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lunedì 25 ottobre 2021
 
Islamizzazione dell'Europa
 

Inghilterra, dove risuona il richiamo del Muezzin

22/12/2016  Bradford, Dewsbury e Blackburn: città poverissime e quasi islamizzate. Siamo nel Regno Unito, ma le donne portano il velo integrale, i figli studiano il Corano a scuola e nel tribunale si applica la sharia. Esistono intere zone del Paese non integrate. Le istituzioni britanniche chiudono un occhio su pratiche religiose eversive che andrebbero fermate, ma hanno paura di essere accusate di razzismo.

Abitano nel Regno Unito e pensano di stare in un paese musulmano perché le loro donne portano il velo integrale, i figli studiano il Corano a scuola e nel tribunale si applica la sharia. I centri poverissimi del nord di Inghilterra, Bradford, Dewsbury e Blackburn, dove, in alcuni quartieri, l’85% della popolazione è musulmana, sono ormai quasi islamizzati e in queste periferie, dove risuona ogni giorno il richiamo del muezzin, “le istituzioni britanniche chiudono un occhio per paura di essere accusate di razzismo”.

Lo denuncia un rapporto coraggioso firmato da un funzionario, dama Louise Casey, che si è già distinta in passato per inchieste importanti su situazioni sociali difficili. La Casey aveva seguito anche l’inchiesta sui servizi sociali per l’infanzia a Rotherham dove uomini di origine pakistana avevano violentato bambine di dodici anni. Il rapporto e’ stato voluto da David Cameron per capire il retroterra dei terroristi nati e cresciuti in questo paese che lo Stato Islamico riesce ad arruolare.

Il funzionario-zarina, così l’hanno soprannominata i media inglesi, non ha avuto peli sulla lingua. Secondo lei il modello di integrazione del Regno Unito, che ha sempre voluto accomodare le minoranze anziché tentare di assimilarle allo stato laico come fa la Francia, non funziona con conseguenze pericolose per tutti. Esistono intere zone del paese non integrate. “Le istituzioni”, si legge nell’inchiesta, “chiudono l’occhio su pratiche religiose eversive che andrebbero fermate”.

La condizione delle donne. La Casey è soprattutto preoccupata del modo in cui le donne musulmane vengono trattate e alle quali “in alcune comunità vengono negati anche i diritti fondamentali dei quali gode ogni cittadino britannico”. “Alcune zone sono molto isolate economicamente e socialmente e seguono pratiche religiose e culturali che contraddicono i valori britannici e, a volte, violano la legge”, ha spiegato l’autrice dell’inchiesta.  Capita, per esempio, che donne musulmane vengano violentate dal marito ma non siano in grado di denunciare alla polizia l’accaduto perché non sanno parlare l’inglese e non conoscono la legge.

La necessità di un giuramento. Secondo la Casey è importante ripensare il modello di integrazione e raggiungere queste comunità isolate economicamente e socialmente prima di tutto assicurandosi che i cittadini imparino l’inglese e poi chiedendo loro di giurare fedeltà ad alcuni valori britannici fondamentali come la tolleranza e il rispetto della legge.

Importantissimo il ruolo della Chiesa cattolica. Il rapporto Casey cita la Caritas come esempio di un’organizzazione che svolge un ruolo chiave nel Regno Unito migliorando il livello di integrazione del paese. “La fede cattolica”, si legge nell’inchiesta, “è stata una forza che ha operato in modo molto positivo in Gran Bretagna aiutando le nostre comunità a diventare posti migliori”.

Anche la conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, in un rapporto col quale ha commentato il lavoro fatto dalla Casey ha detto che la chiesa lavora ogni giorno per l’integrazione.  L’inchiesta è stata definita dai vescovi “un’ investigazione completa delle sfide che si trovano ad affrontare le comunità migranti mentre cercano di fare la loro parte nella società britannica”.

La reazione dei vescovi cattolici. Secondo la conferenza episcopale inglese “Dama Louise ha identificato molte delle barriere che queste comunità si trovano ad affrontare. L’integrazione è una grande scommessa con la quale la Chiesa cattolica ha familiarità a causa della sua storia in questo paese”. Insomma, per i vescovi cattolici,  i migranti di oggi in Gran Bretagna assomigliano per molti aspetti a quegli irlandesi arrivati qui agli inizi del 1900 che hanno ridato vita a una chiesa perseguitata dai tempi della Riforma di Enrico VIII. I vescovi hanno ricordato come “la chiesa, attraverso le sue parrocchie, le iniziative a servizio degli ultimi e soprattutto le scuole, contribuisca a raccogliere e inserire nella vita britannica un’ampia rete di persone provenienti da paesi diversi”. Oltre 26.000 alunni musulmani, per esempio, sono iscritti negli istituti gestiti dalla chiesa. A quella domanda posta da dama Casey su come si possa costruire una società unita la Chiesa cattolica ha, almeno in parte, già risposto.

“Sono d’accordo con tutte le raccomandazioni di Louise Casey”, dice John Woodhouse, uno dei membri del gruppo interreligioso della arcidiocesi di Westminster che promuove il dialogo tra le diverse fedi. “E’ difficile integrare nella nostra società uomini musulmani e di colore e non è un problema nuovo. Esiste una tendenza misogina nell’Islam”.

In Gran Bretagna i musulmani sono 2,8 milioni, il gruppo religioso più importante dopo i cristiani.

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