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giovedì 18 luglio 2024
 
 

L'Abc dei diritti violati

04/09/2013  L'Unesco ha dichiarato l'istruzione strumento necessario nella lotta alla povertà, nella riduzione della mortalità infantile, nel raggiungimento dell'uguaglianza di genere

Almeno 67 milioni di bambini tra i 5 e i 9 anni non sanno né leggere né scrivere, con un'incidenza maggiore per quanto riguarda le femmine: nel mondo, gli analfabeti sono circa 776 milioni, il 16% della popolazione. È questa la ragione che ha spinto l'Unesco a fissare l'8 settembre come Giornata mondiale dell'alfabetizzazione, strumento «al centro dell'istruzione di base per tutti e indispensabile per il raggiungimento di obiettivi come l'eliminazione della povertà, la riduzione della mortalità infantile e della crescita della popolazione, il raggiungimento dell'uguaglianza di genere e la garanzia di uno sviluppo sostenibile, della pace e della democrazia».

In Africa sub saharaiana i numeri sono impressionanti: 32 milioni di bambini analfabeti che, sommati ai 19 milioni dell'Asia meridionale costituiscono il 75% dei bambini analfabeti a livello mondiale. Il 53% sono bambine. «Siamo convinti - spiega Fabio Muzio, direttore di SOS Villaggi dei bambini Italia - che l'istruzione possa spezzare il ciclo di esclusione, povertà e violenza domestica e per questo motivo, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo dove lo Stato non riesce a garantire la presenza di strutture adeguate, SOS Villaggi dei bambini crea e gestisce programmi educativi, professionali e di avviamento al lavoro».

E ancora, prosegue Muzio: «In tutto il mondo promuoviamo, insieme alle scuole pubbliche, un'istruzione di qualità e oggi gestiamo 222 asili, 182 scuole primarie e secondarie e 54 Centri di formazione professionale. Ognuno di questi programmi è aperto ai bambini e ragazzi che accogliamo nei Villaggi SOS e a tutta la comunità».

Non è infatti un mistero che siano diverse le ragioni che impediscono o ostacolano la partecipazione dei bambini alla scuola: prima fra tutte il lavoro minorile che interessa 150 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni (il 30% sono concentrati in Africa sub sahariana). Ma anche la povertà, l'analfabetismo dei genitori e la mancanza di infrastrutture adeguate (sia per raggiungere gli istituti, sia degli istituti stessi) sono dei macigni che pesano sul futuro delle nuove generazioni. 

L'esempio di Samia, in questo senso, esprime tutta la fatica e il disagio di crescere senza istruzione: «Un giorno mi stavo preparando per andare a scuola, come al solito, e mia mamma mi ha detto che sarei più potuta andare. Mi sono sentita male, era così ingiusto! A scuola non ero seconda a nessuno: mi chiamavano la ragazza di talento». Quel giorno Samia aveva 11 anni, un padre ammalato di Aids, nessuna fonte di reddito: la scuola era un lusso insostenibile per la sua famiglia, e se proprio doveva studiare qualcuno, meglio che fosse uno dei figli maschi. Lei, sarebbe dovuta stare a casa per curare il padre e occuparsi delle faccende domestiche. Rimasta orfana di entrambi i genitori, Samia è entrata a far parte di uno dei Programmi di rafforzamento familiare di SOS Villaggi dei bambini in Somaliland: suo fratello, allontanatosi dalla famiglia, è stato incoraggiato a tornare e, grazie a una borsa lavoro, ha avviato un'attività che gli permettesse di mantenere i suoi fratelli. E Samia è potuta tornare a fare ciò che le piaceva di più: studiare.

 
 
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