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sabato 25 giugno 2022
 
 

«Quel figlio negato che non potrò mai dimenticare»

04/12/2013  La storia di Christian: prima l'incontro con Aida sul Cammino di Santiago, poi l'amore e la gravidanza. Che all'inizio è un progetto condiviso. Poi qualcosa in lei si spezza: «E io ancora oggi non so cosa sia successo davvero»

All’ombra del Cammino di Santiago s’incrociano molti destini. Christian e Aida (nome di fantasia) sono tra questi. È il 5 agosto 2010: lei, da Andria, Puglia, raggiunge lui e cominciano il viaggio insieme. È la prima volta che si vedono ma non sono sconosciuti: Aida qualche mese prima aveva contattato on line Christian, che gestisce un blog sui pellegrinaggi per chiedere informazioni.
Scocca subito qualcosa: lunghe e-mail per chiacchierare, una fascinazione epistolare che trova conferma nell’incontro di qualche settimana dopo. «Io gli racconto la mia vita sotto forma di fiaba», spiega Christian, 41 anni, 8 in più di lei. Un presagio di quel che sarà. Tra i due è amore a prima vista.
«Non ho mai visto mia figlia così felice con un uomo», si lascia scappare la madre di lei quando Christian va in Puglia per Natale. E sussurra: «Chissà che bello quando avremo un nipotino!». 

Progetti per il futuro – La storia va avanti, si pensa già al matrimonio. Lui deve terminare il dottorato in Spagna per diventare neuropsicologo, lei studia duro per imparare lo spagnolo e prendere l’abilitazione forense. I due iniziano a convivere nell’ottobre 2010 a Salamanca. Ai primi di marzo del 2011 Aida resta incinta. «Ti amo così tanto che nostro figlio, se sarà maschietto, si chiamerà Christian come te», gli promette lei.
Si fanno progetti per il futuro, lui trova un appartamento a Zamora, Nordovest della Spagna. Nel frattempo crescono le inquietudini di Aida. «Era nervosa, impaurita, preoccupata », racconta. Quando vanno a vedere la casa c’è un odore nauseabondo. Il proprietario aveva dimenticato nel congelatore della carne che era andata a male. «Ebbi una strana sensazione », racconta Christian, «lei non voleva prendere quella casa benché bella ed economica, forse voleva rientrare in Italia, pressata dalla famiglia».

A casa torna per Pasqua, parla con i genitori, rivela loro che Christian, il padre di suo figlio, molti anni fa aveva avuto un matrimonio da cui erano nati due figli. In casa scende il gelo. «Hanno facce da funerale», spiega al telefono Aida al fidanzato. La gravidanza va avanti, i preparativi per le nozze pure.
C’è anche la data: 25 luglio 2011 ad Andria, il ricevimento in una sontuosa villa d’epoca. «I genitori di lei volevano fare le cose in grande », racconta, «noi avremmo preferito sposarci in una delle tante chiesette disseminate sul Cammino». Ma qualcosa si è rotto.
Christian è sempre più escluso da quella gravidanza che ora diventa affare di Aida e della sua famiglia.

La svolta inattesa – Siamo ai primi di maggio: lei non sta tanto bene e rientra in Puglia. Christian corre a Fatima per pregare la Madonna per il buon esito degli esami della fidanzata. Ma in quei giorni il figlio tanto atteso da Christian viene abortito all’ottava settimana. Il padre non sa nulla. E, cosa ancor più crudele, Aida non glielo vuole neanche dire. «È stato un aborto spontaneo», gli dice. Christian non si capacita, è disperato. «Non ho mai pianto in vita mia come in quei giorni, ero distrutto », racconta, «avevo il presentimento che avrebbe fatto qualcosa del genere. Per quel figlio avrei fatto qualsiasi cosa, ero disposto a trasferirmi ad Andria, anche se sarebbe stata dura trovare lavoro. Dissi anche a lei che sarei rimasto a casa io per accudire il bimbo se lei voleva lavorare. Ancora oggi non so dove mio figlio è stato abortito, quando, perché, come». Davanti a Christian c’è un muro di indifferenza e frasi smozzicate di circostanza. «I medici», gli dice il padre di Aida, «ci hanno detto che era meglio così».

I due, da allora, non si sono mai più visti. «Credo che la famiglia di Aida abbia svolto un ruolo decisivo perché mio figlio non nascesse», dice Christian.
Lui ha scritto un libro sotto forma di fiaba per raccontare la sua drammatica storia perché, come diceva Petrarca, solo raccontandolo il dolore «si disacerba », si fa meno duro.
Così Christian ha rotto un tabù: raccontare il figlio negato con gli occhi del padre.   

 
 
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