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Marco Frittella: "I miei giorni da volontario in Irpinia tra chi aveva perso tutto"

23/11/2020  Il conduttore di Unomattina a 20 anni, nei giorni del terremoto, partì come volontario per Acerno: un mese tra le macerie a distribuire aiuti nella sede dell'Azione cattolica, l'unica palazzina rimasta in piedi

Il terremoto in Irpinia.
Il terremoto in Irpinia.

«Andammo in Irpinia a dare una mano ai terremotati e ci rimanemmo per settimane. Per me il Natale e il Capodanno più gonfi di emozioni». Marco Frittella, il noto giornalista che dopo anni al Tg1 ora conduce Uno mattina, aveva 20 anni ed era uno studente che cominciava a fare le prime esperienze in Rai quando la terra tremò in Irpinia.  Una catastrofe che colpì profondamente il cuore gli italiani  e fece partire una gara di solidarietà senza precedenti. Marco Frittella era tra i dirigente dei giovani dell’Azione cattolica, sapeva che ad Acerno, uno dei comuni irpini rasi al suolo dal sima, c’era una casa dell’Azione cattolica che era l’unico edificio rimasto in piedi, e che faceva da punto di accoglienza e smistamento aiuti. E così decise di partire come volontario rimanendo lì più di un mese.

«All’epoca non c’era ancora la Protezione civile, e la gente si mobilitava in modo spontaneo. Ero particolarmente sensibile a quella catastrofe, perché qualche anno prima, io che venivo da Ancona, avevo vissuto sulla mia pelle un altro terremoto, e la mia famiglia era stata allontanata per un anno dalla nostra casa lesionata. Il primo lavoro che mi misero a fare ad Acerno fu pulire i bagni. Dopo qualche giorno fui promosso allo smistamento degli abiti. Arrivava gente che era scappata di notte in pigiama e pantofole, e aveva bisogno di tutto. C’era chi piangeva i suoi morti (furono otto le vittime ad Acerno), ma tutti non avevano più nulla. Il mio era un lavoro che ti faceva entrare in intimità con le persone. Notavo che gli italiani avevano mandato valanghe di abiti, e se qualcuno si era solo sbarazzato di vecchi indumenti, c’era chi aveva comprato confezioni nuove di calzini, mutande, camicie. Un’anziana donna vedova voleva vestire a lutto e chiedeva un cappotto nero: non ne avevamo, e lei per giorni piuttosto di indossarne uno di altri colori, si coprì con strati di maglioni malgrado il freddo. C’era tanta neve che seppelliva le macerie delle case rase al suolo». 

La casa dell’Azione cattolica fu riparo per tante persone che avevano perso tutto, mentre altri erano alloggiati in tende e roulotte. All’interno c’era una grande cappella dove fu celebrata la Messa di Natale.«Fu un’emozione fortissima» ricorda Marco Frittella, «era impossibile non piangere, e ancora oggi a distanza di 40 anni, parlandone mi vengono i brividi.  Quando, dopo l’Epifania, ripartii per Roma tutti gli ospiti della casa firmarono una grande cartolina con una Natività come segno di riconoscenza. Conservo ancora quella cartolina: il regalo di Natale più bello».   

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