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Italia, gli è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare

13/11/2017  Il Mondiale, già in salita, è andato. Si sta a casa, ma da domani bisogna cominciare a ragionare di futuro

Game over, il Mondiale 2018 dell'Italia finisce prima di cominciare. Lo spareggio è finito nel mucchio di una partita confusa, come sempre sono quelle, in cui c'è tutto da perdere e saltano gli schemi e le marcature per necessità: 0-0 e niente biglietto per la Russia.

Ma è probabile che fosse tutto finito già prima, nel girone ordinario e infernale insieme, in cui si sarebbe potuto farcela solo giocando alla pari con la Spagna, cosa già difficile in sé, ma molto più difficile giocandosela con la presunzione o l'incoscienza di andare nella tana del lupo con un modulo iper offensivo, un 4-2-4 che non teneva conto delle reali forze in campo, della differenza di piedi e di testa. E infatti è finita 3-0. Di lì è stata solo una salita sempre più impervia con il cronometro che correva e l'aria che veniva meno pian piano.

Lo stellone non c'è stato stavolta, eppure ne sarebbe servito uno enorme per contrastare la maledizione svedese, ma niente, neanche uno stellino piccolo piccolo. Il fatto è che non si può sempre contare su quello. Il fatto è che la Nazionale non è più da troppo tempo il traguardo di chi allena e di chi gioca e che per dirla con Fabrizio De André sono loro stasera i migliori che abbiamo.

Domani è un altro giorno ma l'Italia non è Rossella O' Hara. Bisognerà, raffreddati gli animi, asciugate le lacrime, sedersi a un tavolo per domandarsi che cosa non abbia funzionato: tenendo conto del fatto che la panchina più scomoda d'Italia è l'approdo di un intero movimento che porta ai risultati che lì si consumano. Bisognerà cominciare a chiedersi, non solo e non tanto se Gian Piero Ventura fosse l'uomo giusto al posto giusto - per come funziona lo sport italiano chi vince lo è sempre, chi perde non lo è mai, per definizione -, ma anche se chi lo ha scelto, se anche chi sta nella stanza dei bottoni del pallone, sia all'altezza di rimanerci. Tenendo conto anche del fatto che dall'Europeo di due anni fa il regresso è stato grande.

Bisognerà chiedersi, in assenza di velleitari protezionismi che le regole sulla libera circolazione dei lavoratori proibiscono, tutto stia funzionando a livello giovanile, se il Padreterno, per qualche imperscrutabile ragione, faccia nascere i piedi grami tutti sul territorio italiano o se, invece, per crescere talenti non si possa studiare qualcosa di meglio e di diverso rispetto a quello che si sta facendo e che, evidentemente, non funziona tanto. Bisognerà asciugare i lacrimoni di Gigi Buffon che sulla soglia dei 40 tirava su col naso davanti ai microfoni, perché non sarà semplice per lui fare i conti con la presa d'atto di dover finire così, senza potersela giocare (ma solo se capita rimediare) perché questo è il destino dei portieri.

Bisognerà guardare avanti, ma davvero, alla ricerca di una strada per costruire il futuro. Che, così a naso, non sembra vicinissimo.

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