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domenica 22 maggio 2022
 
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«Io, dottoressa di Doc - Nelle tue mani, ho fatto un vero tirocinio al Gemelli»

21/01/2022  Intervista a Matilde Gioli, che interpreta la collega ed ex fidanzata di Luca Argentero nella fiction in onda su Rai 1 «Sin da bambina sognavo di fare il medico»

Dopo il successo della prima stagione di Doc - Nelle tue mani, che è stato venduto anche in diversi Paesi, sta andando in onda la seconda stagione sempre su Rai 1 dal 13 gennaio. È la storia del medico interpretato da Luca Argentero che, dopo un colpo di pistola alla testa sparato dal padre di un giovane paziente deceduto, ha perso la memoria degli ultimi 12 anni, e dopo un periodo di degenza torna a lavorare come assistente nell’ospedale in cui era stato primario. Al suo fianco la collega Giulia (Matilde Gioli), con cui prima dell’incidente aveva iniziato una relazione.

Si aspettava il grande successo della serie?

«Nessuno di noi se l’aspettava, anzi avevamo il timore, visto che siamo usciti nel pieno del primo lockdown, che ci sarebbe stato un rifiuto da parte del pubblico verso una serie ambientata in un ospedale». 

C’è una certa ambivalenza degli italiani nei confronti dei medici, soprattutto in questo periodo di pandemia. Sono molto criticati anche se non si può fare a meno di loro. 

«La serie non idealizza i medici, non celebra una categoria, ma racconta anche i fallimenti, le fragilità, gli errori. È vero, ci sono brutte storie di malasanità, ma mi sono resa conto anche del grande spirito di sacrificio e della dedizione del personale sanitario». 

Come si è preparata al ruolo di medico? 

«Io e tutto il cast abbiamo frequentato come dei tirocinanti il Policlinico Gemelli di Roma, la città dove abbiamo girato la serie anche se è ambientata a Milano. Siamo andati con i veri medici a fare il giro delle visite, per osservare le dinamiche anche sulla scala gerarchica». 

Che evoluzione ha il suo personaggio? 

«Nella prima stagione Giulia ha dovuto affrontare lo choc di non essere riconosciuta dall’uomo che non solo era il suo mentore, ma con cui aveva cominciato una storia d’amore. Ha dovuto accettare che Andrea ricominciasse a interessarsi alla ex moglie e ha avuto la tentazione di lasciare l’ospedale per non vivere più quella situazione straziante. Ora la ritroviamo maturata, con i capelli più corti, proiettata verso il futuro, magari anche sentimentalmente». 

Lei ha conosciuto il vero medico a cui si è ispirata la storia? 

«Sì, sono anche diventata amica di Pierdante Piccioni, una persona deliziosa, ancora oggi viene sul set a trovarci. Poi lui si occupa di neuroscienze, tema che mi affascina molto».

È vero che lei sognava di fare il medico?

«Sin da bambina volevo fare il medico, anzi, il neurochirurgo, mi ha sempre appassionato lo studio del cervello. Poi non ho passato il test di Medicina, e ho ripiegato sull’altra materia che mi affascinava, la filosofia. Avrei voluto approfondire lo studio delle neuroscienze. Anche mio padre, che era un odontoiatra, si era laureato in Medicina con una tesi sugli effetti del tumore sul cervello. E poi, per una beffa del destino, è proprio morto a causa di quella patologia». 

Che esperienza ha avuto con i medici in occasione della malattia di suo padre?

 «Lui è stato curato per un anno al Besta di Milano, ho apprezzato molto la loro dedizione. E anche prima, quando da adolescente ho avuto l’incidente per cui ho rischiato di rimanere paralizzata, ho avuto un ottimo rapporto con i medici». 

Che ne è stato della laurea in Filosofia? 

«Stavo ancora facendo gli esami quando per caso ho saputo che Virzì cercava delle giovani comparse per il film Il capitale umano. Io non avevo mai pensato di fare l’attrice, mi sono presentata così senza nessuna ambizione. E invece Virzì inaspettatamente mi ha voluto per la parte della protagonista. Lui è un mago nel saper far recitare anche persone che come me non avevano la minima esperienza». 

Una volta entrata nel mondo dello spettacolo ha sentito l’esigenza di fare dei corsi di recitazione?

 «L’esigenza la sentirei anche oggi, dieci anni dopo il debutto, ma proprio mi manca il tempo perché da allora non ho mai smesso di lavorare. So di essere molto fortunata!».

 Che cos’è che la fa stare bene? 

«Il rapporto con la natura e gli animali. Ho una gatta, Cielo, un chihuahua, Kalel, che mi segue ovunque, e un cavallo. Ho imparato a cavalcare quando ho girato I moschettieri del re, e finite le riprese mi sono resa conto che il mio lusitano sta in un maneggio a Milano, e con lui faccio delle galoppate nei boschi e lungo il fiume. Con lui mi sento felice, in armonia con il tutto, in pace. E sto maturando l’idea di diventare vegetariana perché avverto come una contraddizione amare così gli animali e accettare che soffrano negli allevamenti». 

 
 
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