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giovedì 07 luglio 2022
 
 

Ior, operazione trasparenza

01/10/2013  Per la prima volta nella sua storia l'Istituto mette sul sito il bilancio certificato. I numeri della sua attività svelano una realtà modesta, nonostante il mito costruito intorno alla "banca del papa". Ma il dibattito e le polemiche sulla sua ragion d'essere continuano. In attesa della decisione finale di Francesco.

Per la prima volta lo Ior, la banca vaticana, pubblica un bilancio che non è più il riepilogo del conto economico, come ha sempre fatto, ma un vero e proprio Rapporto sulle proprie attività riferite all’anno 2012. Si tratta di un bilancio certificato dai controlli internazionali. Si legge nel Rapporto che “il rendiconto è stato sottoposto a revisione contabile e redatto in conformità ai principi contabili International Financial Reporting Standards (IFRS)”.

Gli IFRS sono i principi contabili internazionali che fanno capo all’International Accounting Standards Board e omologati alla Commissione europea. Ciò aveva promesso il presidente dello Ior, il tedesco Ernst von Freyberg, appena insediatosi poco prima della rinuncia di Benedetto XVI, annunciando che sarebbe avvenuto entro ottobre e ciò ha fatto, il primo di ottobre. Ma la pubblicazione, annunciata come un fatto storico, lascia strascici polemici in Vaticano, soprattutto tra coloro che chiedono la chiusura della banca vaticana. 

Il Papa da mesi vuole vederci chiaro. Ha costituito due commissioni per lo Ior. La prima di ecclesiastici e la seconda più tecnica. Stanno lavorando e in questi giorni dovrebbero consegnare i risultati al Papa e poi sciogliersi. Ma il bilancio certificato pubblicato questa mattina rende noto tutta una serie di operazioni e di flussi contabili, confermando per altro ciò che già si intuiva e cioè che lo Ior è alla fine una banca davvero piccola con numeri tutto sommato modesti, attorno a cui è stato costruito nel bene e nel male una sorta di mito a volte tragico e drammatico. Con la pubblicazione del bilancio come se fosse una qualsiasi altra banca d’affari del mondo, si rafforza dunque la tesi di coloro che la vogliono chiudere perché al Vaticano non serve. Questi soldi possono gestiti da qualsiasi altro istituto nel mondo, magari con maggior profitto.

A meno che non si intenda che la Chiesa ha bisogno di una propria banca per “opere di religioni” che non passino attraverso le normali regoli finanziarie e bancarie internazionali. In passato questa è stata la giustificazione  potrebbe anche esserlo ora. Per esempio aiutare missioni e Chiese in Paesi difficili, dove c’è molta corruzione e un sistema bancario inefficiente, dove ci sono dittature e mancanza di libertà religiosa. Ma anche in questo caso vale l’argomentazione dei critici: serve una banca per tutto ciò? Il Papa ha detto più volte che Pietro non  aveva una banca. Tra i cardinali del G8 vaticano che si riuniscono da oggi e per tre giorni il cardinale Maradiaga ha sostenuto in diverse interviste che lo Ior va cambiato e riformato in banca etica.

Il cardinale Marx, di Monaco di Baviera, al settimana Die Zeit ha spiegato che le cose vanno fatte bene e dunque secondo regole, insomma per lui lo Ior deve essere una banca internazionale e tutti gli effetti. Altri cardinali hanno chiesto al Papa esplicitamente di chiuderlo. Da alcuni mesi nella sede della banca in Vaticano gli 007 antiriciclaggio della Promontory, la società internazionale più accreditata al mondo sulla questione, stanno passando al setaccio i conti dello Ior per vedere se tra essi si celano furbi e furbetti. Dopo l’arresto di mons. Nunzio Scarano, il prelato dell'APSA sottoposto ad arresto dalla Procura di Roma, gli occhi si sono fatti più attenti e diverse centinaia di conti sarebbero stati chiusi o in via di chiusura. E questo è un altro argomento a favore della chiusura. Sempre i critici chiedono come mai sui conti dello Ior debbano transitare i denari di operazioni varie di istituti religiosi fatte, per esempio in Italia, di compravendita o affitto di immobili o addirittura perché gli istituti debbano avare un conto allo Ior. 

Insomma qual è la natura vera dello Ior? Il dibattito non è solo filosofico. Quando von Freyberg aveva annunciato che ci sarebbe stata la pubblicazione di un rapporto, ancora Papa Francesco non aveva nominato la commissione referente presieduta dal cardinal Farina. A quali risultatai sta arrivando? Padre Lombardi conversando con i giornalisti il giorno prima del G8 vaticano si è lasciato sfuggire una frase “supposto che lo Ior continui ad esistere”, riferendosi alla possibilità che anche della banca si discuti in questi tre giorni. E forse non è neppure un caso che il presidente tedesco consegni il suo lavoro simbolicamente ai cardinali del nuovo Consiglio voluto da Bergoglio. Ha analizzato conti predisposti da altri e dunque ha deciso che non rilascerà interviste se non alla Radio Vaticana e all’Osservatore Romano durante la giornata di oggi. Poi lascerà l’incarico, come dicono voci vaticane, l’incarico nelle mani di Francesco? Tutto sta nella definizione della natura dello Ior, sapendo bene che Bergoglio insiste sul fatto che Pietro non aveva una banca e per lui la forma del Vangelo conta.  

 
 
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