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Davi Kopenawa, lo sciamano che lotta per la terra degli Yanomami

28/09/2019  Leader e portavoce della popolazione indigena che vive nella foresta amazzonica brasiliana, si batte per i diritti della sua comunità, contro l'invasione dei cercatori d'oro, favorita dal presidente Bolsonaro. E' il vincitore del "Right Livelihood award", riconoscimento assegnato a persone che si impegnano per la pace, la giustizia, la sostenibilità.

(Foto di Pablo Levinas/Survival)

Negli stessi giorni in cui dalla sede delle Nazioni Unite a New York, durante il vertice sul clima, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro tuonava che l’Amazzonia non va considerata patrimonio dell’umanità ma un territorio sovrano brasiliano, respingendo le critiche mosse contro di lui sulla deforestazione, il Right Livelihood Award (Premio Esistenza giusta), noto come Premio Nobel alternativo, veniva assegnato a Davi Kopenawa, famoso sciamano, leader e portavoce del popolo indigeno Yanomami, che da sempre si batte con forza e determinazione per difendere la terra ancestrale della sua comunità nella foresta amazzonica brasiliana.

Il Right Livelihood viene riconosciuto a persone che lottano per un modo giusto, pacifico e e sostenibile. Kopenawa lo ha ricevuto insieme a tre donne, l’attivista per i diritti umani saharawi Aminatou Haidar, l’avvocata cinese Guo Jianmei, direttirice di una Ong che fornisce assistenza legale alle donne, e la giovane ambientalista svedese Greta Thunberg, che ha ispirato il movimento globale dei giovani Fridays for future. 

Nato nel 1956, sposato con Fatima, dalla quale ha avuto sei figli, Davi Kopenawa ha assistito alla distruzione della sua comunità a causa di un’epidemia arrivata dall’esterno. Dagli anni ’80 denuncia lo sterminio degli Yanomani - che tra Brasile e Venezuela occupano la più vasta area di foresta tropicale indigena e contano una popolazione di circa 30mila persone - da parte dei cercatori d’oro e si batte per il riconoscimento e la demarcazione dei territori del suo popolo. Con l’organizzazione Survival International e la Ong CCCPY (Commissione Pro Yanomami) ha lanciato una campagna internazionale per i diritti territoriali degli Yanomami.

Nel 2010 ha scritto - con l’antropologo francese Bruce Albert che nel corso di decenni ha registrato decine e decine di ore di conversazione con lui - il libro La caduta del cielo (Nottetempo), storia della sua vita, del suo popolo e testimonianza preziosa e autentica dello sciamanesimo amazzonico. «Il premio arriva proprio al momento giusto, ne sono davvero felice», ha detto Kopenawa. «Hanno avuto fiducia in me e in Hutukara (l’organizzazione Yanomani che presiede), e in tutti coloro che stanno difendendo la foresta e il pianeta Terra. Questo mi dà la forza di continuare a lottare per difendere l’anima dell’Amazzonia».

L’elezione di Bolsonaro, entrato in carica il 1° gennaio del 2019, ha messo ancora più a rischio i già minacciati diritti dei popoli indigeni in Brasile. Come ricorda Survila International, Bolsonaro non ha mai nascosto il suo sprezzo nei confronti degli indios (così come nei confronti degli afrobrasiliani), espressa con frasi ed esternazioni apertamente offensive (nel 2015 ad esempio ha dichiarato: «Gli indios non parlano la nostra lingua, non hanno denaro, non hanno cultura. Sono popoli nativi. Come riescono ad avere il 13% del territorio nazionale»). Alcuni mesi fa i leader dei popoli Yanomami e Yek’wana hanno inviato un video al capo di Stato e numerose associazioni indigene hanno mandato lettere per esprimere la loro assoluta contrarietà ai progetti di estrazione petrolifera e mineraria e di espansione delle coltivazioni sui loro territori che Bolsonaro intende favorire.   

La situazione è allarmante: secondo i dati dell’associazione Hutukara, attualmente circa diecimila cercatori d’oro (garimpeiros) occupano illegalmente i territori Yanomami. Una corsa all’oro sfrenata, incontrollata, che continua a portare fra gli indigeni malattie per loro mortali come il morbillo e la malaria e ad inquinare l’acqua dei fiumi con il mercurio mettendo a rischio la sopravvivenza della popolazione. La battaglia dello sciamano Davi Kopenawa e del suo popolo non si arresta. Ma la strada da percorrere è ancora lunga. 

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