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sabato 13 agosto 2022
 
Novità al cinema
 

Kirsten Stewart: «Vi racconto la mia principessa Diana»

24/03/2022  L'attrice americana presenta il film Spencer, da oggi nelle sale, che ricostruisce la tormentata vicenda di Lady D e che il regista cileno Pablo Larraìn definisce così: «Una fiaba tratta da una tragedia vera».

Arriva nelle sale italiane, da giovedì 24 marzo, Spencer, il film presentato durante il Festival di Venezia dell’anno scorso e diretto dal regista cileno Pablo Larraìn, racconta tre giorni cruciali nella vita di Lady Diana, durante il Natale del 1991. Nei panni della principessa più amata dalla gente c'è Kristen Stewart, nominata per questo ruolo agli Oscar come migliore attrice.

Ecco come presenta il film:

«Quando me l'hanno proposto ho pensato “Siete pazzi?”. . . Devo dire però che la sicurezza di Pablo è stata abbastanza contagiosa. Prima di girare questo film, non avevo mai avuto un’idea precisa di chi fosse Diana. Pensavo solo che fosse fantastica e bellissima. Ricordo l’impatto della notizia della sua morte, quando ero piccola, e di come ero rimasta colpita nel vedere tutti quei fiori e quella gente in lacrime. In seguito, anche io mi sono interessata alla sua storia attraverso la serie ‘The Crown’, e ho iniziato a riflettere su questo argomento … Non vorrei usare la parola sbagliata ma queste persone in realtà sono imperscrutabili, la loro vita è talmente particolare che non possiamo relazionarci a loro, quindi il nostro punto di vista può essere solo quello di un ‘outsider’. Credo proprio che ciò che ha caratterizzato Diana sia stato il suo desiderio di conoscere bene i reali, di entrare a far parte del loro mondo visto che lei probabilmente era la più ‘normale’ fra loro, ma la cosa ironica è proprio che malgrado il suo calore e la sua capacità di infondere coraggio, malgrado la sua luce interiore che ha illuminato e unito tante persone in tutto il mondo, in realtà in alcuni momenti della sua vita, Diana è stata la persona più sola e isolata che si possa immaginare. Quindi, traendo spunto e ispirazione da tutti questi elementi che in fondo non sono altro che la punta di un iceberg, ho accettato il ruolo semplicemente perché non potevo farne a meno. Dovevo tentare, dovevo mettermi alla prova. Era troppo allettante per non farlo . . . Il progetto mi attraeva troppo».

«Immaginare di essere Diana è stato sicuramente difficile ed estenuante, ma la cosa insolita è che la sua interpretazione mi dato molta gioia, quasi fisica, rispetto a qualsiasi altro personaggio che abbia mai interpretato in altri film. E questo è strano, perché il film è il resoconto di tre giorni della sua vita non particolarmente piacevoli per lei. La immaginiamo in una situazione in cui se non prenderà presto una decisione, potrebbe perdersi, ci sono molte cose di lei che non quadrano, per questo penso che volesse solo essere normale e farsi conoscere. Credo però che solo negli ultimissimi anni della sua vita, abbia raggiunto una piena coscienza di sé e abbia iniziato a lottare per far emergere la sua vera essenza. Alcune volte è apparsa disperata, la gente l’ha accusata di essere una manipolatrice e una cospiratrice, di utilizzare le interviste per secondi fini, di voler avere un effetto sulle persone, ma in fondo questo è ciò che fanno tutti. Cioè, chiunque venga messo in un angolo, tira fuori i denti. E lei era un libro aperto, non nascondeva nulla di sé. È difficile riassumere la sua personalità. Sicuramente è arrivata a un punto in cui si è sentita completamente realizzata e accettata, nel senso che ha accettato se stessa ed è stata accettata dal pubblico che si è reso conto che era una persona vera e non il personaggio di un fumetto».

«È stato molto importante documentarmi, leggere il più possibile, guardare le immagini e i video di Diana, catturare le sue particolarità, ogni sfumatura del suo modo di muoversi e comunicare, ma poi è stato fondamentale dimenticare tutto questo e recitare con libertà. Non avrei reso giustizia né a me né a Diana se non avessi vissuto questa esperienza in modo fisico, se non l’avessi assaporata fino in fondo, perché spero di non essere banale nell’affermare che Diana era una persona estremamente vitale. Sprizzava vitalità sempre, anche quando non era felice era vibrante. Ci sono persone così, semplicemente piene di vita e non è facile impersonarle. Bisogna dare il massimo, mettere anima, cuore, mente e corpo nell’immedesimazione. Non ho potuto impersonare la Principessa Diana alla perfezione. C’è stata per forza una commistione della sua e della mia personalità».

 
 
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