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domenica 16 gennaio 2022
 
 

Italia, un Paese de-relitto

11/12/2014  E’ record di emigranti (giovani e laureati). E sono in calo perfino gli immigrati. Il rapporto Istat sulle migrazioni descrive un Paese senza appeal, né futuro. Che offre poche opportunità a chi ci nasce e speranze più deboli per chi vorrebbe viverci.

L’Italia ha perso appeal. Si avvera quel che 30 anni fa Eduardo disse ai ragazzi di Napoli:  volete fare qualcosa di buono? Fuitevenne (andatevene). Lo hanno fatto in 82mila lo scorso anno, e non dal Vesuvio ma dal Paese. Giovani e non, laureati e non. Un rialzo del 20,7% rispetto al 2012, dice l’Istat (Rapporto sulle Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente), il numero più elevato degli ultimi 10 anni.  E’ come rifare un viaggio nel tempo, dice in sostanza il nostro Istituto di statistica, un  rimettere le lancette all’indietro, tornare al Dopoguerra.  A differenza di allora non c’è un boom da costruire, ovunque sia, ma una palude da cui liberarsi, una  secca da cui disincagliarsi.  Soprattutto se si ha 20 anni e tutta la vita davanti. Un malinconico tramonto fatto di scandali e capitali infette, di leader stanchini e nuove leghe di basso conio, di Rom su cui fare la cresta.
E’ un “Paese senza”, il  nostro, e non si tratta di fare i gufi ma di fermarsi un momento e guardare a cosa c’è sotto la crosta. Un Paese senza opportunità, lavoro, equità.  Perfino senza immigrati: sono calati anche quelli, 43mila arrivi in meno (-12,3%) rispetto al 2012. La cosa potrà piacere a qualcuno, ma ci dovrà poi spiegare  come pensa possa funzionare il nostro welfare se togliamo badanti filippine dalle case e infermieri sudamericani dai nostri ospedali.

Colpisce in tutto ciò il silenzio,  la rassegnazione. Certo, ci sono scioperi generali, proteste fuori dalla Scala, lotte per le case popolari.  Ma nessuna rivolta vera, nessuna indignazione che vada oltre il titolo calembour su Roma Capitale del malaffare. Nessuno dolore autentico per un destino collettivo di declino, secondo quanto Ennio Flaiano, già 50 anni fa, scolpiva in una frase: situazione tragica, ma non seria. L’Italia perde futuro ma nessuno si stupisce, né si ribella. Come avvenuto per la questione meridionale negli ultimi 30 anni, stiamo derubricando la questione Paese senza troppo agitarci.  Stiamo davanti al domani come fossimo sul ponte della Concordia che si inclina. E in lontananza guardiamo allontanarsi gli Schettino che hanno trovato come scamparla.

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