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venerdì 19 agosto 2022
 
Siria
 

Kassig ucciso, l'Isis non è finito

17/11/2014  Con l'ex ranger americano sono stati decapitati anche 18 soldati siriani. L'Isis è indebolito dai bombardamenti ma è ancora operativo.

Uno dei "portavoce" dell'Isis in un video diffuso su Internet (Reuters).
Uno dei "portavoce" dell'Isis in un video diffuso su Internet (Reuters).

Peter Kassig, il cittadino americano decapitato dal boia dell'Isis soprannominato "Jihadi John" (John il jihadista) per il suo accento inglese, aveva solo 26 anni ma aveva già vissuto tre vite diverse tra loro. Nella prima, Kassig era stato un ranger dell'esercito Usa e come tale aveva combattuto in Iraq. Sempre da ranger, ma nei servizi sanitari, era poi stato impegnato anche in Libia.

Nella seconda vita Kassig si era convertito al settore umanitario. Aveva lasciato l'esercito, si era trasferito in Libano e a Beirut aveva fondato una Ong chiamata Sera (Special emergency response and assistance) con cui si era impegnato appunto in Siria, nelle zone colpite dalla guerra civile, e in Turchia, dove arrivavano i profughi siriani.

La terza fase è quella che ha portato Kassig a questa morte atroce. Il 1 ottobre del 2013, mentre cercava di raggiungere la città siriana di Deir al Zour, è stato rapito dai terroristi dell'Isis. Da allora è rimasto prigioniero insieme con James Foley, Steven Sotloff, David Haines e Alan Henning, decapitati prima di lui. Non l'ha salvato nemmeno il fatto di essersi convertito all'islam durante la prigionia, prendendo il nome di Abdul Rahman. E' finito comunque sotto il coltello di Jihadi John.

La fine di Kassig, documentata in un video che l'Isisi ha diffuso via Internet, ha destato profondo orrore in Occidente. Il video, persino più brutale e rozzo dei precedenti, è stato in ogni modo analizzato per capire quale sia la situazione reale dell'Isis e del suo pseudo-califfo Al Baghdadi, che era persino stato dato per morto.

E' chiaro che i terroristi sono in difficoltà sotto il duplice impatto dei bombardamenti e delle operazioni di terra, condotte dai curdi e dall'esercito regolare iracheno ma di fatto coordinate dagli americani. C'è però anche un'altra realtà: nel video, insieme con Kassig, vengono giustiziati anche 18 soldati dell'esercito siriano. Il che dimostra che i terroristi hanno ancora notevoli capacità operative e che, soprattutto in siria, dove hanno le loro roccaforti, possono ancora colpire con efficacia. L'Isis, insomma, è tutt'altro che finito.

 
 
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