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sabato 25 settembre 2021
 
 

Io, l'handicap e la città per tutti

30/12/2010  Riflessioni agrodolci di un corista Rai di Torino, ora in pensione, costretto a girare in carrozzina: la battaglia, sua e di molti altri, contro le barriere architettoniche e culturali.

Paolo Osiride Ferrero
Paolo Osiride Ferrero

Mi chiamo Paolo Osiride Ferrero. Sono nato nel 1938. Di professione ho fatto il cantante lirico: oggi sono in pensione. Da sempre mi misuro con l'handicap che la poliomielite mi ha portato in dono quando avevo appena cinque mesi di vita. Abituato sin da piccolo a lottare e a non compiangermi, posso dire di aver avuto fin qui una vita "normale", di sicuro ricca di soddisfazioni: non mi sono lasciato chiudere in un ghetto dal dover girare in carrozzina. Da più di un decennio, ormai, ho l'onore di presiedere la Consulta per le persone in difficoltà di Torino.
     
        In queste ultime ore del 2010, alla luce di alcuni eventi che hanno caratterizzato  la settimana di Natale riportando al centro dell'attenzione i problemi dei disabili,  mi preme ragionare sul filo logico che accomuna episodi tra loro solo apparentemente diversi. Il cuore delle mie riflessioni potrebbe avere per titolo “la città per tutti”. Una città per tutti: sogno o utopia? Certamente non è una realtà, neppure nella mia Torino, per altro così all’avanguardia quanto a servizi e opportunità per le persone con disabilità; tantomeno lo è, in generale, in Piemonte e in Italia.

      Ma che cos’è “una città per tutti”? E’ un luogo in cui chiunque può utilizzare i mezzi pubblici per spostarsi senza dover prenotare almeno due giorni prima un mezzo dedicato. E' un luogo dove chiunque può entrare in un negozio o in un esercizio pubblico ed essere servito su banconi o su tavoli adeguati alla sua altezza.  E' un luogo dove prendere un treno non diventa un’impresa sovrumana. E' un luogo dove ciascuno possa orientarsi agevolmente, aiutato da sistemi tecnologicamente all'avanguardia, ma ancor di più dalla cortesia consapevole delle altre persone. E' un luogo dove una persona con disabilità può andare a fare la spesa senza che diano il resto al suo accompagnatore. E' un luogo dove essere “diverso” non è una colpa, ma una risorsa per tutta la società.

     Per questo, nell'organizzare eventi legati alla Giornata internazionale delle persone disabili (il 3 dicembre), come fa di consueto dal 1997, la Consulta di Torino ha voluto investire sul futuro. Quest'anno siamo andati nelle scuole, promuovendo iniziative ludiche, culturali, educative, ma anche un po’ provocatorie, come un’inedita partita di basket in carrozzina tra la squadra dell’HB Basket e una formazione composta da amministratori pubblici e operatori del sociale. Nei giovani riponiamo le nostre speranze, sulla loro educazione è importante investire per non abbassare la guardia, perché sono le minute barriere di tutti i giorni, architettoniche e culturali, a rendere più difficile la nostra vita di  persone con disabilità: soprattutto perché - se ignorate, tollerate o trascurate - tali barriere proliferano.

    Dal 1997 a oggi sono stati tanti i traguardi raggiunti: molte barriere architettoniche sono state abbattute grazie al cambiamento di sensibilità ottenuto nella cittadinanza e negli amministratori; anche alcune barriere culturali sono state eliminate. Gli uffici pubblici sono in buona parte accessibili e anche gli addetti hanno maggiore capacità comunicativa nei confronti delle persone con difficoltà.  Stimolati dalle ostensioni della Sindone del 2000 e del 2010 abbiamo promosso un'azione che ha portato alla rimozione delle barriere in quasi tutte le parrocchie della diocesi e in 30 tra chiese  storiche e snatuari, su 37 in tutto,. I negozi sono rimasti il mio maggior cruccio: molti, a Torino almeno, sono ancora dotati di scalini. E purtroppo esiste ancora il problema dei trasporti: quando una persona con disabilità potrà spostarsi come un cittadino qualunque e non come un “bagaglio” sarà il segno che la città e la società sono davvero “per tutti”.
   
   

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