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sabato 25 maggio 2024
 
TENNIS, AUSTRALIAN OPEN
 

Jannik SInner, campione d'Australia, nella storia sotto gli occhi della storia

28/01/2024  Una vittoria di testa, di cuore, di fisico. Impressiona la lucidità di questo ragazzo che a 22 si dimostra al momento il migliore al mondo indipendentemente dalla classifica. E che bello quel grazie a mamma e papà

La prima finale dello Slam in carriera, la prima nella storia di un italiano in Australia: nella Rod Laver Arena, con Rod Laver, la leggenda vivente del tennis, In tribuna, con Ken Rosewall poco lontano. Mica facile giocarsi un appuntamento con la storia, sotto gli occhi della storia del tennis in carne e ossa. A meno di non chiamarsi Jannik Sinner

Nonostante la faccia da poker, che Sinner ha ammesso di mettere su per non dare riferimenti all’avversario, tutta questa storia pesa, pesa tanto nelle gambe e sul cuore. È maledettamente difficile entrare con l’anima leggera in una partita così. E infatti Jannik Sinner fatica a trovare il bandolo dell’incontro, a individuare la tattica che serve a scardinare il gioco di Daniil Medvedev che, più esperto dopo due sconfitte di fila dal rosso altoatesino, ha preparato bene la partita e almeno all’inizio si direbbe abbia trovato il grimaldello per impedire a Sinner di fare il gioco che gli era servito per sconfiggerlo dopo una serie di sole batoste: pan per focaccia, come si dice. C'era da aspettarselo, Medevedev è stato numero uno, ha tolto a Djokovic il sogno del Grand Slam all'ultimo miglio, mica è nato ieri.

La finale parte con un primo set volato via 6-3 senza capire bene come venirne fuori. «A volte non è semplice capirmi -, ha detto al suo team alla fine - ma sono fatto così, grazie di provarci». Ma dopo la rimonta sull’1-5 nel tie break ai quarti di finale contro Andrij Rubleev, la condizione dell’1-5 per Jannik Sinner rischia di essere una sorta di amuleto, un ambo da giocarsi al lotto quando le partite si mettono male.

Anche stavolta la partita svolta quando Sinner va sotto 1-5 nel secondo set, in quel momento cambia l’atteggiamento, la faccia. Quasi che Sinner avesse avuto bisogno di trovarsi sotto 1-5 nel secondo set della finale, dopo avere già perso il primo round contro un Medevedev tostissimo; quasi che gli servisse sentire di non aver più niente da perdere per provare a risalire. Si direbbe che il trovarsi davanti una sfida ormai persa sulla carta abbia "sladinato" il motore di Sinner grippato dalla tensione che la faccia da poker nascondeva, ma che non poteva non esserci alla prima finale dello Slam, con i bookmaker che lo davano addirittura favorito seppure per poco, 52%.

Cambiare atteggiamento è un buon primo passo, ma si sta sempre sotto due set a zero e la matassa sembra lontanissima da districare. Sarebbe una partita persa per chiunque. Ma Sinner è Sinner e dal campo non esce mai prima della stretta di mano.

C’è un momento della finale in cui Sinner perde anche la sua leggendaria "poker face"; in cui non riesce a fingere calma: guarda il suo angolo, allarga le braccia e chiede con gli occhi “che devo fare?”: sembra finita, anche dentro di lui.

Ma Sinner torna in campo sullo 0-2 e dimostra di crederci contro tutti. Man mano rinfranca il gioco, trova la strada, registra i colpi e come una formichina risale: 6-4 nel terzo set e poi 6-4 nel quarto. A due set pari sono passate ore ed è come se tutto ricominciasse da capo.

A quel punto è chiaro che Sinner è il più fresco, ha più energie e più fiducia: sa cosa fare e lo fa senza esagerare con i rischi, fa correre il suo avversario che accorcia i colpi e comincia a faticare ad arrivarci con le gambe.

Sul 3-3 pari del quinto set è ancora tutto da fare, ma si capisce che Sinner dei due è quello che ha più margine e se lo prende. Sul 5-3, 30 pari servizio Sinner, una ragazza bacia una carota. Si va 40-30. È il march point e Sinner non trema. Se lo prende d’imperio alla prima occasione: il primo Australian open italiano della storia è arrivato. La storia ha la zazzera rossa di Jannik Sinner, che ha dimostrato di valere oggi la piazza di numero uno al mondo. Il numero 4 ufficiale nel ranking non rende la realtà attuale: se esistesse una classifica trimestrale potremmo dire senza ombra di dubbio che tra il novembre 2023 e il gennaio 2024 Jannik Sinner è stato ed è il numero uno del tennis mondiale, l’unico capace di battere, anche più volte, tutti i migliori.

Ha vinto il suo primo slam in pieno controllo, con intelligenza, risparmiando energie nella fase iniziale del torneo per garantirsi la tenuta fisica alla fine, lavorando benissimo nella preparazione, una cosa su cui ha anche scherzato in corso di torneo: «Faccio tanta palestra anche se non si vede». Non si vedrà nei suoi muscoli lunghi, ma si vede eccome nella tenuta in campo. In finale ha vinto di fisico, sapendo che, se fosse andata lunga, il tempo in campo avrebbe agito dalla sua parte aiutandolo contro un avversario che aveva molte più maratone nelle gambe, ma ha vinto soprattutto di testa, di cuore e di anima, perché per com’era cominciata sarebbe stato naturale a 22 anni perdere la fiducia, smettere di crederci. Serve una mente fortissima per non lasciarsi andare quando va così, serve a non tremare nei punti importanti quando la tensione fa sgambetti quasi a tutti, serve a continuare a ragionare per non perdere lucidità quando la stanchezza appanna i riflessi e si rischia di farsi prendere dalla foga. A Jannik Sinner tutto questo stranamente non succede, sembra nato veterano ed è pressoché certo che il primo slam della sua carriera sarà solo l’inizio di una lunga storia.

Non per niente, Rod Laver, la storia del tennis in persona, al break del quinto set quando Sinner ha imboccato la via del successo, ha applaudito compiaciuto. Alla fine Jannik Sinner ha esultato come sempre con garbo, ha ringraziato tutti, per ultimi i suoi genitori, ma non era un ordine di importanta: «Per avermi cresciuto lasciandomi sempre libero di scegliere, per non avermi mai messo pressione, auguro a ogni bambino di avere una famiglia così». Nemmeno questo è facile: attraversare la porta della storia a 22 anni e restare umani, normali, figli.

 
 
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