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Orrore
 

Iran, Reyhaneh è stata impiccata

25/10/2014  Dopo diversi rinvii, è stata giustiziata la giovane donna condannata a morte nel 2009 per l’uccisione di un uomo che aveva tentato di stuprarla

Chi sperava che dopo l'elezione di Hassan Rouhani si fermasse l'ondata di condanne è costretto purtroppo a ricredersi. In Iran continuano ad un ritmo vergognoso le esecuzioni capitali: dall'inizio del 2014 ad oggi sono state giustiziate circa 250 persone (dati Onu) dopo che il 2013 aveva fatto registrare il più alto incremento di esecuzioni a livello mondiale.

L'ultima ad essere uccisa è stata Reyhaneh Jabbari, una giovane donna condannata a morte nel 2009 per avere ucciso l'uomo che tentava di stuprarla. Inutile la mobilitazione internazionale per salvarla, che ha visto in prima linea Amnesty International e anche un appello di papa Francesco.
Venerdì la madre aveva lanciato un ultimo appello disperato: «Intervenite al più presto - aveva detto Sholeh Pakravan - fate qualcosa per salvare la vita di mia figlia».

Reyhaneh, 26 anni, era stata arrestata nel 2007 per l'omicidio di Morteza Abdolali Sarbandi, un ex dipendente dell'intelligence di Teheran, che l'avrebbe attirata nel suo appartamento con la scusa di offrirle un incarico e poi avrebbe tentato di abusare di lei. Nel 2009 il tribunale aveva deciso la condanna a morte. Il relatore dell'Alto commissariato per i diritti umani dell'Onu aveva denunciato che il processo era stato viziato da molte irregolarità e non aveva tenuto conto che si era trattato di legittima difesa di fronte a un tentativo di stupro.

Il 30 settembre scorso la madre della ragazza aveva lanciato un appello anche alle autorità italiane per la salvezza della figlia. All'appello avevano risposto il ministro degli Esteri Federica Mogherini e altre autorità politiche e religiose. Una campagna per salvarla era stata lanciata su Facebook e Twitter il mese scorso e, in un primo momento, sembrava che avesse portato a una sospensione temporanea dell'esecuzione.

Il perdono della famiglia della vittima avrebbe salvato Reyhaneh dalla forca, ma il figlio dell'uomo ha chiesto che la ragazza negasse di aver subito un tentativo di stupro e lei si è sempre rifiutata di farlo. All’esecuzione erano presenti i genitori di Reyhaneh e il figlio della vittima che, secondo quanto riferito da fonti della famiglia della giovane, avrebbe tolto lo sgabello da sotto i piedi della ragazza.

La maggior parte delle condanne capitali sono state eseguite in Iran per il reato d'omicidio. Nella legge  iraniana, infatti, l'omicidio è condannato  con la Qisas, una sorta di legge del taglione secondo cui sono i familiari delle vittime a decidere se condannare a morte o perdonare l'accusato.

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Reyhaneh giustiziata: dall'infanzia alla mobilitazione per salvarla
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