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Cinema
 

I tre moschettieri (italiani) a Cannes

17/04/2015  Nanni Moretti, Paolo Sorrentino e Matteo Garrone concorreranno per la Palma d'oro al prossimo festival: da ventun anni la presenza di film e registi italiani alla Croisette non era così significativa. Il nostro cinema sta vivendo un nuovo Rinascimento?

Una scena del film di Garrone.
Una scena del film di Garrone.

Erano ventun anni che non accadeva. Saranno tre i registi italiani in competizione per la Palma d’oro del 68° Festival di Cannes (in programma dal 13 al 24 maggio). Oggi, proprio come allora, la pattuglia tricolore è capitanata da Nanni Moretti che con lo struggente Mia madre cercherà di bissare il trionfo sulla Croisette del 2001 con La stanza del figlio. Curioso come il cineasta romano raccolga consensi all’estero per i suoi film più intimisti e dolenti (nella nuova pellicola torna a confrontarsi con la morte così come aveva fatto nel lavoro premiato col massimo alloro) piuttosto che con i suoi titoli di sferzante critica sociale.

E sono veterani della Croisette anche gli altri concorrenti italiani. Paolo Sorrentino, vincitore di un Prix du Jury per Il Divo (prima ancora della consacrazione grazie all’Oscar vinto con La grande bellezza) e Matteo Garrone, che si è portato a casa due volte il Grand Prix, vale a dire il secondo premio per importanza dopo la Palma d’oro (nel 2008 per Gomorra e nel 2012 per Reality).

Il partenopeo Sorrentino, fattosi apprezzare oltreoceano anche la ballata di This must be the place con Sean Penn, conferma la vocazione internazionale col suo nuovo Youth – La giovinezza. Insomma, il cinema “due camere e cucina”, che per decenni ha afflitto tanti registi italiani, non è né sarà mai cosa per lui. A cominciare dalla scelta di un cast di assoluto rilievo mondiale: Michael Caine, Harvey Keitel, Jane Fonda e la bellissima Rachel Weisz. La storia, come s’intuisce dalle carte d’identità dei protagonisti, si svolge nel territorio esattamente opposto a quello evocato nel titolo: il direttore d’orchestra Fred e il regista Mick, entrambi un tempo assai famosi, sono ormai alla soglia degli ottant’anni, traguardo a cui reagiscono in maniera diametralmente opposta. Mick si danna per concludere la sceneggiatura di quello che dovrà restare ai posteri come il suo film capolavoro. Fred, invece, ha rinunciato alla grande musica da anni anche se c’è chi lo tampina perché lui prenda in mano la bacchetta ancora una volta. In mezzo ai fumi di saune e bagni turchi di un esclusivo albergo sulle Alpi svizzere (dove i due assieme ad altri provano ad allungare il loro futuro inseguendo goffamente la perduta giovinezza), Fred e Mick decideranno di affrontare insieme quella prova per la quale non sono affatto preparati. 

"Mia madre" di Nanni Moretti.
"Mia madre" di Nanni Moretti.

Non meno originale Garrone che, dopo aver mietuto successi con la visione cruda ma allo stesso tempo onirica dei mali dell’Italia di oggi (la delinquenza quotidiana di Gomorra, la vita sui modelli televisivi in Reality), spiazzerà critici e spettatori con uno sgargiante film in costume. Il racconto dei racconti è infatti ispirato a una raccolta di novelle dedicate all’infanzia che il napoletano Gianbattista Basile scrisse nel Seicento. Autore sconosciuto ai più ma antesignano di tutta quella letteratura fiabesca che sarebbe poi fiorita nei secoli successivi. Garrone mette in scena tre dei suoi racconti popolati da re e regine, principi e regni senza tempo, boschi fatati e castelli misteriosi, orchi e draghi, streghe e vecchie lavandaie. Insomma, un vero caravanserraglio della fantasia in cui il regista romano ritrova quella commistione tra reale e fantastico che caratterizza da sempre il suo cinema. Anche il cast voluto da Garrone è di valore internazionale. Vincent Cassel, Salma Hayek e John C. Reilly sono circondati da uno stuolo di attori italiani in cui spicca la brava Alba Rohrwacher. «Siamo felici e orgogliosi di rappresentare l’Italia in concorso al prossimo Festival di Cannes», hanno dichiarato all’unisono Moretti, Sorrentino e Garrone, riuniti in trepida attesa dell’ufficializzazione. «Siamo consapevoli che è una grande occasione per noi e per tutto il cinema italiano. I nostri film, ognuno a modo suo, cercano di avere sulla realtà e sul cinema uno sguardo personale. Ci auguriamo che la nostra presenza a Cannes possa essere di stimolo per tanti altri registi italiani che cercano strade meno ovvie e convenzionali».

Insomma, tre moschettieri pronti a infilzare la sempre agguerrita concorrenza sulla Croisette. Ben quattro saranno infatti gli avversari francesi: Marguerite et Julien di Valérie Donzelli, Mon roi di Maiwenn, La loi du marché di Stéphane Brizé e Dheepan di Jacques Audiard. Oltre a questi ci saranno tre titoli statunitensi (Sicario di Denis Villeneuve, Carol di Todd Haynes, The sea of trees di Gus Van Sant) e altrettanti provenienti dall’Asia (The assassin del taiwanese Hou Hsiao-hsien, Mountains may depart del cinese Jia Zhangke, Our little sister del giapponese Hirokazu Kore-eda). Più le possibili sorprese che potrebbero essere rappresentate dall’ungherese Laszlo Nemes con l’opera prima Son of Saul, dal norvegese Joachim Trier con Louder than bombs o magari dal greco Yorgos Lanthimos con The lobster

Essendo presieduta la giuria da due talenti decisamente poco inclini al conformismo come i fratelli Joel ed Ethan Coen, tutto sarà possibile. Prima del galà di apertura, con la proiezione fuori gara del quinto film francese della selezione ufficiale (La tete haute di Emmanuelle Bercot con l’eterna Catherine Deneuve), c’è comunque da registrare un altro punto a favore del cinema italiano: la partecipazione nella sezione parallela Un Certain Regard di Roberto Minervini, cineasta marchigiano nato a Fermo ma da dieci anni trapiantato a New York. Il suo Louisiana – The other side è un originale e coraggioso docu-film che vuol raccontare un’altra America, diversa da quella patinata propinataci quotidianamente dai serial che affollano i palinsesti televisivi. Un mondo fatto di esclusioni, di droga, di abuso di alcol. Dove adolescenti taciturni, veterani in disarmo, drogati affamati d’amore, ex-combattenti ancora in guerra col mondo, vecchi con ancora voglia di vivere, giovani donne e future mamme allo sbando si muovono in un territorio grigio ai margini della società, al limite tra illegalità e anarchia. Assai più in là dei mitici “Ai confini della realtà” della Tv anni ‘60.

«Sono fiero di partecipare di nuovo al Festival di Cannes con quello che considero il mio film più complesso», commenta Minervini. «Credo che l’invito a un festival così prestigioso sia un forte segnale di apertura nei confronti di un cinema senza compromessi. Curioso poi il fatto che la maggior parte di noi italiani selezionati a Cannes abbia girato il film in lingua straniera, in inglese. Penso sia indicativo di una sempre più significativa presenza del cinema italiano nel panorama internazionale».

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Sorrentino, Moretti e Garrone a Cannes
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