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Cinema
 

Jasmine Trinca: «Amiamoci, anche se siamo fragili»

09/03/2015  Con Riccardo Scamarcio è protagonista di "Nessuno si salva da solo", il film che Sergio Castellitto ha tratto dall'omonimo romanzo della moglie Margaret Mazzantini.

Lo dicono le ricerche: i figli di coppie separate hanno più probabilità di dividersi a loro volta quando si sposano. È quanto capita a Delia (Jasmine Trinca), protagonista con Gaetano (Riccardo Scamarcio) di Nessuno si salva da solo, il film che Sergio Castellitto ha tratto dall’omonimo romanzo della moglie Margaret Mazzantini.

Cresciuta dalla madre con cui è in perenne con€itto, sprofondata nel buio dell’anoressia, Delia trova un’àncora di salvezza nell’esuberanza di Gaetano. I due si amano, si sposano, mettono al mondo due figli. Ma poi li ritroviamo seduti uno di fronte all’altro in un ristorante. Il loro matrimonio è finito e devono discutere su come passare l’estate con i figli. Il film alterna questo presente, dove presto la cena si trasforma in un duello a base di parole sempre più velenose («„Dovrò pure passarti questi soldi...», dice lui per umiliarla. „Pensa piuttosto a passare a prendere i tuoi gli», risponde secca lei), al passato in cui assistiamo al progressivo disfacimento del loro grande amore a cui corrisponde anche un degrado delle loro anime.

Specie all’inizio, si ha il timore che Castellitto si faccia prendere la mano dal suo stile sovraccarico (a partire dalle scene di nudo), ma poi il film trova il suo equilibrio nel bellissimo finale. Nel ristorante, accanto alla giovane coppia, ce n’è un’altra molto più avanti con l’età, ma soprattutto molto più felice. Sarà l’uomo (interpretato da un sorprendente Roberto Vecchioni) a pronunciare la battuta che dà il titolo al film e che lo apre alla speranza: «Nessuno si salva da solo».

«Nel film parliamo di coppia e di famiglia, ma io allargo il discorso a tutte le relazioni», ci dice Jasmine Trinca sul treno che da Roma ci riporta a Milano. «L’apertura al prossimo, non solo nel momento del bisogno ma nella quotidianità, dovrebbe guidare sempre le nostre vite in questo tempo così dominato dall’individualismo». Avremmo dovuto fare l’intervista il giorno prima, ma un mal di gola le aveva portato via la voce. Ora va un po’ meglio e così l’attrice continua: „«È un film in cui è facile riconoscersi, perché racconta momenti e paure della vita quotidiana che possono capitare a tutti». Come perdere il proprio bambino mentre si fa la spesa al supermercato.

Jasmine ha una figlia, Elsa, che ha 6 anni. «„La paura più grande che ho per lei non riguarda tanto eventi concreti: temo di diventare una mamma troppo possessiva e che questo troppo amore possa frenare la graduale ricerca di una maggiore autonomia da me. Da questo punto di vista, il film non vuole insegnare nulla, se non forse quanto diceva lo psicanalista Donald Winnicott a proposito delle madri che devono essere “sufficientemente buone”: è inutile inseguire un ideale di perfezione. L’importante è far capire a tuo figlio che ci sei sempre. Tutto il resto si impara giorno per giorno, con tutti i nostri sbagli e le nostre insicurezze». Mentre il treno continua la sua corsa, notiamo nello scompartimento Riccardo Scamarcio impegnato in una telefonata.

«Per me è stato un film molto impegnativo», continua Jasmine, „«specie la parte ambientata nel ristorante. Il duello tra Delia e Gaetano fatto di parole e di sguardi è stato molto difficile da sostenere a livello emotivo. Per restituire autenticità ai sentimenti che prova Delia ho dovuto tirare fuori il dolore che ho dentro, anche se ha origini diverse da quelle del mio personaggio. Se non sono in grado di compiere questa operazione, me ne vergogno e mi blocco. È successo sul set nella scena in cui scoppio a piangere. Avrei dovuto replicarla, ma non ci riuscivo più, perché non ero più in grado di ritrovare l’emozione che ci avevo messo dentro. Ho detto a Riccardo: “Non ce la faccio, non sono vera”. Quel disagio mi è servito per ritrovare l’autenticità». 

LE ETÀ DELL’AMORE. Nel tavolo accanto a quello di Delia e Gaetano, come abbiamo detto, c’è una coppia di anziani che sorride complice per tutto il tempo della cena. «Mentre recitavamo mi sembravano due presenze reali, una coppia che stava davvero accanto a noi al ristorante», aggiunge Jasmine. „Invece, rivedendo il lm, mi sono sembrate due figure oniriche, come due Virgilio che accompagnano i due protagonisti con la loro saggezza nell’ultimo tratto della loro storia che ci viene mostrato. E poi ho avuto anche l’impressione di scorgere dietro di loro Sergio e Margaret che con affetto li hanno creati e con affetto hanno diretto noi che li abbiamo messi in scena».

Il contrasto tra le due coppie è così stridente che è inevitabile chiedersi se in passato si era più felici. „«Non lo so. Forse le persone che si sono fatte una promessa d’amore in un altro tempo, quando le relazioni e le domande che ci si faceva probabilmente erano diverse,
hanno una capacità di far resistere un rapporto più forte rispetto alla nostra generazione che, come dice il lm, è cresciuta tra le macerie. Noi avvertiamo molto questo senso di indenito che ci porta magari a volere tutto e subito in una relazione, anziché saperla costruire passo dopo passo». E Vecchioni? „«È stato incredibile: pur in un film molto scritto, ha saputo rendere il suo personaggio molto personale, come se fosse uscito da una sua canzone».

In una delle scene più toccanti del film, Delia si ritrova, senza quasi sapere perché, in ginocchio a pregare e costringe a farlo pure il riluttante Gaetano.
Jasmine non è credente, ma legge avidamente le vite dei Santi: «„Sì, andavo fortissimo in Storia delle religioni all’Università. Il fatto di non avere purtroppo una fede non mi impedisce di essere affascinata da queste figure che per tutta la loro esistenza hanno cercato il contatto con una dimensione non terrena. In un tempo in cui la parola mondanità ha una valenza così negativa, chi riesce a staccarsi dal mondano è solo da ammirare». Mentre il treno si sta avvicinando a Milano, riportiamo Jasmine al Testaccio, il quartiere romano dove è cresciuta, e le chiediamo se sua nonna ha sempre il banco del pesce al mercato. „«No, è andata in pensione, ma è rimasta una leggenda vivente nel quartiere. E anch’io continuo a vivere lì con la mia famiglia. È il mio regno, da cui non potrei mai separarmi».

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