare i bambini su concetti che spaziano dall'integrazione sociale all'utilizzo del tempo per chiudere con un focus sulle differenze di genere

Abbattere gli stereotipi e stimolare proposte per superare le barriere culturali: se questi erano gli obiettivi principali del camp, allora si può dire che abbia riscosso uno straordinario successo. Il denominatore comune nella percezione degli operatori e degli educatori che hanno accompagnato l'incontro è stata proprio la facilità di integrazione tra bambini con percorsi e contesti anche molto diversi alle spalle. Segno di speranza per il futuro, perché i giovani, forse, spesso, se presi per mano, hanno molte più risorse di quelle che vengono ormai sistematicamente loro riconosciute da un'opinione pubblica assuefatta a casi di cronaca che, seppur allarmanti, non possono bastare "a fare di tutta un'erba un fascio". 

Inatteso, per certi versi, il coinvolgimento dell'ultima giornata, quello in cui al centro delle attività è stata messa la donna: si è tratta del completamento di un lungo e laborioso impegno "invernale" sui diritti delle mamme e più in generale sul ruolo delle figure femminili all'interno delle famiglie e della società tutta che ha portato i ragazzi a immaginare la donna del futuro passando da un'analisi attenta del significato dei termini "maschile" e "femminile". 

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