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martedì 28 giugno 2022
 
IL ritratto
 

Joaquin Navarro Valls, molto più di un portavoce

06/07/2017  E’ morto all’età di 80 anni l’ex direttore della Sala stampa dello Santa Sede. Spagnolo, studi di medicina alle spalle, giornalista, per oltre vent’anni è stato inscindibilmente legato alla figura di san Giovanni Paolo II. Rimase anche al fianco di Benedetto XVI nel suo primo anno del Pontificato.

E’ stato sicuramente più di un portavoce del Papa. Joaquin Navarro Valls, 80 anni compiuti lo scorso novembre, morto a Roma dopo una lunga malattia, è stato non solo l’interprete e il front-man, cioè l’uomo più in vista di tutta la squadra di Karol Wojtyla davanti ai media mondiali. Navarro ha avuto un ruolo discretamente politico nel lungo pontificato del papa polacco in uno di momenti cruciali della storia del Novecento ed è stato consigliere e suo inviato con funzioni diplomatiche speciali su crinali delicati. Intratteneva su mandato di Wojtyla relazioni personali con personalità e istituzioni di grande rilievo nel mondo della comunicazione, della finanza, degli affari, della politica e della diplomazia. Giovanni Paolo II lo mandò a Cuba per parlare con Fidel prima dello storico viaggio del 1998 ed ebbe un ruolo fondamentale anche nella preparazione del viaggio altrettanto storico dell’allora Segretario di Stato Agostino Casaroli a Mosca in piena perestrojka nel 1988 dove vide al Cremlino Gorbaciov.

Per tre volte fu a capo di delegazioni della Santa Sede a conferenze nazionali delle Nazioni Unite dove gli argomenti trattati (famiglia, matrimonio, sviluppo sociale) erano di importanza decisiva per la Chiesa cattolica e per il pontificato di Wojtyla. Mai un laico aveva coperto il ruolo di capo delegazione pontificia. Il rapporto tra Giovanni Paolo II e Navarro era strettissimo. Vedeva il Papa ogni giorno, discuteva e impostava la strategia politica della comunicazione. Qualche volta enfatizzava, altre volte dissimulava, qualche volta privilegiava qualche testata a metteva in fondo alla fila altre, secondo un piano preciso che aveva in testa preoccupato del risultato. Una volta anche inventò un incontro mai avvenuto tra Wojtyla e il Premio Nobel per la pace Rigoberta Menchù e venne smascherato solo perché una giornalista del volo papale gli chiese come era vestita. Custodiva informazioni con assoluta discrezione, altre le metteva a disposizioni secondo una regia ben studiata.

Il Papa aveva assoluta fiducia in Navarro, numerario dell’Opus Dei. Studi da medico, pratica delle lingue, gentiluomo spagnolo perfetto, era stato corrispondente dell’estero per il quotidiano madrileno ABC e quando Wojtyla lo chiamò era presidente dell’associazione della stampa estera a Roma. Mai prima un Papa aveva avuto un portavoce. Sulla carta il ruolo di Navarro era quello di direttore della Sala stampa vaticana, in realtà fu un vero e proprio portavoce, l’unico finora nella storia dei pontefici. Si può dire che ha cambiato lo stile comunicativo del pontificato, andando spesso per la sua strada, forte dell’appoggio incondizionato del pontefice. E si può dire senza dubbio che ha anche contribuito ad orientare quel pontificato lungo e complesso. Cosa era di Wojtyla e cosa era di Navarro, il suo stratega, non è facile da dire, nemmeno oggi che sono passati diversi anni. E non sarà facile da investigare nemmeno in futuro. 

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