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lunedì 17 maggio 2021
 
 

Iraq: il Papa scrive a Ban Ki-moon

13/08/2014  Appello al segretario generale dell'Onu perché si fermino le persecuzioni in Iraq

Prima di partire per la Corea papa Francesco ha voluto rendere nota la lettera inviata al segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon. Una lettera con la quale esprime tutta la sua angoscia e sofferenza per le persecuzioni contro i cristiani e le altre minoranze religiose che si stanno perpetrando in Iraq. Uomini e donne «costretti a fuggire dalle loro case e assistere alla distruzione dei loro luoghi di culto e del patrimonio religioso. Commosso dalla loro situazione, ho chiesto a Sua Eminenza il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, che ha servito come Rappresentante dei mieipredecessori, Papa San Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI, presso il popolo in Iraq, di manifestare la mia vicinanza spirituale e di esprimere la mia preoccupazione, e quella di tutta la Chiesa cattolica, per la sofferenza intollerabile di coloro che desiderano solo vivere in pace, armonia e libertà nella terra dei loro antenati», scrive Francesco. Che poi continua: «Con lo stesso spirito, scrivo a Lei, Signor Segretario Generale, e metto davanti a lei le lacrime, le sofferenze e le grida accorate di disperazione dei Cristiani e di altre minoranze religiose dell’amata terra dell'Iraq».
Il Papa rinnova, unendosi ai patriarchi orientali e agli altri leader religiosi, «l'appello urgente alla comunità internazionale ad intervenire per porre fine alla tragedia umanitaria in corso» e incoraggia «tutti gli organi competenti delle Nazioni Unite, in particolare quelli responsabili per la sicurezza, la pace, il diritto umanitario e l'assistenza ai rifugiati, a continuare i loro sforzi in conformità con il Preambolo e gli Articoli pertinenti della Carta delle Nazioni Unite. Gli attacchi violenti che stanno dilagando lungo il nord dell'Iraq non possono non risvegliare le coscienze di tutti gli uomini e le donne di buona volontà ad azioni concrete di solidarietà, per proteggere quanti sono colpiti o minacciati dalla violenza e per assicurare l'assistenza necessaria e urgente alle tante persone sfollate, come anche il loro ritorno sicuro alle loro città e alle loro case. Le tragiche esperienze del ventesimo secolo, e la più elementare comprensione della dignità umana, costringe la comunità internazionale, in particolare attraverso le norme ed i meccanismi del diritto internazionale, a fare tutto ciò che le è possibile per fermare e prevenire ulteriori violenze sistematiche contro le minoranze etniche e religiose».
Intanto il Pontificio consiglio Cor Unum fa sapere che è riuscita a raggiungere, con gli aiuti inviati tramite la Caritas, circa 4 mila famiglie. «Il Santo Padre», aggiunge il dicastero, « ha contribuito tramite Cor Unum a questa attività di soccorso con una prima donazione, mentre il Presidente del Dicastero è in contatto diretto con il Patriarca di Babilonia dei Caldei, Sua Beatitudine Louis Raphael I Sako, oltre che per esprimere la sua vicinanza spirituale, per conoscere i bisogni più immediati da affrontare. Attualmente l’azione umanitaria svolta dagli organismi cattolici si sta concentrando in particolare su tre aree: il soccorso di urgenza con derrate alimentari e kit sanitari; l’educazione ai ragazzi; il sostegno psicologico».

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