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Italia al primo posto nella presenza di minori non accompagnati

17/03/2016  È stato presentato alla Caritas di Roma uno studio del Cnr che denuncia il fenomeno dei migranti minori non accompagnati e traccia una linea di intervento.

Secondo alcuni dati del 2013 della Commissione Europea, l’Italia è il Paese dell’Unione Europea che ha registrato il più alto numero di presenze di minori non accompagnati: 8.461 su 12.770 in tutta l’Unione Europea, con una percentuale di oltre due terzi.

Dal 2009 il loro numero è andato aumentando con un tasso di crescita molto alto: fino al 2012 la media annuale è stata di circa 7.000/8.000 minori, con un picco di oltre 14.000 nel 2014. La maggioranza è di sesso maschile mentre la presenza di ragazze si aggira intorno al 5%. La distribuzione per età mostra una quota più consistente di  diciassettenni e le nazioni di provenienza più rilevanti sono l’Egitto (18%), l’Albania e il Bangladesh (entrambi all’11%), l’Afghanistan (9%), il Marocco (7%) e la Somalia (6%). Il 2014 ha però mostrato aumenti da parte del Gambia (+436%), del Mali (+439%) e dell’Eritrea (+374%).

Nella quasi totalità dei casi si tratta di ragazzi che fuggono da situazioni di guerra e arrivano illegalmente nel nostro Paese, per poi transitare in altri Paesi (in testa la Germania e il Belgio) al compimento del diciottesimo anno di età. Contestualmente all’aumento delle domande di protezione internazionale, soprattutto da parte di ragazzi provenienti dall’Africa occidentale, si evidenziano purtroppo anche casi di traffiking, vendita e sfruttamento sessuale.

Nei giorni scorsi è stato presentato presso il Centro di Accoglienza Caritas di Roma “Politiche e pratiche sociali per l’accoglienza dei minori non accompagnati in Italia”, uno studio promosso a livello europeo nel 2014 dalla Commissione Europea e disponibile online sul sito dell’European Migration Network (Emn), che riporta il contributo italiano allo studio sulle politiche, le pratiche e i dati sui minori stranieri non accompagnati. Autore della pubblicazione è Marco Accorinti, ricercatore del Cnr, che ha raccolto molte informazioni in grado di far luce sulla complessità dei percorsi migratori e sulle motivazioni che spingono i minori stranieri non accompagnati (abbreviato Msna) a lasciare il loro Paese d’origine.


- Saprebbe dirci qual è l’identikit del migrante minore non accompagnato in Italia e in Europa?

«Sono cittadini minorenni provenienti dai Paesi terzi, come vengono definiti i Paesi non appartenenti all’Unione Europea, che partono dalla loro nazione senza essere accompagnati da figure parentali di riferimento, si tratti di genitori o consanguinei di primo livello. I minori con queste caratteristiche vengono considerati non accompagnati in tutta Europa.  In Paesi come la Finlandia, vengono assistiti solo se richiedenti protezione internazionale,  come avviene nel caso  di situazioni di guerra e pericolo per il minore stesso, mentre in altri Paesi  tra i quali l’Italia, godono di una tutela più ampia».

- La loro sembrerebbe una situazione analoga ai richiedenti  asilo politico.

«Si tratta di una richiesta di protezione, perché il motivo politico in questi casi è molto raro. L’asilo politico è  una misura creata con la convenzione di Ginevra che ha riguardato prevalentemente i dissidenti del blocco sovietico, che venivano perseguitati per le loro idee politiche. Oggi i minori che arrivano in Italia fuggono dalla guerra, come nel caso dei siriani. Il flusso maggiore si è registrato nel biennio 2013-2014, via mare. Oggi in Italia ne arrivano molti meno rispetto agli anni passati e la tratta che scelgono è quella via terra, attraverso i confini della Turchia e della Grecia e poi via via, attraverso i Balcani».

- Quali sono i  principali Paesi di provenienza?

«Fino al 2014 i minori non accompagnati arrivati in Italia provenivano dall’Egitto, dal Marocco, dalla Somalia, dall’Albania e dal Bangladesh, ma sono molti di più quelli  che arrivavano dalla Siria e  dall’Afghanistan per raggiungere Paesi come la Norvegia, il Regno Unito e la Svezia. L’indagine evidenzia che per i minori richiedenti protezione internazionale,  provenienti  da  Paesi in guerra come la Siria, l’Italia rappresenta un passaggio per raggiungere altri Paesi dell’Unione Europea».

- Cosa succede ai minori non accompagnati quando arrivano alle frontiere? 

«In Italia la legge prevede che una volta intercettata,  la presenza del minore venga denunciata da un funzionario delle forze dell’ordine oppure da un assistente sociale. Tra il 2013 e il 2014, in tre giorni più di 6.000 minori siriani arrivarono in Svezia passando dall’Italia (con e senza i propri genitori, sfuggendo alle registrazioni ufficiali. Il caso creò molto scalpore e generò dissenso e malumore da parte dell’Unione Europea nei confronti dell’Italia. Secondo la direttiva europea detta “Dublino 3”, il minore è in carico al primo Paese in cui viene identificato, ma succede spesso che il minore fugge dal centro di accoglienza dove viene inserito perché l’Italia è, in molti casi, un Paese di passaggio. I ragazzi che arrivano in Italia sono guidati da smuggler,  vere e proprie agenzie di malaffare, che vendono alle loro famiglie un pacchetto (il cui costo oscilla tra i 3.000 e i 5.000 euro) in cui è compreso il passaggio in Italia. Non potendo pagare un regolare ciclo di studi e sapendo che un minore sarà comunque protetto, le famiglie affidano al proprio figlio un progetto migratorio investendo sulla possibilità che egli guadagni nel minor tempo possibile la cifra che la famiglia si è impegnata a dare indebitandosi.  Ma considerando la difficoltà di inserirsi regolarmente nel mercato del lavoro, il minore diventa più facilmente manodopera del lavoro nero».

- Infatti tra le peggiori conseguenze dell’immigrazione minorile, ci sono il traffico di organi e lo sfruttamento di ogni genere. Quali misure d’intervento sta adottando l’UE per arginare questa situazione?

«Nella direttiva europea di contrasto allo smuggling c’è una sezione particolare dedicata alle donne e un’altra dedicata ai minori non accompagnati. L’UE sta investendo molto nella formazione del personale di frontiera, in modo che gli addetti sappiano come accogliere i minori nel giusto modo e rilevare indicatori di disagio (paura, smarrimento, difficoltà varie) per i quali il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ha predisposto un Welcome Kit (http://www.garanteinfanzia.org/minorenni-stranieri-non-accompagnati-il-welcome-kit). Esiste poi una direttiva per la determinazione dell’età anagrafica. In tal senso le misure variano da Paese a Paese e, nel caso dell’Italia, anche  da città a città. Molto dipende dai consolati i quali non riuscendo a risalire ai genitori, chiedono ai ragazzi di pagare cifre a loro inaccessibili per il rilascio di certificati o passaporti. In questo momento l’UE sta anche lavorando a un apparato di direttive che riguardano alcune fasi specifiche dell’accoglienza e decretano cosa deve fare il ragazzo quando diventa maggiorenne, perché fintanto che sono minorenni è  la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo a tutelarli ma al compimento del diciottesimo anno di età diventano irregolari a tutti gli effetti e, come tali, espellibili». 


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