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sabato 16 ottobre 2021
 
 

Un tranquillo venerdì di paura, tra casa e black bloc

02/05/2015  La nostra collega si è trovata in mezzo alla furia cieca della manifestazione no Expo. Ecco la cronaca dettagliata di quelle ore di violenza e furore.

Venerdì primo maggio a Milano, una giornata piovosa in città. Nel pomeriggio la ricerca di un bar per un caffè nel mio quartiere, in zona Pagano. Seduti al bar le solite chiacchiere: la cerimonia di l'inaugurazione dell'Expo, il coro dei bambini e l'inno di Mameli cambiato, quel "siam pronti alla vita" cantato dalle voci bianche... E poi perché non andare ad assistere all'arrivo del corteo no Expo, a pochi metri dai nostri tavolini? Facciamo due passi per dare un'occhiata. Il parcheggio di Pagano è pronto per la fine di una manifestazione pacifica. Le salamelle e i würstel sono in cottura sui pochi e sparuti camioncini e alcuni pullman dei partecipanti sono parcheggiati in file ordinate. Insomma l'allestimento è quello di una piccola Festa dell'Unità.  

È vero, ci sono i camion e i blindati della polizia e gli agenti schierati in tenuta anti sommossa. Ma intorno a noi c'è una calma assoluta, irreale. Chiediamo alla polizia, all'ingresso di Pagano, da che parte arriverà il corteo e in risposta ci consigliano di rientrare a casa. Non obbediamo, perché siamo curiosi (e io ho una motivazione in più, sono una giornalista, e dunque si è cronisti anche quando non si è in servizio) e perché siamo ignari e convinti che non possa succedere nulla. Sfilano i primi manifestanti, pacifici. La banda degli ottoni suona, gli striscioni colorati urlano il loro discutibile ma pacifico dissenso all'Expo.  E mentre percorriamo la strada del corteo in senso contrario ci fermiamo in piazza Conciliazione. Tutto cambia improvvisamente. Sono le 17, arrivano tutte insieme le notizie via whatsApp da altri amici e parenti che stanno guardando la Tv a casa. Poco lontano in corso Magenta stanno devastando la città.   Ci accorgiamo del fumo denso e nero che si alza non lontano, è quello degli incendi in via Carducci dove bruciano macchine e negozi...

Osserviamo chi sta sfilando in questo momento. Tutto è cambiato come in un incubo. Non ci sono più cori e slogan e i volti  non sono più gli stessi che abbiamo visto poco prima. Sono  vestiti di nero, caschi in testa e spranghe in mano, marciano compatti e minacciosi come i katanga degli anni di piombo. Quelli a lato, una sorta di servizio d'ordine, impongono a chi, come me, sta scattando le foto, di mettere via immediatamente il cellulare. Ma al mio fianco un uomo nascosto dietro un cespuglio filma tutto con un'apparecchiatura sofisticata, forse, chissà, è della Digos. In piazza Conciliazione fa paura il rumore delle bombe carta che scuote i palazzi austeri della zona, e i pochi rimasti nel corteo, ma che non hanno nulla a che fare con i violenti, scappano spaventati con gli occhi e la gola in fiamme. Volano ancora razzi, petardi, fumogeni e l'unica risposta della polizia sono i lacrimogeni e il blocco della strada per non farli arrivare a largo Pagano. Sapremo poi che i black bloc si sono dispersi più avanti, in via Guido D'arezzo, spogliandosi dalla loro divisa nera che resta in terra, bagnata degli idranti della Celere.

Alla fontanella alcuni ragazzi giovanissimi scappati dal corteo si bagnano il viso come me. Incrociamo lo sguardo basiti... mi dicono "come brucia, non lo avevo mai provato....". I milanesi, e per milanesi intendo italiani e stranieri onesti, intorno a me sono senza parole. Non capiscono chi sono e cosa vogliono questi arrabbiati con tutto e tutti. Contro cosa protestano? Perché distruggono ogni cosa? Guardo le vetrine in frantumi, le scritte a spray sui muri. Qualcuno invoca la mamma di Baltimora...   La pseudo  Festa dell'Unità al parcheggio di Pagano non ha più il sapore di una festa. Pochi e sparuti manifestanti e intorno, nelle vie laterali, per fortuna sembra esserci tanta polizia in borghese e la gente cammina veloce per allontanarsi dagli scontri che adesso fanno paura.  Nella via dello shopping in corso Vercelli molti agenti schierati a difesa dei commercianti, ma non sembra essercene più bisogno. I danni peggiori sono già stati fatti e li vedremo più volte trasmessi dalla TV per tutta la serata.  

Tornando verso casa sbuca in piazzale Baracca un minuscolo corteo guidato da Matteo Principe, il segretario provinciale di Rifondazione Comunista. Si sono separati da quello principale. Ci spiegano che non vogliono mischiarsi con i black bloc. Ma sono come si dice "quattro gatti", un po' patetici,  e comunque non possono andare oltre. La manifestazione è interrotta per tutti.  Sotto casa mia, poco dopo le 18, i vigili bloccano l'ingresso verso piazza Aquileia.Potrebbero arrivare altri cortei da altre direzioni. Chiediamo loro come mai la polizia non è intervenuta come ci si aspetterebbe: "Non si può, non serve a nulla caricare i violenti. È quello che vogliono ma poi ci vanno di mezzo quelli che non c'entrano e trascinano le forze dell'ordine in una pericolosa guerriglia urbana. Si preferisce tenere l'intero corteo sotto controllo per evitare morti e feriti", ci spiegano.  Finisce così un tranquillo weekend di paura. Rientro a casa cercando di fuggire l'odore acre, impregnato di fumo e lacrimogeni, che circola fuori. Penso ai milanesi e alla loro voglia di riscatto, della loro pazienza, della loro volontà di rimettere in ordine. E non mi sbaglio.           

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Milano, scene di guerriglia urbana
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