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Kenya: musulmani liberi, cristiani al muro

02/04/2015  Gli shabaab irrompono dalla Somalia in Kenya, assaltano un'università, uccidono 150 persone e prendono ostaggi: ma prigionieri sono solo i cristiani, i musulmani sono stati liberati. Un altro capitolo della persecuzione mondiale contro i cristiani.

La fuga davanti all'assalto degli shabaab (Reuters).
La fuga davanti all'assalto degli shabaab (Reuters).

Ancora una volta gli shabaab della Somalia, i gruppi armati che si riconoscono nel terrorismo islamico di Al Qaeda, hanno colpito in Kenya. L'ultimo bersaglio è stato il campus di un'università a Garissa, grosso centro a circa 150 chilometri dal confine somalo. Qui i terroristi, che si erano mescolati alla folla che si dirigeva verso la moschea per la preghiera, hanno ucciso almeno 17 persone, ne hanno ferite a decine e poi hanno preso un numero imprecisato di ostaggi.

E' una tragedia già paragonabile a quella che nel 2013 scosse addirittura la capitale del Kenya, Nairobi, dove 67 persone furono uccise dagli shabaab nell'assalto a un centro commerciale. Ma nel caso di Garissa c'è un elemento di crudeltà in più: il commando, a quanto pare composto da sei persone, ha diviso gli studenti musulmani dai cristiani, liberando i musulmani e prendendo in ostaggio i cristiani. L'ennesimo capitolo di una persecuzione anti-cristiana che trasmuta questa Pasqua nell'ennesima Pasqua di passione.

Il Corno d'Africa non è certo nuovo a queste manifestazioni. Ma la discriminazione violenta delle fedi ormai non conosce più frontiere. Secondo le più recenti ricerche, l’85% dei 7 miliardi e 305 milioni di abitanti della Terra si riconosce in una fede, ha un Dio da pregare. Eppure negli ultimi anni le persecuzioni a sfondo religioso hanno raggiunto l’apice, con il 2013 a segnare l’anno più nero nei tempi moderni. Questa informazione ci arriva dal Dipartimento di Stato Usa, che pubblica un Rapporto annuale sulla libertà religiosa nel mondo. Milioni di cristiani, musulmani, hindu e seguaci di altre confessioni ogni giorno perdono la vita, o la rischiano, a causa della fede.

Questo in generale. Ma non v’è dubbio sul fatto che, nel mondo, i più perseguitati siano i cristiani. Più di 100 milioni di cristiani, secondo lo studio presentato nello scorso gennaio da Open doors (Porte aperte, un’organizzazione non-profit con sede in California che da sessant’anni lavora su questo tema) soffrono in 61 Paesi un’aperta ostilità. Secondo il Pew research center, prestigioso centro studi indipendente, i cristiani sarebbero più o meno gravemente discriminati in 139 Paesi, cioè in quasi il 75% di tutti i Paesi del mondo. La persecuzione anticristiana si esprime, di caso in caso, con uccisioni, torture, aggressioni, esproprio dei beni, perdita del posto di lavoro, minacce, insulti.

In numeri: ogni mese, nel mondo, 322 cristiani sono assassinati, 722 atti violenti compiuti ai loro danni e 214 chiese o edifici delle Chiese distrutti. Inevitabile notare che sono a maggioranza musulmana 41 dei 50 Paesi in cui i cristiani sono più a rischio.

Nella classifica dei Paesi feroci colpisce il caso della Corea del Nord, quello in assoluto più persecutorio, quello dove, secondo Open doors, 70 mila cristiani sono in prigione. Seguono Somalia, Iraq, Siria, Afghanistan, Sudan, Iran, Pakistan, Eritrea, Nigeria, Maldive, Arabia Saudita, Libia, Yemen. Si potrà discutere questa o quella posizione in classifica (l’Iran peggio della Nigeria o dell’Arabia Saudita?) ma la sostanza non cambia.


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