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sabato 13 aprile 2024
 
 

Invocare Dio per la pioggia e per convertire il nostro cuore

07/07/2022  Le condizioni meteorologiche di questi mesi sono davvero preoccupanti a causa della siccità e della mancanza di pioggia. Una preghiera e invocazione a Dio, potrebbe risolvere il problema?

ALBERTO - Rispetto al problema della siccità che ci sta affliggendo, si moltiplicano gli inviti a  pregare per invocare da Dio la pioggia. Le condizioni meteorologiche possono essere determinate dalla preghiera?

 
Da diverse settimane, a causa della mancanza di pioggia e di anomale ondate di calore, alcune regioni italiane sono alle prese con il grave problema della siccità. Alcuni vescovi e preti hanno incoraggiato o direttamente  promosso momenti di preghiera per chiedere il dono della pioggia; si tratta di una preghiera che rintracciamo anche nella Scrittura e poi nella tradizione cristiana, da san Giovanni Crisostomo fino all’Angelus del 4 luglio del 1976, al termine del quale Paolo VI recitò una preghiera per chiedere l’acqua contro la siccità.
Tuttavia, occorre chiarire il significato di un simile gesto, che facilmente si espone a gravi fraintendimenti e può degenerare nella superstizione, facendoci regredire verso una forma neopagana di religiosità. Bisogna affermare, infatti, che Dio e il mondo sono in una relazione di reciprocità e di autonomia; credere nel Dio creatore, cioè, non significa immaginare un mondo incantato e “sacrale”, governato da una volontà divina
arbitraria invece che dalle leggi della natura; il mondo non è un’emanazione di Dio, né si può immaginare un “controllo” o un intervento diretto di Dio nella sfera delle realtà mondane che, invece, sono affidate da Dio alla custodia e alla responsabilità dell’uomo, per essere governate tramite le leggi della natura e della scienza. Negare questo e presentare un Dio “magico”, che scavalca l’agire dell’uomo e la sua libertà, apre le porte all’ateismo; d’altra parte, Nietzsche afferma con sarcasmo dei cristiani: «Quando piove, pensano che Dio prepari per loro una carrozza». Ogni volta che “usiamo” Dio per piegarlo ai nostri bisogni, cadiamo nel rischio di strumentalizzarlo, in un’interpretazione magica della religione. Piuttosto, la preghiera è utile a noi per renderci consapevoli, per provocare il nostro agire, per convertire il nostro cuore e trasformare la nostra vita. Ciò è stato ricordato anche dall’arcivescovo Delpini, che non a caso ha messo in connessione la preghiera per
la pioggia con il richiamo sulle problematiche legate ai cambiamenti climatici e alle nostre abitudini. Dunque, pregare per la pioggia non è attendersi “miracolosamente” l’acqua dal cielo. La preghiera, invece, ci rende attenti al problema, perché nessuno, anche tra i cristiani, se ne disinteressi; rinnova in noi la fede nel Dio creatore, ricordandoci che non dobbiamo dominare o saccheggiare il Creato; ci provoca a verificare i nostri stili di vita e mette sotto accusa i nostri sprechi, specialmente quello dell’acqua; agisce in noi operando una  onversione, perché iniziamo a cambiare i nostri stili di vita. Se la preghiera incide così sul nostro agire, allora porta frutto: la pioggia “arriva” per la collaborazione tra il nostro agire e l’opera di Dio. D’altra parte, nell’Angelus
dei Santi Pietro e Paolo, papa Francesco ha affermato che la siccità «deve farci riflettere sulla tutela del  Creato, che è responsabilità nostra, di ciascuno di noi. Non è una moda, è una responsabilità: il futuro della Terra è nelle nostre mani e con le nostre decisioni!». La preghiera, insomma, non serve per convincere Dio, ma per animare e sostenere il cambiamento della nostra vita e delle nostre azioni, così da disporre noi stessi e
il Creato a ricevere i doni che il Signore elargisce sempre con generosità.

 
 
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